Area ex-Reggiane, “no alla banalizzazione”
La Cgil chiede al Comune un progetto unitario e rispetto per la storia
“Un centro culturale nella palazzina della direzione”

7/6/2016 – Area ex Reggiane: la Cgil chiede all’amministrazione comunale di cambiare strada. Da un promuovendo una discussione pubblico sul futuro delle ex Reggiane, dall’altro passando a una progettazione unitaria dell’area. Perché il rischio della “cementificazione e della banalizzazione” è dietro l’angolo.

In un momento molto delicato, in cui le banche disertano il bando della Stu Reggiane e vengono al pettine i nodi antichi della proprietà dell’area (in capo all’Immobiliare Fantuzzi piena di debiti, col rischio non lontano di una vendita all’asta a pezzetti da parte delle banche stesse), il principale sindacato reggiano ha voluto dire la sua per la tutela delle peculiarità dell’area col suo carico di valori e di memorie: riuso sì, ma rispettoso della storia. Lo ha fatto in una conferenza stampa alla quale hanno partecipato Ramona Campari, della segreteria provinciale Cgil, Luciano Berselli oggi responsabile del Centro studi R60 e Matteo Alberini dello Spi Cgil.

Da sinistra Matteo Alberini (Spi Cgil), Ramona Campari (segreteria Cgil Reggio Emilia) e Luciano Berselli (centro studi R60)

Da sinistra Matteo Alberini (Spi Cgil), Ramona Campari (segreteria Cgil Reggio Emilia) e Luciano Berselli (centro studi R60)

Per la Cgil “l’interesse che nell’ultimo periodo si è riacceso intorno alle Reggiane rappresenta senza dubbio un fatto positivo. Al tempo stesso, questa rinnovata attenzione sottolinea ancora di più la serietà e la difficoltà dei problemi in gioco. Le Reggiane, a partire dall’attuale situazione, propongono un nesso che lega il tema della storia e della memoria con le scelte politiche che riguardano la destinazione urbanistica ed architettonica dell’area.

Sono in corso interventi parziali che dopo il capannone 19 del Tecnopolo prevedono un utilizzo dei capannoni 17 e 18, una sistemazione di Piazzale Europa e il prolungamento di Viale Ramazzini mediante la riapertura del tratto inglobato nel compendio industriale”.

Ma questo modo di procedere da parte dell’amministrazione reggiana, vale a dire senza definire un quadro progettuale unitario sull’insieme dell’area, non trova d’accordo la Cgil.  

“Tale scelta – ha detto Ramona Campari – viene motivata con la disponibilità di finanziamenti e confidando che l’interesse pubblico sia presidiato dal Piano Strutturale Comunale e dallo strumento della Società di Trasformazione Urbana. Tuttavia sono evidenti i pericoli che questa impostazione comporta.

Non è chiaro che cosa si intenda fare. Si susseguono annunci che non trovano conferme.  Non si coglie, in primo luogo, l’occasione che può diventare di straordinario interesse per aprire nella città una discussione pubblica, che favorisca l’espressione di proposte e di interventi dei soggetti culturali e sociali”.

Eppure, aggiunge Berselli, “pensare in complessivo, definire ipotesi progettuali sul futuro delle Reggiane, può, da una parte, costituire una difesa rispetto a soluzioni che tendano alla cementificazione e alla banalizzazione di questo luogo, dall’altra parte può aiutare a trovare interlocutori per interventi validi”.

Per il sindacato di via Roma “è compito dell’Amministrazione Comunale avviare e favorire un percorso di discussione pubblica, proponendo occasioni e sedi di confronto.

Da parte nostra avanziamo una precisa richiesta che riguarda la destinazione della Palazzina centrale della Direzione e degli uffici”.

Intanto la Cgil avanza “una precisa richiesta” che riguarda la destinazione della Palazzina centrale della Direzione e degli uffici.

afferma in proposito Berselli: “Per le sue caratteristiche architettoniche e per la sua collocazione, occorre fin da ora individuare con certezza questo luogo come lo spazio entro cui progettare la conservazione e la valorizzazione della documentazione storica e della memoria, per farne un Centro di studi, di ricerca e di iniziative culturali.

Inoltre, non si può trascurare che lo spazio adiacente alla palazzina degli uffici è il luogo “storico” ove avvenne l’eccidio del 1943, con la necessità di riportarvi al più presto la collocazione della lapide che lo ricorda e la sede naturale delle manifestazioni commemorative”.

“Le officine Reggiane sono storia del movimento operaio e storia dello sviluppo industriale del Novecento. tutto questo non può essere rimosso o sottovalutato, quale che sia il destino dell’area”.

 Su questo piano la Cgil chiede di mettere in campo “valide competenze storiche e scientifiche e prendere in esame esperienze che sono già presenti in diverse città”.

Intanto, la  Camera del Lavoro di Reggio Emilia e del Centro Studi R60 annunciano una serie di iniziative su questi tempi. Il 27 giugno, nel 65° anniversario della prima uscita dalla fabbrica del trattore R60, progettato e costruito dai lavoratori durante l’occupazione del 1951, sarà presentato presso il cinema estivo Ex Stalloni, il film “I giorni dell’R60” che ricostruisce la storia delle Officine Reggiane e delle lotte dei lavoratori.

Il successivo 25 luglio, sempre al cinema estivo Ex Stalloni, in preparazione della manifestazione che ricorderà l’eccidio del 28 luglio 1943, sarà presentato il film “ Officine Reggiane, 28 luglio 1943. I percorsi della memoria”. A entrambe le iniziative interverranno, sindacalisti, scrittori e storici.

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