Processo Aemilia: qualcuno aggiustò con il bianchetto la pratica del porto d’armi di Antonio Muto
E anche l’ex questore Gallo mise le mani nelle pratiche dei cutresi

23/6/2016Nel 2010 la Questura comunicò alla Prefettura di Reggio Emilia che non vi erano impedimenti al rinnovo del porto d’armi di Antonio Muto, classe 1955 (ora imputato nel processo Aemilia). Ma dalla Prefettura tornarono a chiedere accertamenti sui presunti legami tra Muto e personaggi legati alla nsdrangheta.

Da via Dante replicarono che non emergeva nulla, e a palazzo Alleande – il prefetto era Antonella De Miro, che aveva inaugurato la stagione delle interdittive, risvegliando Reggio da un torpore di decenni – decise comunque di revocare quel porto d’armi.

L'aula bunker prefabbricata del processo Aemilia

L’aula bunker prefabbricata del processo Aemilia

Ma qualcuno aveva cancellato dalla pratica di Antonio Muto delle notizie imbarazzanti che potevano valere proprio la revoca del porto d’armi. Scrive la Gazzetta di Reggio che tali notizie forse riguardavano il ritrovamento a casa di Antonio Muto, nel corso di un controllo, di un revolver P38.

La circostanza è stata rivelata nell’aula bunker del tribunale di Reggio Emilia dal capo della Squadra Mobile di via Dante, Guglielmo Battisti,  ascoltato come testimone nel processo Aemilia.

Il poliziotto, incaricato dalla Dda di Bologna di condurre accertamenti sull’assistente capo Domenico Mesiano (condannato nel rito abbreviato a 8 anni e 6 mesi) e sui rapporti tra imputati di Aemilia e personale della Questura, ha rivelato che nei suoi accertamenti aveva scoperto che nella pratica di Antonio Muso classe 1955, risultavano alcune parti “sbianchettate”. E di quella pratica si occupò anche Domenico Mesiano che si occupava in modo sistematico di pratiche riguardanti i compaesani cutresianche quando “non ne aveva le competenze”.

Ma Battisti ha accertato altre “anomalie”. Ad esempio l’ex questore Gennaro Gallo , in carica dal 2004 al 2008, aveva avocato a sé alcune pratiche che riguardavano, tra le altre, Alfonso Paolini (tra gli imputati di primo piano di Aemilia) e suo fratello. Una stranezza perchè quelle pratiche venivano solitamente affidate ad altri uffici.  Gennaro Gallo comparirà a sua volta come testimone nel processo, chiamato dalla difesa di Pasquale Brescia.

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