Anfiteatro romano a Taneto di Gattatico
Campagna di scavo della Sapienza e di università danese
Un’altra scoperta dello studioso reggiano Paolo Storchi

22/7/2016 – I resti di un anfiteatro romano sotto Taneto di Gattatico: a questa ipotesi (più che probabile, perché le tracce apparse nei rilevamenti fotografici sono evidenti) cercherà di dare una risposta la campagna di scavi archeologici che sarà condotta sul posto da 19 al 30 settembre in un’area a poca distanza dalla ferrovia, in località Bertana .

La foto aerea del 1994: la freccia indica la traccia del perimetro dell'anfiteatro

La foto aerea del 1994: la freccia indica la traccia del perimetro dell’anfiteatro

Scavi realizzati dall’università La Sapienza di Roma (prof.ssa Luisa Migliorati) e da un equipe della Syddansk Universitet di Odense in Danimarca (prof. J. Carlsen), e diretti dalla studioso reggiano Paolo Storchi che ha individuato le tracce della struttura romana attraverso l’esame di un’aerofotogrammetria del 1994 di proprietà del ministero dell’ambiente. La forma rilevata dall’alto, e che nessuno prima di Storchi aveva notato, ha una notevole somiglianza con la pianta dell’anfiteatro della città etrusco-romana di Roselle, e con quello di Londra, e i cui resti furono scoperti nel 1988 nel seminterrato della Guildhall Art Gallery, nei pressi della stazione della metropolitana di Bank.

Paolo Storchi, reggiano, dottorando di ricerca in topografia antica alla Sapienza, ha già partecipato a numerose campagne di scavo in Italia, Croazia, Francia, Kazakshan e Danimarca. Come un cercatore di tesori sepolti, mette a frutto il suo talento nell’esame attento delle mappe d’epoca, incrociandole con i dati contenuti in documenti antichi e moderni: e in questo modo riesce a vedere ciò che altri non hanno visto, ho hanno trascurato.

Il confronto fra la traccia rilevata a Teneto, l'anfiteatro di Roselle e la pianta dell'anfiteatro di Londra-Bank

Il confronto fra la traccia rilevata a Taneto, l’anfiteatro di Roselle e la pianta dell’anfiteatro di Londra-Bank

E’ lo stesso studioso che per primo ha ipotizzato l’esistenza di un anfiteatro romano a Reggio Emilia, nel sottosuolo del Parco del Popolo  all’incrocio tra la circonvallazione e viale Allegri: ipotesi asseverata dalle recenti osservazioni geofisiche condotte nel sito dall’equipe del professor Maurizio Forte, della Duke University del North Carolina, uno dei principali esperti a livello mondiale di archeologia digitale e autore del museo virtuale in 3 D della Regium Lepidi di età imperiale. I rilevamenti, finanziati dal Lions Emilia Host, hanno individuato a oltre dieci metri di profondità i basamenti di una grande struttura attribuibile all’epoca romana, e su cui in parte poggiavano le mura della Cittadella rinascimentale.

L'anfiteatro romano di Luni

L’anfiteatro romano di Luni

Ma, mentre a Reggio non si parla ancora di scavi, a Taneto già “si interroga la terra” con l’intervento, senza grandi clamori, di due università prestigiose.

Storchi ha presentato la sua ipotesi, con la documentazione fotografica, in un articolo su Archeologia Viva, con un saggio sulla rivista scientifica “Agri Centuriati“, su “Pagine d’Archeologia” dei Civici Musei di Reggio Emilia e da ultimo nel corso di un’affollata conferenza al centro Mavarta di Sant’Ilario, nel marzo dello scorso anno. Se fosse confermata, si metterebbe un punto fermo alla secolare disputa sulla collocazione della città di Tannetum, centro fiorente in età romana, che sino ad oggi si era tesa a collocare nel perimetro dell’attuale Sant’Ilario.

Paolo Storchi in uno scavo archeologico

Paolo Storchi in uno scavo archeologico

Se gli scavi confermeranno che le tracce rilevate nelle aerofotogrammetria corrispondono a un anfiteatro romano, la posizione di Tannetum dovrebbe essere spostata verso Gattatico (sempre che non fosse una sorta di città diffusa in un’alternanza di campagne, ville rurali, officine e strutture pubbliche).   Di certo, la somiglianza delle tracce rilevate dall’alto, con l’anfiteatro di Roselle, è straordinaria.

La terra, in settembre, darà le sue risposte.

L’INTERVISTA A PAOLO STORCHI PUBBLICATA  SU VIVERE SANT’ILARIO

Tannetum: dove sei?

 

Un nuovo ritrovamento archeologico desta sempre scalpore. In realtà dietro ci sono anni di studi e ricerche. Come si arriva a fare una scoperta di questo tipo?
“La scoperta sempre e immancabilmente il risultato di anni di studio che portano ad una solida preparazione accademica, di doti personali ma anche di fortuna! Se proprio in quel preciso giorno del 1996 un aereo non avesse sorvolato quell’area e fotografato la traccia dell’anfiteatro, io non avrei potuto riaprire con forza la questione dell’ubicazione di Tannetum. Alcune tracce da fotografia aerea infatti si possono vedere perfettamente in un preciso istante e, solo pochi giorni dopo, essere del tutto sparite per riapparire solamente ad anni di distanza”.

