Banca Mps emergenza nazionale: vietate le vendite allo scoperto, maxi-rimbalzo del titolo
Ipotesi fondo Giasone per i crediti deteriorati, e aumento di capitale garantito dallo Stato

6/7/2016 –  Maxi-rimbalzo per Mps in Borsa dopo il crollo del 30% in due sedute, dopo la lettera con cui la Bce ha chiesto di ridurre l’esposizione netta ai crediti deteriorati netti da 24,2 a 14,6 miliardi di euro in tre anni. A far scattare le ricoperture sul titolo dopo il pesante sell-off dei giorni scorsi, le prime indicazioni sulle mosse del Governo in sostegno all’istituto senese, e il divideto di vendite allo scoperto su Banca Mps. Il titolo stamattina non ha fatto prezzo in avvio per poi entrare in contrattazione in rialzo del 7% ed essere fermato ancora in asta di volatilità piu’ volte. Le azioni al momento sono arrivate  a 0,3 euro con un +14%. Alle 10 l’aumento era del 9,6%.

Il governo ha allo studio un aumento di capitale a finalità preventiva, con garanzia pubblica, in vista della cessione di quasi 10 miliardi di crediti deteriorati. Sul tavolo, secondo il Sole 24 Ore,  una manovra da 2-3 miliardi di euro, per colmare il fabbisogno derivante dalla cessione degli Npl (è in corso una trattativa con Atlante), ma anche per innalzare le coperture sui crediti deteriorati residui. Resta da trovare un accordo con la Commissione Europea, con l’esito dei nuovi stress test (previsto per il 29 luglio) che si avvicina. Gli analisti di Icbpi sottolineano che la perdita del valore di mercato del titolo sta accelerando la ricerca di soluzioni, che possano evitare gli interventi piu’ dolorosi del bail-in (specie se a carico di possessori di bond subordinati, tra cui molti investitori retail) e che servano per disciplinare in futuro altri casi simili. La fragilità  degli attivi bancari italiani, appesantiti da un cumulo enorme di crediti deteriorati, era pero’ nota da tempo e gli interventi ancora allo studio, scrivono gli esperti, appaiono a questo punto molto urgenti.

 

6/7/2016 – Il salvataggio di Banca Montepaschi è diventata di colpo la priorità del governo Renzi. Perchè il crollo del titolo Mps, ogni oltre ragione, conferma che l’Italia è al centro di un attacco senza precedenti da parte dei grandi fondi speculativi. Ancora una volta l’Italia, priva di capitali e con le banche alle strette, è il gigante debole da colpire per le ragioni più varie: per indebolire l’euro, arraffare i suoi asset a poco prezzo (l’Italia è ancora il secondo paese manifatturiero  dell’Ue), acquistare in saldissimi i crediti in sofferenza, per poi rivenderli in tutto il mondo.

Ieri il titolo Mps ha perso il 19%, trascinando con sè tutta piazza Affari. In due giorni la banca senese, la più antica del mondo rovinata dalla gestione politica, ha perso il 30% del suo valore e all’apertura di oggi capitalizza soltanto 777 milioni). Per arginare l’assalto speculativo la Consob ha deciso di vietare per oggi le vendite allo scoperto sul titolo di Rocca Salimbeni. Vedremo l’effetto: il rischio che i fondi speculativi spostino l’attacco su qualche altro istituto finanziario, c’è.

Rocca Salimbeni

A innescare la spirale è stata la pubblicazione della lettera con cui la Bce ha chiesto a Mps un piano entro il 3 ottobre per smaltire almeno 10 miliardi di euro di crediti deteriorati nei prossimi due anni, questione del resto già presente nel programma poliennale della banca. Per questo importanti osservatori ritengono che le vendite forsennate del titolo puntino proprio  ad accelerare la cessione dei crediti, a prezzi stracciati, ai fondi speculativi che poi li spalmerebbero a caro prezzo nei loro prodotti finanziari. Da qui il grave sospetto che la pubblicazione della lettera dell’istituto di Francoforte, sia un’operazione pilotata in qualche modo ai massimi livelli politici (europei).

Ciò detto, la patata bollente di Mps ora è sul tavolo del governo: Renzi non può permettersi un default che avrebbe una eco mondiale e per di più nella “sua” Toscana. Non se lo può permettere il Paese.

L’idea su cui si lavora in queste ore  è  di alleggerire il Monte di una parte dei suoi 47 miliardi di crediti deteriorati (lordi) con la cessione a un nuovo fondo dotato di 5-6 miliardi di eur: dopo Atlante, intervenuto nelle quattro banche in default, sarebbe la volta di Giasone. Le riserse potrebbero arrivare in parte da Atlante (che ha 1,7 miliardi ancora a disposizione), dalla Sga (bad bank dell’ex Banco di Napoli) per circa 500 milioni, dalla Cassa depositi e Prestiti (Cdp) e da altre casse previdenziali e banche disponibili all’operazione.

Resterebbero da coprire le perdite derivanti dalla cessione dei crediti a prezzi scontati: la strada obbligata è un nuovo aumento di capitale, il terzo in pochi anni, che in questo caso avrebbe la garanzia dello Stato, attraverso bond “convertendi” emessi attigendo ai 150 miliardi di liquidità annunciati nei giorni scorsi per la stabilizzazione patrimoniale delle banche italiane. Ma bisogna fare presto.

(p.l.g.)

 

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