Uno spettro si aggira per Reggio:
lo stragismo e i delitti del dopoguerra
Scontro in Sala del Tricolore sul museo del Novecento e la storia negata

17/5/2016 – E’ proprio vero che, a dispetto di ogni strategia contraria, la Storia non può restare sepolta per sempre. A distanza di 71 anni dalla Liberazione, i morti del dopoguerra ammazzati e seppelliti in fosse comuni dai partigiani comunisti (molti corpi non sono mai stati più ritrovati) continuano ad aggirarsi come spettri per le strade del reggiano, e si aggirano anche tra i banchi di Sala del Tricolore. Se n’è avuta la conferma nella seduta del consiglio comunale di Reggio emilia, ieri pomeriggio, quando è andata in votazione una mozione del Pd (prima firmataria Federica Franceschini) sull’istituzione di una Museo diffuso del Novecento, da realizzare con gli stanziamenti (due milioni tra il 2016 e il 2017) della legge regionale sulla memoria del Novecento.

La mozione propone in sostanza un percorso, segnato con totem descrittivi e mappato in un sito internet, attraverso i luoghi simbolici della storia politica, economica, militare e civile di Reggio: palazzo Ducale (oggi palazzo Allende), complesso dell’ex Officine Reggiane, ex caserma Zucchi oggi palazzo dell’Università intitolato a Giuseppe Dossetti, il Campovolo etc.

Tutto bene? No, perché la legge sul Novecento continua a mantenere un anacronistico cono d’ombra sulla politica stragista del Triangolo della morte, una delle pagine peggiori della storia del Novecento reggiano ed Emili,a e che proprio per questo non può più essere taciuta.

D’altra parte la mozione del Pd ha fatto riferimento esplicito al coinvolgimento di Istoreco, ma non di altri istituti storici che a differenza della centrale di via Dante hanno tentato di  strappare il velo di reticenza e di omertà sui sugli eccidi, i delitti politici del dopoguerra, sulle fosse comuni, le vendette dirette e trasversali, i regolamenti di conti all’interno dello stesso movimento partigiano e dei compagni non allineati.

Così in consiglio comunale, il capogruppo di Forza Italia Giuseppe Pagliani si è alzato per chiedere che il Museo del Novecento diventi occasione anche per riconciliare Reggio Emilia con questa parte di storia negata, evitando le solite litanie ma facendo in modo che tutti possano riconoscersi e condividere l’ iniziativa. “La storia va ricostruita con i fatti” – ha detto Pagliani – In un percorso diffuso del Novecento non possono mancare il martirio di Rolando Rivi e San Valentino, oppure l’eccidio di Cernaieto, il sacrificio di tante famiglie massacrate”. Un percorso, ad esempio, che deve recuperare anche una visione a 360 gradi della stessa Resistenza, senza che venga lasciato in ombra il contributo delle altre formazioni politiche non comuniste: “tutto questo non vuol dire riscrivere la storia, ma non dimenticare nessuno. Ed è  un fatto grave che nella mozione non si parli di tutto questo”.

 

Giuseppe Pagliani il giorno del ritorno a casa, dopo l'ingiusta detenzione

Giuseppe Pagliani il giorno del ritorno a casa, dopo l’ingiusta detenzione

 

Un discorso sostanzialmente moderato, quello di Pagliani. Di fronte al quale la reazione di una parte del Pd è stata di una violenza stupefacente. L’esponente azzurro aveva ripreso la consigliera Maura Manghi per i suoi gesti di stizza, e lei ha replicato comprendo d’insulti il consigliere di opposizione, sino a proclamare che il suo “è un atteggiamento incompatibile con la dignità di questo consiglio”: “Sfido il consigliere Pagliani a dimostrare che la nostra mozione esclude la memoria dei fatti del dopoguerra”.

