Renzi, la casta e le banche al lumicino Privatizzare i vantaggi e socializzare… le prese per i fondelli

di Dario Caselli

30/6/2016 – Come faccia il premier a seguire gli incontri europei guardando costantemente il telefonino, è per me un mistero.

Ma quando in conferenza stampa rilancia fantasiose idee di un’ Europa del sociale e non delle banche, non riesco a trattenere le risa e mi pervade un misto di stupore ed ammirazione, per tanta abilità nel mischiare il mazzo e tanta faccia tosta. L’Europa sarà delle banche, ma l’Italia nè è prigioniera, basta dire che il taglio delle tasse verrà probabilmente rinviato per lanciare Atlante 2, un ulteriore ed insufficiente salvagente per le nostre banche.

Il giorno della Brexit, pur partendo da valori depressi, le nostre principali banche hanno perso un quarto del loro valore, detta in numeri, il 25% in un giorno. Quelle vive, perchè le defunte, dall’Etruria, alla Vicenza, alla Veneto, sono già a zero. Mentre le morenti come Mps non valgono neppure un caffè.

Questo per quanto riguarda le quotate, per le piccole banche o Casse di Risparmio rimaste autonome basta attendere pochi mesi per partecipare al funerale. Le banche italiane hanno accumulato un eccesso di sofferenze, colpa di una economia in recessione e di un eccesso di influenza della politica nella loro gestione, che ha favorito il credito clientelare e la sottocapitalizzazione delle aziende e anche delle banche per consentire a Fondazioni , imprenditori azionisti-debitori e Curie di mantenerne il controllo.  Sarebbe interessante sapere a quanto si è ridotto il patrimonio delle fondazioni azioniste di Unicredit, Intesa, Ubi, ecc..o quello investito dalle Curie di Modena e Reggio, nel Banco Popolare.

E’ la politica, oltre alla pochezza degli azionisti, a tenere in ostaggio Unicredit, la più internazionale delle nostre banche, da mesi in cerca di un Ad, a leggere le indiscrezioni dei giornali, non smentite, Renzi si è occupato più di questa vicenda, che delle amministrative, speriamo che i risultati siano migliori. Tutto già visto dalla Merchant Bank di D’Alema, quella in cui non si parlava inglese, a quella di Renzi, in cui le pratiche sono le stesse, anche se declinate in inglese.

E’ possibile che l’Europa sia quella delle banche e dei banchieri, è sicuro che l’Italia lo è, basta vedere la repentina nomina dell’ex ministro Profumo alla Presidenza della Compagnia di San Paolo, maggior azionista di Intesa, da parte di Fassino, poco prima del crollo elettorale. Prima di lui la poltrona era stata occupata da Chiamparino, tra un incarico politico e l’altro, per non parlare degli incarichi  di giovani ottantenni, quali di Bazoli e Guzzetti, fondazione Cariplo. Gli unici rottamati sono gli azionisti, i banchieri sono gli stessi da decenni.

Divertente che in fase di primarie ci si volesse liberare degli uomini della Goldman, una specie di Spectre della finanza mondiale, poi distrattamente Renzi ne ha nominato uno alla presidenza di Cassa Depositi e Prestiti, del resto meglio Costamagna dell’ex deputato Bassanini, uno dei politici che avevano sfasciato MPS. Fantastico questo premier anticasta, insomma, come sempre privatizzare i vantaggi e socializzare le prese per i fondelli.

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