Il Diavolo, il Vescovo, il Carabiniere
Il delitto don Pessina e il caso Nicolini in un libro di Antonio Bernardi
Presentazione all’Arco con Castagnetti, Storchi e Claudio Petruccioli

9/6/2016 – Ricorre quest’anno il 70° anniversario del delitto don Pessina, il parroco di San Martino Piccolo di Correggio che fu assassinato sul sagrato della sua chiesa la sera del 18 giugno 1946, da un commando di partigiani comunisti. Sebbene don Umberto Pessina non abbia ancora ottenuto il diritto  una lapide laica (ciò solo per dire quanta reticenza vi sia ancora sui delitti del dopoguerra), non mancano le iniziative connesse all’anniversario.

Don Umberto Pessina; a destra il corpo ricomposto dopo il delitto

Don Umberto Pessina; a destra il corpo ricomposto dopo il delitto

 

Fra queste, il libro “Il Diavolo, il Vescovo, il Carabiniere” scritto da Antonio Bernardi (ex parlamentare del Pci, già membro del cda della Rai, esponente di spicco dell’area riformista-prampoliniana) uscito in libreria in questi giorni per i tipi delle edizioni Consulta. Nel quale  il Diavolo è il partigiano Germano Nicolini, che passò dieci anni in carcere da innocente  e fu riabilitato solo nel 1994 dopo il Chi sa Parli di Otello Montanari e Vincenzo Bertolini; il Vescovo è Beniamino Socche, che volle a tutti i costi l’ingiusta condanna di Nicolini, e il Carabiniere è il capitano Pasquale Vesce, mandato a investigare sull’omicidio di don Pessina e che, indirizzato propriopo dal vescovo Socche, col suo castello accusatorio mandò in galera Nicolini.

Ildiavolo,il Vescovo, il Carabinieri: libro di Antonio Bernardi sul delitto don Pessina

Ildiavolo,il Vescovo, il Carabinieri: libro di Antonio Bernardi sul delitto don Pessina

Il libro viene presentato oggi 9 giugno, alle 17,30 alla libreria all’Arco (via Emilia Santo Stefano, Reggio Emilia)  in un appuntamento che si preannuncia di grande interesse.

Intervengono due esponenti di primo piano della Prima e della Seconda Repubblica: l’ex vicepresidetne della Camera Pierluigi Castagnetti e Claudio Petruccioli (già dirigente di primo piano del Pci di Berlinguer e poi presidente della Rai). Con Antonio Bernardi dialoga lo storico Massimo Storchi.

“Il Diavolo, il Vescovo, il Carabiniere” non contiene rivelazioni straordinarie. E’ piuttosto una ricostruzione accurata del caso don Pessina nei suoi intrecci col delitto Vischi e il delitto Mirotti,  sino all’uccisione del “Muso” Rino Soragni da parte del sue ex comandante gappista, Alfredo Casoli “Robinson” (lo stesso Robinson che, come ha scoperto di recente Luca Tadolini, fu l’autore materiale del delitto Onfiani, l’operazione terroristica  che fece scattare la rappresaglia fascista con la fucilazione dei sette fratelli Cervi e di Quarto Camurri).

Antonio Bernardi

Antonio Bernardi

Bernardi ripercorre i processi e le vicende politiche, compresi i regolamenti dei conti all’interno del partito,  la drammatica rottura tra il Diavolo e il Pci (quando Arturo Colombi annunciò che il partito non si sarebbe impegnato per ottenere la revisione del processo)  sino al Chi Sa Parli, alla confessione del “terzo uomo” William Gaiti e al nuovo processo di Perugia, nel quale Nicolini fu definitivamente scagionato e riabilitato.

Il valore del libro, che riesce ad affrancarsi dal rischio di una grigia cronologia, sia pure ricca di spunti e interrogativi, e a tratti ha l’incedere del giallo politico, è piuttosto nella lettura della vicenda guardata soprattutto dall’interno del Pci, pur sempre con occhio vigile e critico.

Bernardi prende posizione inscrivendo la vicenda Nicolini all’interno dell’accerchiamento al quale il Pci era sottoposto negli anni della Guerra Fredda. Ed è la parte meno convincente: non perché non contenga un fondo di verità, ma perché meriterebbe ben altri approfondimenti e non affermazioni apodittiche. Sia chiaro: Bernardi non giustifica il comportamento del Pci di allora, e anzi definisce come un “grave errore politico” il silenzio del partito sugli assassini deciso poche ore dopo la morte del parroco di San Martino Piccolo.  Ma nello scorrere delle pagine tale errore politico appare sempre più nello sfondo, mentre si stagliano con vivacità gli eventi che esso finì per generare nei successivi 50 anni.

Germano Nicolini, il comandante Diavolo

Germano Nicolini, il comandante Diavolo

D’altra parte l’autore propende per l’ipotesi che l’omicidio di don Umberto Pessina non fosse stato ordinato dai vertici del partito, ma che fu piuttosto conseguenza  di un incidente, o di un’iniziativa maturata localmente. Ipotesi debole, tenendo conto soprattutto della caratura dei personaggi che decisero di coprire i veri colpevoli (a cominciare da Ottavo Morgotti, che non era un semplice partigiano, bensì l’uomo di collegamento tra il vertice del Pci e la struttura paramilitare). E’ comunque una posizione su cui discutere proficuamente. In fondo, il merito del libro di Antonio Bernardi è proprio di riaprire un dibattito a sinistra, e con la sinistra, sulla questione dei delitti del dopoguerra che dopo la fiammata del Chi Sa Parli langue da una ventina d’anni  per quieto vivere, calcolo politico e anche per un certo tasso d’ignoranza.

(pierluigi ghiggini)

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Una risposta a 1

  1. giuliana Rispondi

    12/09/2017 alle 02:21

    Un appello a tutte le persone perbene, agli storici seri, ai familiari dei Caduti senza croce:

    raccogliete notizie in Parrocchie e Comuni, quel po’ che non è stato fatto sparire, e trasferitelo all’ Ass Caduti e Dispersi RSI, a Norberto Bergna-Torino (tel.334.5635063) o al prof. Antonio Serena- Treviso (349.3702480), autore del famoso I GIORNI DI CAINO sui crimini della resistenza e di altri volumi sulla guerra civile che trovate on line.
    Non disperdiamo la storia e la verità, che è molto diversa, anche ad ascoltare i pocho testimoni rimasti in vita, da quella raccontata sui libri di questo regime dittatorial.
    Grazie, saluti!
    Giuliana l Istriana

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