Catturato l’assassino di Kimberly, la trans reggiana massacrata a Firenze

30/6/2016 – Catturato questa notte nelle campagne del senese, dai Carabinieri della stazione di Monticiano, il presunto assassino della trans reggiana Kimberly, che faceva la spola tra Firenze e la casa di via Fratelli Cervi 38, a Pieve Modolena.

Kimberly, ossia la brasiliana Gilberto Manoel Da Silva, di 25 anni, è stata massacrata a coltellate ieri mattina nel suo appartamento di via Fiume a Firenze, dove esercitava la prostituzione. L’assassino ha ammazzato anche la  domenicana Mariela Yosefina Santos Cruz, 27 anni, mentre una terza dominicana è riuscita a salvarsi lanciandosi da una finestra dell’appartamento situato al primo piano di un palazzo alle spalle della stazione di Santa Maria Novella. Ed è stata lei, ora ricoverata in ospedale per i postumi della caduta e lo stato di choc, a mettere gli inquirenti sulle tracce dell’omicida.

L’uomo è un operaio fiorentino, Mirco Alessi di 42 anni, separato dalla moglie, pare legato sentimentalmente a Kimberly. Per lui l’accusa è da ergastolo, omicidio premeditato, perché sarebbe andato nella casa del trans armato di coltello e quindi con l’intenzione di uccidere. Ora è in carcere a Siena, ma nelle prossime ore potrebbe essere trasferito a Firenze.

Il trans brasiliano Gilberto Manoel Da Silva, conosciuta a Reggio come Kimberly

Il trans brasiliano Gilberto Manoel Da Silva, conosciuta a Reggio come Kimberly

Mentre era ricercato freneticamente in tutta la Toscana, Alessi in pieno delirio ha telefonato al 112 dei  carabinieri vantandosi di essere lui l’autore del duplice delitto.  I carabinieri lo avrebbero trattenuto al telefono, riuscendo a localizzarlo con il tracciamento del suo telefono cellulare. E’ stato infino fermato dai militari di Monticiano che avevano già notato in paese l’auto dell’uomo, una Citroen C1 rossa.

Mirco Alessi nella sua fuga a un certo punto è arrivato a Cecina, in provincia di Livorno: lì ha strappato il cellulare di mano a una passante e ha chiamato il 112, chiedendo ai carabinieri se erano contenti delle “due sorprese” che aveva lasciato nell’abitazione fiorentina di via Fiume. La chiamata non è partita, ma è stata riferita ai militari dalla donna scippata del telefono. Secondo quanto ricostruito, dopo il duplice omicidio Alessi è tornato nella sua abitazione di via Palazzuolo a Firenze  per cambiarsi i vestiti sporchi del sangue delle vittime, poi è fuggito con la sua Citroen C1 rossa.

Si è diretto verso Santa Croce sull’Arno, dove ha messo fuori uso l’impianto satellitare della vettura per non essere localizzato. Per tutto il tempo della fuga, nel corso della quale ha anche ritirato denaro a un bancomat, ha effettuato chiamate deliranti al 112, sfidando i carabinieri e sottolineando la sua abilità nella fuga. Arrivato in un paese dell’entroterra livornese ha sostituito le targhe della sua auto con quelle rubate a una vettura in sosta. Poi è arrivato a Cecina, dove ha strappato il telefono alla passante e ha cercato di chiamare il 112 parlando delle due “sorprese” lasciate a Firenze. In tarda serata ha raggiunto Monticiano (Siena), dove ha nuovamente contattato i carabinieri, che lo hanno localizzato e arrestato mentre era nella sua auto, ferma all’interno del paese.

Ai Carabinieri avrebbe detto di aver ucciso Gilbverto Da Silva perché le avrebbe chiesto denaro di continuo, minacciando di rivelare la loro relazione.

A Reggio Emilia, come a Firenze, “Kimberly” viene ricordata come una persona risercata e gentile con tutti: molto bella, alta e ben vestita. era sempre piùspesso a Firenze, ma da otto anni la sua base era l’appartamento di Pieve Modolena che le aveva donato  un reggiano. Da un paio d’anni con lei viveva un altro trans brasiliano che si fachiamare Barbara.

“Era una bella persona – ha dichiarato alla Gazzetta di Reggio Antonietta Muto, del titolare bar “Di di Sì” che si trova a fianco del palazzo di via fratelli Cervi 38 – era generosa specialmente con la sua famiglia in Brasile, mandandole regolarmente dei soldi. Aveva aiutato il padre rimasto senza gambe, che con i suoi soldi ha potuto acquistare una protesi”.

 

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