Addio a Marta Marzotto, l’ultima musa
Era nata a Reggio Emilia

Marta Marzotto

Marta Marzotto

29/7/2016 -. E’ morta Marta Marzotto, all’età di 85 anni. Si è spenta questa mattina alla clinica La Madonnina di Milano, dove era ricoverata da alcuni giorni.

Icona dello stile italiano la Marzotto, nata Vacondio, era venuta alla luce a Reggio Emilia nel 1931. La sua famiglia era molto povera.

Stilista ed ex modella, ha lasciato un segno profondo nella vita culturale del Paese.

Sposata negli anni 50 con l’industriale Umberto Marzotto, mantenne il cognome anche dopo il divorzio. Per oltre vent’anni fu la musa e il grande amore del pittore Renato Guttuso, che la ritrasse in numerose opere. Quando Guttuso si ammalò, le fu impedito di vederlo, e lei andava tutti i giorni davanti a palazzo del Grillo per far sapere che lei c’era, e voleva esserci. Fra gli uomini della sua vita, anche il politico Lucio Magri

L’annuncio della morte, avvenuta a Milano, è stato dato in un tweet dalla nipote Beatrice Borromeo: “Ciao nonita mia”, scrive, postando anche la foto di una giovane Marta.

Mimmo Spadoni giovane con Marta Marzotto: radici comuni a Scandiano e Borzano (foto postata su facebook)

Mimmo Spadoni giovane con Marta Marzotto: radici comuni a Scandiano e Borzano (foto postata su facebook)

 

“SMERALDI A COLAZIONE”, LA BIOGRAFIA

Appena un mese fa era uscita la sua biografia, pubblicata da Cairo e scritta sa Marta Marzotto con Laura Laurenzi: si intitola ” Smeraldi a colazione – Le mie sette vite“. Un libro denso di ricordi: dall’infanzia poverissima alle estati da mondina nelle risaie piemontesi, dal matrimonio da favola col conte Marzotto al legame con Renato Guttuso, sino alla passione per Lucio Magri.

Tappe  raccontate in pillole in un recente articolo  sul Venerdì di Repubblica, e ripreso dall’Huffington Post.

Il marito Umberto Marzotto

“Figlia di un casellante ferroviario e di un’operaia, si temprò come mondina nelle paludi lomellinesi, con le foglie di riso che le rasoiavano le gambe e i carbonazzi, «enormi bisce nere che sentivo sgusciarmi attorno alle caviglie». Dalle marcite scappò trasformandosi in modista e poi modella. Fino a farsi notare da Umberto, erede Marzotto, che impalmandola le regala il titolo di contessa e cinque figli. Sono tempi di una mondanità ancora castigata. Delle battute di caccia all’anatra con un Hemingway molto bukowskiano («A tavola era già ubriaco. Aveva perso i freni inibitori, ruttava e scoreggiava») o con il caudillo Francisco Franco sparando alle pernici iberiche”.

marta marzotto smeraldi a colazione

L’amore per Renato Guttuso

“Con lui Marta si sente rinata. È uscita una buona volta dalla crisalide e il pittore finirà per chiamarla «la mia dolce libellula d’oro». Su quell’amour fou si è detto, favoleggiato, malignato fino all’indigestione se non di più. Però il libro aggiunge pennellate inedite. Guttuso – che Pertini si ostinava a chiamare Gattuso e i maligni del caffè Rosati «la picassata alla siciliana» per via delle affinità col maestro spagnolo, giudicate scimmiottamenti – è un mediterraneo nella variante antisolare, tetra. Lavorando fuma a manetta, trinca quanto Jackson Pollock. «Per te potrei anche smettere di bere, mi sussurrava. Gli rispondevo: Non smetterai mai, perché se sei felice brindi, e se sei infelice ti ubriachi per dimenticare. In lui covava un autentico cupio dissolvi». Quando non stava lì a cupiodissolversi, Renato le scriveva lettere crepitanti di brama. Secondo stime approssimative sarebbero circa 5 mila. Guttuso la desidera, la sogna, la ritrae. Spesso nature. Ma lei assicura: «Non ho mai posato per lui né per nessun altro. Mai: né vestita, né nuda, né seminuda».

 La passione per Lucio Magri

“Nel ‘76 conosce Lucio Magri. Bellissimo e dal «curriculum decisamente sofferto»: Dc, Pci, manifesto, Pdup, poi di nuovo Pci. «Un precursore di certi politici di oggi. La nostra fu una storia importante, che durò dieci anni. Diceva di amarmi. La verità è che amava solo se stesso». Il ritratto di Magri, rivoluzionario vanesio, è impietoso. Fin troppo: «Un’intelligenza cattiva, feroce. È come se rimproverasse al mondo che il suo sogno di essere accanto a Che Guevara non si era mai avverato»; «amava la tavola apparecchiata con tovaglie preziose e ricamate e le stoviglie dovevano essere d’argento». MM si definisce «la sola persona di estrazione proletaria» che lui abbia mai frequentato. Ruppero malamente. E nel libro senti friggere ancora un tot di rancore. Nel 2011, poco prima che Magri, profondamente prostrato, decidesse di morire in Svizzera con suicidio assistito, Marzotto fu sul punto telefonargli dopo tanto tempo. Però non ci fu verso. Gli impegni mondani glielo impedirono”.

Una foto giovanile di Marta Mrzotto, postata su Twitter dalla nipote Beatrice Brromeo

Una foto giovanile di Marta Marzotto, postata su Twitter dalla nipote Beatrice Borromeo

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2 risposte a Addio a Marta Marzotto, l’ultima musa
Era nata a Reggio Emilia

  1. Gian Paolo Rispondi

    29/07/2016 alle 14:42

    Immagino che ora il sindaco avii il processo di canonizzazione per beatificare l’illustre eccellenza reggiana.

    • Pierluigi Rispondi

      29/07/2016 alle 14:46

      cmnq meglio Marta Marzotto di tanti beatificati col timbro politico a terga.

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