Matteo Renzi in tour osannato da Confindustria, banchieri e notabili
“Alla Ferrarini dipendenti schierati come in un sabato fascista”

di Dario Caselli*

13/6/2016 – Come una rockstar, Renzi gira l’Italia nei quindici giorni che precedono il ballottaggio, pur continuando a negare ogni interesse per il risultato delle amministrative. Coglie ogni occasione per invadere giornali e televisioni, portando ad ognuno un dono: 450 milioni per eliminare le ecoballe da Napoli, abbiamo iniziato a smaltirle con il governo Berlusconi, ma ora siamo al tratto finale, come per la Salerno- Reggio Calabria, il blocco dell’Iva per i commercianti, le pensioni anticipate per i lavoratori, le Olimpiadi per Roma e infine meno tasse per tutti.

Nel suo giro pastorale alterna incontri pubblici, con visite ad aziende, di cui magnifica le sorti progressive, anche se non tutte hanno conti e prospettive splendenti. Nel suo girovagare da Napoli a Marcianise, alla fabbrica della Coca Cola, il premier è sbarcato anche a Reggio Emilia, per gustare i tortelli della signora Delrio, moglie del suo ministro dei trasporti.

Il programma reggiano prevedeva un momento pubblico, l’inaugurazione del polo onco-ematologico, una eccellenza sanitaria, nonchè la visita alla ditta Ferrarini, tra i cui proprietari figura una dei vice-presidenti di Confindustria.

L’accoglienza della leader confindustriale è stata a dir poco encomiastica: anziché parlare di salumi o di mercati, ha urlato a squarciagola il suo sì al referendum costituzionale, perché la riforma accelererà, a dire della neo-costituzionalista, l’iter di governo e favorirà l’azione straordinaria dell’uomo della Provvidenza. Renzi ha poi parlato ai dipendenti dell’azienda, convocati per l’evento, nonostante fosse sabato, una prassi cara ai leader del ventennio, ma anche al rito filo-sovietico di cui Reggio si libera solo ora, non guardando più la carta d’ identità politica degli imprenditori, effetto Verdini.

Questo entusiasmo della classe imprenditoriale  già berlusconiana, per Renzi, non è privo di fondamento: il nostro ha abolito l’articolo 18,  ha finanziato i nuovi contratti, senza distinguere tra aggiuntivi e sostitutivi, insomma, un governo confindustriale come pochi, a cominciare dal fatto che i ministri dell’industria, da Confindustria vengono, scusate il bisticcio di parole.

Per quanto mi riguarda, va bene, ma mi chiedo cosa pensassero i lavoratori sabato, visto che la dinamica salariale è ferma, come molti rinnovi contrattuali, che il sindacato viene sempre più marginalizzato dal governo. Probabilmente erano sollevati dal fatto di avere un lavoro, anche se duro, ma è difficile credere che non avessero un po’ di preoccupazione per un Paese che non cresce e per una classe imprenditoriale che quando può, vende, vedi Pirelli, Italcementi, Telecom, solo per citare le ultime.

Il tour di Renzi mette in chiaro anche perché il Pd vince nei quartieri ricchi e perde in quelli popolari, altro che spostarsi a sinistra come dice la minoranza, sarebbe meglio si spostassero a Montecarlo, per fare il pieno dei voti.  Non ci si può lamentare se il Pd è un partito-Stato guidato da banchieri, notabili e notai. Renzi è un talento politico-tattico molto superiore ai suoi competitors, ma il compito di chi scrive è denunciare errori e limiti del potere e non iscriversi alla processione degli incensatori e voltagabbana. Gufi? Può darsi, ma i gufi vedono benissimo di notte e probabilmente anche nel fumo della propaganda.

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3 risposte a Matteo Renzi in tour osannato da Confindustria, banchieri e notabili
“Alla Ferrarini dipendenti schierati come in un sabato fascista”

  1. giuseppe Rispondi

    13/06/2016 alle 10:50

    La vice-presidente necessita di finanza ? Salvo pochi casi, chi cerca questa strada ( politica) ha qualche necessità !

  2. stravecchi Rispondi

    13/06/2016 alle 13:31

    A proposito di figuranti, faccio notare che la presenza dell’attuale sindaco di peggio emilia è diventata ingombrante anche nel ruolo di Paolini. Tutti sanno che al taglio di un nastro non puoi non chiamare il sindaco, ma è evidente l’imbarazzo di chi sta intorno perché Vecchi non tira, quantomeno dal punto di vista mediatico (poi se ci vogliamo altre stonature o un periodo problematico facciamo pure). Curioso, perché lui dovrebbe essere il primo ad iscriversi al partito dei renziani. Siamo sicuri che Vecchi sarebbe sindaco se nel 2014 non ci fosse stata l’onda degli 80 euro renziani? Occhio che si fa presto a dare per scontati numeri che si sgonfiano come palloncini e alla velocità della luce. Bologna è vicina, ma Torino è l’esempio migliore per ciò che potrà succedere a Reggio

  3. giuseppe Rispondi

    13/06/2016 alle 15:41

    Sempre che esca una figura carismatica e che vada oltre le righe di partito o di gruppi di interesse e che la gente la senta vicina ed adeguatamente determinata.

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