Affare profughi
Il vicesindaco dice no alla mensa-ghetto in via Turri

16/6/2016 – Il servizio mensa per i richiedenti asilo gestiti dalla cooperativa Dimora d’Abramo deve restare al Locomotore in via Eritrea. E’ perentorio il vicesindaco di Reggio Emilia Matteo Sassi, che boccia senza mezzi termini il trasferimento in vecchio negozio chiuso di via Turri. Qualcosa di più di un’ipotesi, contro la quale si sono ribellati i residenti della zona “calda” della stazione di Reggio Emilia. Per Sassi, lì verrebbe creato un ghetto, mentre l’amministrazione persegue una politica d’integrazione: quindi va bene il Locomotore, che è un ristorante self service aperto a tutti.

Il trasferimento era stato deciso nelle segrete stanze dopo la clamorosa rivolta degli spaghetti scotti, che aveva visto i richiedenti asilo pachistani recarsi in massa in questura per protestare contro la qualità del vitto del Locomotore (ex mensa ferrovieri e storico ristorante low cost di Reggio, dove si è sempre mangiato dignitosamente). Ma a rivelare l’esistenza del progetto erano stati gli abitanti di via Turri che, esasperati da una situazione già caratterizzata da una microcriminalità diffusa e da un’altissima incidenza di immigrati, si sono costiuiti in comitato di quartiere

Dunque il vicesindaco, in una dichiarazione diffusa oggi, afferma che l’amministrazione comunale  “non è a conoscenza della volontà, da parte del gestore, di trasferire la sede del servizio di refezione per le persone richiedenti asilo, che attualmente funziona bene in via Eritrea, presso il locale Il Locomotore, erogatore del servizio per conto dei gestori del piano di accoglienza profughi”.

Ins ostanza, la Dimora d’Abramo avrebbe lasciato la giunta all’oscuro di tutto. ” Pur non avendo, quale Amministrazione, un ruolo diretto nell’attuazione del piano di accoglienza dei richiedenti asilo – aggiunge Matteo Sassi –  riteniamo che il luogo e la qualità del servizio attuale siano positivi, prima di tutto sotto il profilo della socialità e dell’integrazione, e che il servizio debba restare nella sede attuale di via Eritrea” che è  un esercizio di ristorazione aperto a tutti “e, come tale, consente quell’integrazione che da sempre perseguiamo.”

“Sarebbe perciò sbagliato trasferire il servizio in locali – ovunque siano, ad esempio in viale Ramazzini o in via Turri – adibiti esclusivamente al servizio refezione per i richiedenti asilo: l’esclusività potrebbe concorrere a generare isolamento, il che non è ciò che vogliamo”.

Conclude Sassi che, se per ragioni di efficienza e sostenibilità del servizio, si dimostrasse la necessità di aprire aun altro punto di ristorazione, aggiuntivo e non sostitutivo del Locomotore di via Eritrea, allora la giunta è pronta a discuterne “a patto che le caratteristiche siano, anche in tal caso, quelle di non esclusività per i richiedenti asilo, di opportunità di integrazione ed efficacia del servizio”.

 

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