Erdogan, il colpo di Stato delle balle

di Dario Caselli

18/7/2016 – Si è mai visto un golpe che dura quattro ore? Eppure è quello che è accaduto in Turchia, un Paese dove l’esercito ha sempre contato molto e non ha mai fallito i colpi di Stato.

Allora che cosa è successo, non possiamo saperlo con certezza, ma se non era un finto golpe, era una trappola in cui sono caduti i seguaci dell’Imam miliardario Gulem, autoesiliato negli Usa e padre spirituale, nonché maieuta di Erdogan. I seguaci di Gulem erano molto forti nell’esercito, nella magistratura, nelle Università. Bisognava farli uscire allo scoperto per colpirli e rafforzare il potere sempre più assoluto di Erdogan. Infatti migliaia di colonnelli e ufficiali minori sono stati arrestati e più di 2000 giudici deposti.

Erdogan parla attraverso un cellulare durante il "golpe"

Erdogan parla attraverso un cellulare durante il “golpe”

In Turchia molte cose sono cambiate, l’islamizzazione della società ha fornito al dittatore la massa d’urto della piazza ostile ad un esercito guardiano della laicità, che vietava il velo alle donne, la polizia è stata normalizzata, come l’alta gerarchia militare. Erdogan è insieme a Morsi, capo dei fratelli musulmani in Egitto, e Al Sisi, il dittatore militare. Astuto come una volpe, è uscito dall’isolamento, rifacendo la pace con gli Israeliani, potenti e silenziosi protagonisti nell’area, con i russi, dopo l’abbattimento del loro aereo, potenti e rumorosi protagonisti e soprattutto ha ceduto alle pressioni americane e tedesche per mollare l’Isis e accettare il salvataggio del dittatore siriano, premessa per l’accordo finale sui destini di Iraq e Siria.

Questo spiega la rapida solidarietà americana (l’esercito turco è una dependance degli Usa), giunta nemmeno due ore dopo l’insurrezione. Quanto al fatto che Erdogan fosse respinto dai tedeschi, è da reputarsi una balla, attendeva sereno, pare in vacanza, di imbarcarsi per ricevere il trionfo. I tedeschi sono stati “comprati” con il contenimento-ricatto degli immigrati. Un perfetto colpo di Stato, quello fatto da Erdogan.

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