Rischio di crollo, inchiesta giudiziaria sul Park Vittoria
Indagati l’architetto Massimo Magnani, dirigente del Comune, e il costruttore Filippo Lodetti Alliata
Ipotesi sequestro per il parcheggio interrato

25/6/2016 – E’ il caso di dire, senza tema di scadere nei luoghi comuni, che tanto tuonò che piovve. Una complessa indagine dei pm di Reggio Emilia Valentina Salvi e Giulia Stignani (coordinati dal procuratore Giorgio Grandinetti) è in corso sul Park Vittoria. L’ipotesi di reato è il rischio di crollo. Sul registro degli indagati sono finiti l’architetto Massimo Magnani, dirigente dell’area Pianificazione Strategica e numero 1 dell’urbanistica nel Comune di Reggio Emilia  e il patron di Final Spa Filippo Lodetti Alliata, che è anche amministratore delegato di Reggio Emilia Parcheggi, la società che costruisce il parcheggio sotterraneo Vittoria  in project financing, ma  con l’ombrello del Comune che si è impegnato a rilevare gli eventuali box invenduti.

L'architetto Massimo Magnani

L’architetto Massimo Magnani

 

Massimo Magnani fu assunto in Comune nel 2004 dall’ex sindaco e oggi ministro Graziano Delrio (che è anche suo parente), Filippo Lodetti Alliata – marito di Giorgia Iasoni già presidente dei giovani  industriali reggiani – risulta coinvolto nell’inchiesta Expo, che fra l’altro gli è costata la revoca della concessione del parcheggio Sanzio di Catania.

Il cantiere del park Vittoria liberato dalla staccionata

Il cantiere del park Vittoria liberato dalla staccionata

 

Voci insistenti correvano da tempo su un paio di indagini (una sarebbe in capo alla Dda dio Bologna), ma la conferma si è avuta solo ieri mattina quando due mezzi della Forestale si sono avvicinati al cantiere (ormai coperto, tanto che la conclusione dei lavori di pavimentazione è prevista entro pochi giorni) per una serie di accertamentie per accompagnare un perito tecnico nominato dalla Procura. L’ingegnere con l’ausilio di un piezometro (apparecchio che serve a misurare la compressibilità dei liquidi) ha effettuato alcune misurazioni relative proprio alla massa d’acqua della falda superficiale su cui galleggia il parcheggio interrato, e che ha con l’allagamento dello scorso hanno, ha provocato il blocco dei lavori per mesi. L’esistenza della falda, non rilevata al momento della progettazione, ha cosgtretto a eliminare uno dei piani interrati del parcheggio.

 

Filippo Lodetti Alliata

Filippo Lodetti Alliata

Intanto i lavori sono andati avanti con varianti e accorgimenti tecnici (si parla di un’idrovora in funzione 24 ore su 24) ma solo grazie a un mutuo straordinario concesso da un pool di banche guidato da Bper.

L’indagine sul rischio dicrollo muove dall’ipotesi (denunciata a suo tempo dall’architetto Maria Cristina Costa) che lo spostamento della massa d’acqua provocato dalla costruzione sotterranea fkinisca per premere oltre misura sulle fondamenta degli edifici circostanti, sino a mettere in pericolo la stabilità dell’isolato San Rocco e soprattutto del teatro Valli.  Ora si attendono le risultanze della perizia: l’ipotesi di un sequestro del cantiere a pochi giorni dalla consegna, non è campata in aria.

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2 risposte a Rischio di crollo, inchiesta giudiziaria sul Park Vittoria
Indagati l’architetto Massimo Magnani, dirigente del Comune, e il costruttore Filippo Lodetti Alliata
Ipotesi sequestro per il parcheggio interrato

  1. Francy Rispondi

    26/06/2016 alle 10:10

    Falda non rilevata all’epoca della progettazione? Neanche vivessimo nel Sahara! E poi le sophore che hanno tagliato probabilmente con le loro radici contribuivano in parte a prosciugare il terreno. I reggiani dovrebbero far causa al Pd per i capestri usurai che è riuscito ad accollare alla cittadinanza. Business orditi sempre dai soliti furbetti con le banche poi pronte a passare all’ incasso. Milioni di euro per finire di coprire i costi del mega progetto dell’architetto Santiago di Calatrava, poi per i debiti En.Cor, poi per le oscure manovre indebitatorie di Iren, e ora anche per l’affaire del Park Vittoria. Banche che non si comprende perché entrino a spada tratta in certi business, quando questi puzzano di bruciato già da un pezzo.

  2. giuliano giuliani Rispondi

    27/06/2016 alle 09:55

    Non sono un tecnico, ma ho sempre avuto forti dubbi sul manufatto. So che Reggio era una “città d’acqua” solcata da numerosi canali ad uso irriguo (orti urbani)e da falde acquifere che alimentavano i pozzi per il rifornimento idrico domestico ed essendo un fatto noto, l’intera storia mi ha molto meravigliato, non solo per la leggerezza con cui è stata condotta, ma anche perché si è invaso una zona che, notoriamente è archeologica. Ora i miei dubbi riguardano anche la portanza dei solai: cosa succederà???? Se c’era bisogno di box, perché non si è intervenuti nel cortile della Zucchi, visto che quando era una caserma lungo i muri perimetrali vi erano una serie di enormi garages che si sarebbero potuti ricostruire su due piani, senza invadere il sottosuolo, magari ricostruendoli in stile, un po’ come è successo con l’ex palazzo delle Poste, il cui rifacimento non disturba esteticamente.

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