“Sala Tricolore, democrazia calpestata
La presidente Caselli si dimetta”

Mail con la firma falsificata della consigliera Guatteri: penoso scaricabarile su un’impiegata

21/5/2016 – E’ scontro frontale sulla gestione del consiglio comunale da parte dalle presidente dell’assise cittadina, Emanuela Caselli. In ballo c’è una questione  seria, mai registrata prima in queste proporzioni: la difesa della libertà dei consiglieri e il rispetto sostanziale della democrazia in Sala del Tricolore.

Lo scontro,  va da sé, è con le opposizioni che troppe volte sono state trattate rudemente, sino a togliere la parola a consiglieri che avevano il diritto di parlare (come è accaduto nell’ultima seduta al consigliere Bellentani) e che non intendono continuare così.

Emanuela Caselli

Emanuela Caselli

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l’annullamento improvviso di una riunione di commissione (sul nuovo regolamento della Municipale) all’insaputa della presidente della commissione stessa, Alessandra Guatteri, e con una mail firmata illegalmente col suo nome. Cose da regime al tramonto.

Cosa sia accaduto è fin troppo chiaro, secondo le opposizioni: una decisione concordata tra il Pd e la presidenza di Sala del Tricolore in spregio a ogni regola, anche di buona creanza. Per salvare la faccia, Emanuela Caselli ha scaricato la responsabilità sulla segretaria dei gruppi consiliari (che a quanto pare si è accollata la colpa dell’infortunio), ma qualcuno deve pur aver ordinato alla funzionaria di scrivere quella mail. Chi è stato?

Alessandra Guatteri

Alessandra Guatteri

Lo  scaricabarile  ha fatto indignare ancora di più  i consiglieri, e lo scontro si è materializzato proprio nel corso delle commissioni IV e VI convocate congiuntamente  giovedì sera al fine  di rimediare al pasticcio.

Il capogruppo del Pd Andrea Capelli è arrivato ad affermare che “questa è la prassi”, e naturalmente gli oppositori hanno reagito duramente.

Il capogruppo Pd Andrea Capelli

Il capogruppo Pd Andrea Capelli

A interpretare il pensiero di tutti è stato l’avvocato Giuseppe Pagliani, capogruppo di Forza Italia, che ha minacciato un esposto alla magistratura e ha chiesto, in mancanza di un chiarimento serio, le dimissioni di Emanuela Caselli da presidente del consiglio comunale “che mai si è dimostrata all’altezza del ruolo”.

“Abbiamo assistito a un tentativo insensato ed inutile posto in essere dal capogruppo del PD Capelli di giustificare l’invio di una rinuncia alla convocazione di una commissione già in calendario,  senza che la presidente Guatteri avesse mai deciso tale rinuncia”,  ha dichiarato Pagliani al termine della seduta.

“E’ indispensabile chiarire  questo grave corto circuito democratico – ha aggiunto – generato l’inaudita arroganza di una maggioranza che decide ogni scelta, anche la più elementare di tipo tecnico, a propria ed esclusiva volontà. E deve essere chiaro che l’illiceità dell’annullamento di una convocazione ad insaputa del suo Presidente con una missiva inviata a suo nome senza firma,  è un atto che da perseguire in sede giudiziaria”.

Giuseppe Pagliani

Giuseppe Pagliani

“Censuriamo le parole della Presidente del consiglio Caselli che ha cercato di scaricare sui dirigenti la responsabilità di una condotta che non è stata in grado Lei di gestire. Questo fatto dovrà essere chiarito al più presto, diversamente presenteremo un esposto e chiederemo concomitantemente le dimissioni della Presidente del consiglio Caselli Emanuela, mai in questi due anni dimostratasi all’altezza del ruolo che ricopre”.

Aa parte sua Alessandra Guatteri, consigliera 5 Stelle e il cui nome è stato utilizzato illegalmente come presidente di Commissione, condanna lo scaricabarile nei confronti dell’apparatoche in un ambiente di lavoro privato “verrebbe assimilato al mobbing“.

“Non accettiamo minimamente questa linea,  in quanto é palese e ovvio che un dipendente comunale non improvvisa di sua iniziativa il cambio di una commissione consiliare senza una pressione politica. Le colpe devono emergere e devono essere chiare. Non possono assumersi i dipendenti le colpe per i soprusi dei politici. In ambienti di lavoro privato tutto questo sarebbe assimilato al mobbing.

Pretendiamo un chiarimento su quanto accaduto – aggiunge Guatteri – e preannunciamo una interrogazione a risposta scritta per sapere chi ha sollecitato ai dipendenti questa modifica della commissione”.

Di certo la posizione di Emanuela Caselli è diventata difficile: anche se il Pd la difende a spada tratta, come può restare al suo posto quale garante delle prerogative di tutti i consiglieri dopo quello che è accaduto?

(p.l.g.)

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