Nella discussione si è inserito il consigliere Cesare Bellentani di Alleanza Civica, che ha rilevato come le critiche di Pagliani siano pertinenti: “qualche mese fa, quando ho presentato la mozione per l’intitolazione di una via a Rolando Rivi, mi è stato chiesto di cancellare anche il riferimento al triangolo della morte.se ancora oggi in questo consiglio si ha paura di parlare del Triangolo della morte, è evidente che rischiamo di avere un museo diffuso “unidirezionale”.

 

Maura Manghi

Maura Manghi

Prima il vice capogruppo Pd Cantergiani (“Non vi è una decisione pregiudiziale, questa parte troverà il suo spazio”) poi il sindaco Luca Vecchi hanno cercato contenere l’incendio: “Questo documento non è un progetto compiuto – ha assicurato il primo cittadino – Procederemo con una discussione aperta. Non vi è alcuna volontà di lasciar fuori dalla storia delle città anche momenti impegnativi e delicati”. Un impegno ad affrontare anche la storia degli eccidi comunisti? Neanche il sindaco ha trovato il coraggio di pronunciare le parole giuste e di chiamare col loro nome i delitti del dopoguerra: tuttavia lo spiraglio c’è, e Pagliani ha subito preso la palla al balzo annunciando a breve alcune proposte in merito.

La legge regionale sulla memoria del Novecento: non vi è alcun riferimento ai delitti del dopoguerra

La legge regionale sulla memoria del Novecento: non vi è alcun riferimento ai delitti del dopoguerra

L’ostacolo più serio, in proposito, è costituito proprio dalla legge regionale sulla memoria del Novecento che, in un puntiglioso elenco di situazioni, eventi, periodo e passaggi storici da ricordare,  non spende una parola per il terribile dopoguerra. C’è un  riferimento allo stragismo e alla violenza politica, ma riguarda esplicitamente il terrorismo degli anni Settanta.  Ed è tale legge, non ad altre, che dovrà finanziare il museo diffuso del Novecento . Evidentemente qualcuno nel Pd non ha l’ha letta, ma altri l’hanno letta bene. La mozione è stata approvata con 26 voti favorevoli e 4 contrari di Forza Italia e Lega Nord.

(Pierluigi Ghiggini)

 

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2 risposte a Uno spettro si aggira per Reggio:
lo stragismo e i delitti del dopoguerra
Scontro in Sala del Tricolore sul museo del Novecento e la storia negata

  1. Ivaldo Casali Rispondi

    17/05/2016 alle 12:27

    In riferimento a questo obbrobrio partigianesco di “legge regionale sulla memoria del Novecento” mi permetto di suggerire agli estensori e supporters(“distratti”)di leggersi il saggio storico sulle atrocità partigiane del 2° dopoguerra: “I GRANDI KILLER DELLA LIBERAZIONE” del Prof. Gianfranco Stella. Trattasi di una documentazione completa, che indica centinaia di “killer” con nome e cognome, seguiti da oltre 100 fotografie che raffigurano le loro brutte immagini, associate esse ai crimini seriali a loro ascritti, per numero così come per efferatezza. In aggiunta a ciò vi è l’elenco delle documentate sentenze di condanna e conseguenti pene loro inflitte per diversi anni di carcere dai Tribunali italiani. Ancora nessuno l’aveva mai prodotta, nemmeno Giampaolo Pansa che pure ha detto tanto nei suoi 12 o 13 libri!

  2. divisivo Rispondi

    17/05/2016 alle 18:33

    Non ho letto l’articolo.
    Mi è bastato il titolo.
    Ho seguito questo giornale tutti i giorni in questi mesi di polemica contro questo potere locale che sembra inamovibile.
    Ho condiviso tutto e ho apprezzato la penna brillante di Ghiggini.
    Questo dejavu di polemiche sulla guerra civile italiana mi spiazza, se devo orientarmi sulla base del passato non vado certo con i nostalgici del fascio, penosi per il loro vittimismo dopo essere stati a loro volta carnefici.
    E’ un boccone sgradevole che interrompe l’attualità per far leva sul passato.
    Mi spiace, ma far leva sul passato vuol dire dividere anziché aggregare.
    Ed i numeri della divisione hanno sempre detto che perde la destra.

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