Mafia a Brescello, Coffrini ricorre al Tar
Povera vittima o faccia di bronzo?

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4/6/2016 – Nessuno è riuscito a far ragionare l’ex sindaco di Brescello. Marcello Coffrini, figlio di Ermes, ha presentato ricorso al Tar contro il decreto governativo di scioglimento del consiglio comunale di Brescello per infiltrazioni mafiose. Il ricorso, presentato al Tar del Lazio è firmato anche dagli ex assessori della sua Giunta Giuditta Carpi e Gabriele Gemma, oltre che dall’ex consigliera Susanna Dall’Aglio.

“Abbiamo impugnato il provvedimento di scioglimento del Comune richiedendone l’annullamento – ha detto Coffrini alla Gazzetta di Reggio – Allo stesso giudice  abbiamo anche presentato un’istanza per poter ottenere tutti gli atti relativi allo scioglimento, che ci sono stati negati nonostante una richiesta d’accesso agli atti alla quale non abbiamo mai avuto riscontro”. “Vogliamo difenderci meglio da questo procedimento amministrativo – ha aggiunto – che non condividiamo affatto e che riteniamo ingiusto. Non disponiamo di tutti gli atti relativi all’attività d’indagine che è stata compiuta. Senza questi documenti, ci difendiamo da questo procedimento amministrativo al buio. Specifico amministrativo –  conclude Coffrini – perché talvolta si dimentica che noi non siamo indagati e non abbiamo ricevuto alcun avviso di garanzia. Ora siamo certi che il giudice ci darà il materiale che abbiamo richiesto e così potremo difenderci meglio”.

L'ex sindaco di Brescello Marcello Coffrini appoggiato alla statua di Peppone

L’ex sindaco di Brescello Marcello Coffrini appoggiato alla statua di Peppone

C’è una  contraddizione non da poco in quanto affermato dall’ex-sindaco avvocato Marcello Coffrini: proprio lui, quello che definì Francesco Grande Aracri, fratello del boss Nicolino e condannato per mafia in via definitiva,  “persona educata e gentile” nella tristemente celebre intervista alla webtv Corto Circuito (ora è diventata un’associazione)  che fece il giro del mondo. E che nelmomento del bisogno incassò il sostegno della famiglia grande aracri, presente in piazza alla manifestazione in suo favore.

Da un lato, dunque, Coffrini  chiede “per difendersi meglio” tutti gli atti della commissione d’accesso che ha spulciato per sei mesi atti, delibere, piani edilizi e assunzioni del Comune, ma dall’altro riafferma di non essere indagato. Come potrebbe dunque ottenere gli atti riservati di un procedimento di un amministrativo, se non è indagato?  certamente potrà ottenere gli atti d’indagini se e quando sarà indagato dalla Procura di Reggio Emilia che ha aperto nove fascicoli proprio a seguito del decreto di scioglimento  del comune per mafia e del dettagliato rapporto del prefetto Ruberto, pubblicato per esteso – con numerosi omissis sui nomi – il 10 maggio sulla Gazzetta Ufficiale come allegato al decreto di scioglimento approvato dal consiglio dei ministri su proposta del ministro Alfano.

Un rapporto eloquente e che non lascia dubbi: “La   consorteria ‘ndranghetista presente sul territorio ha trovato nel Comune non solo una  continuita’  di  indirizzo  politico  favorevole  ma  anche  una struttura  disponibile  e  non  impermeabile  al  suo  volere – ha scritto fra l’altro Ruberto  – Cio’, sicuramente per “amore del quieto vivere”, tradottosi nel tempo in un condizionamento inerte e passivo, ma anche,  verosimilmente,  per  il timore di doversi confrontare con personaggi dallo spessore forte  ed impositivo appartenenti alla cosca”.

“Non va  peraltro  sottaciuta,  al riguardo – aggiunge la relazione prefettizia – la circostanza che la componente calabrese ha rappresentato e rappresenta tuttora una parte consistente della popolazione, con un peso non indifferente sul piano elettorale…  Uno  degli  elementi  determinanti   e’   dato   dalla sostanziale continuita’ politico-famigliare che  ha  visto  governare ininterrottamente il comune di Brescello negli ultimi  trent’anni  da amministrazioni guidate o egemonizzate da  esponenti  della  famiglia …omissis…, (per lunghi anni il padre …omissis…, e,  dal  2009 in poi il figlio …omissis… prima assessore e poi sindaco)”.

Clamorose, poi, le affermazione sulla partecipazione congiunta assessori e imprenditori edili (cutresi, ndr.) al “comitato politico locale”, che oltre alla Coffrini-dinasty chiama in causa direttamente il Pd e il patto tra politici e imprenditori che ha permesso alla consorteria ndranghetista di fare il bello e il cattivo tempo a Brescello, come del resto  prova il lungo isolamento politico al quale era stata condannata la consigliera comunale Catia Silva presa di mira con intimidazioni e minacce in pubblico da esponenti del clan Grande Aracri.

Ha scritto fra l’altro Ruberto:  “Oltre  che  dalla  costante  partecipazione  di  esponenti  della famiglia   …omissis…   le   varie   amministrazioni    si    sono caratterizzate per la ricorrente presenza di  determinati  personaggi che     hanno     contribuito     ad      assicurare      continuita’ politico-amministrativa e di intenti. Assume,  pertanto,  rilievo  la circostanza che amministratori nei precedenti mandati, e ora presenti nell’attuale compagine delle Giunta (…omissis… e  …omissis…), siano entrati in relazione con taluni imprenditori edili  di  origine calabrese, vicini alla ‘ndrangheta, per effetto della  partecipazione congiunta ad un comitato locale politico nel 2007  di  cui  si  viene fatto cenno nei paragrafi 2.3 e 4.11 della  relazione  ispettiva”.

Comunque è istruttiva la lettura completa della relazione: una storia, non  completa ma molto dettagliata, dell’inquinamento mafioso a Brescello con la complicità (o se si preferisce, il silenzio di comodo) del partito che governa da settant’anni il paese di Peppone e don Camillo, che certamente stringono i pugni e i denti nel loro paradiso di celluloide-

Si attendono ora le decisioni del Tar del Lazio.

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