La sua scoperta ha riacceso una disputa tra archeologi e appassionati locali. Ma un chilometro fa davvero la differenza?
“Sì, può sembrare poco ma anche un solo km fa la differenza. Le tre storiche ipotesi sulla collocazione di Tannetum sono che essa si trovasse in precisa corrispondenza con le attuali Sant’Ilario d’Enza o Taneto oppure in una posizione mediana fra i due paesi. Insomma, in pochi km quadrati abbiamo ben 3 ipotetiche sedi di collocazione della città e non si può pensare ad una metropoli enorme che li comprendesse tutti e tre. Gli ultimi dati da me raccolti sembrerebbero orientare l’identificazione del centro nell’area immediatamente a sud ovest di Taneto, i prossimi anni di ricerca riveleranno se sono nel giusto”.

A che tipo di verifiche dovranno essere sottoposti gli indizi che ha trovato?
“L’ideale sarebbe poter effettuare qualche, anche piccolo, saggio di scavo. Il grande limite della fotografia aerea, esattamente come quello della geofisica, è che il risultato di queste indagini sono planimentrie, a volte, anche precisissime ma non databili, se non si tratta di edifici del tutto peculiari. In questo caso, l’anfiteatro è una struttura attiva esclusivamente in età romana ma tutte le altre tracce individuate disegnano tratti di strutture che non si può dire con certezza se siano romane, preromane, medievali o perfino relativamente moderne. L’unico modo per avere qualche certezza è scavare”.

Paolo storchi 2

Paolo Storchi

Se la Tannetum romana era nelle vicinanze della Taneto di oggi, dobbiamo pensare che anche il tracciato della via Emilia fosse più a sud? Come mai lo sviluppo medioevale si è in qualche modo spostato (anche se di poco)?
“I saggi di scavo e la conseguente analisi stratigrafica potrebbero fornire anche indizi riguardo la ragione del probabile spostamento del centro principale più a sud. Una possibile spiegazione è che durante la tarda antichità, età di generalizzata crisi nella cura delle infrastrutture e di peggioramento climatico, ci si sia voluti spostare verso un’area più salubre poichè  posta a quota leggermente più elevata e dove fin dal VI secolo d.C. era la chiesa dedicata a Sant’Eulalia che potrebbe avere attratto il popolamento attorno a sè e determinato anche lo spostamento di questo tratto di via Emilia. Bisogna comunque dire che la crisi di Tannetum, come si intuisce dalle fonti, fu graduale. La città non scomparve da un giorno all’altro ma si trasformò in semplice villaggio e poi scomparve con, forse, la successiva creazione di un nuovo centro demico a Sant’Ilario. Ci sono comunque alcune ipotesi alternative su cui sto lavorando e di cui vi darò notizia prossimamente (un primo articolo è in edizione sulla rivista dei Musei Civici di Reggio Emilia “Pagine d’Ad’Archeologia” e sulla rivista scientifica internazionale “Agri Centuriati”)”.

In una recente mostra ai Musei Civici di Reggio dedicata agli etruschi il nome di S.Ilario ricorreva più  volte come sede di ritrovamenti. Viviamo letteralmente sopra millenni di storia. Cosa potremmo fare per tutelare e valorizzare maggiormente questo patrimonio?
“A questa domanda non posso rispondere. Sono altre le istituzioni che si occupano di tutela e valorizzazione (la Soprintendenza e i Poli Museali), io mi occupo di ricerca. In ogni caso, è grande la ricchezza archeologica del territorio di Sant’Ilario, indipendentemente dalla presenza o meno di Tannetum. Vi si registra una continuità  di popolamento davvero straordinaria che ha lasciato tracce di grande consistenza. Ogni cittadino può fare la sua parte: prima di tutto educando le future generazioni. Il patrimonio culturale in generale, e archeologico in particolare, fa parte delle nostre radici più profonde e in Italia dovrebbe (e inspiegabilmente non lo fa!) costituire una delle principali risorse anche economiche. I paesi in via di sviluppo potranno surclassarci in qualsiasi tipo di produzione industriale ma non potranno mai imitare le bellezze del nostro passato nè avvicinarsi al loro grande valore culturale”.

Lei è giovane: cosa l’ha portata a divenire un archeologo?
“Volevo fare l’archeologo fin da bambino, sono passioni che ti scelgono più che indirizzi che scegli consapevolmente”.

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3 risposte a Anfiteatro romano a Taneto di Gattatico
Campagna di scavo della Sapienza e di università danese
Un’altra scoperta dello studioso reggiano Paolo Storchi

  1. Moreno Rispondi

    24/08/2017 alle 23:19

    Ragazzo in gamba determinato,equipe affiatata forza ragazzi! Peccato che nessun industriale della zona dia un contributo economico x accelerare le varie fasi di scavo. Moreno.

    • Paolo Storchi Rispondi

      19/09/2017 alle 15:15

      Grazie mille, Moreno!
      Speriamo che il tuo appello venga colto…reperire fondi per la ricerca è sempre complicato. la II campagna Tannetana è stata un grande successo scientifico e di pubblico. Presto potremo rendere pubblici i risultati!

  2. Paolo Storchi Rispondi

    19/09/2017 alle 15:14

    Grazie mille, Moreno!
    Speriamo che il tuo appello venga colto…reperire fondi per la ricerca è sempre complicato. la II campagna Tannetana è stata un grande successo scientifico e di pubblico. Presto potremo rendere pubblici i risultati!

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