“No alla mensa dei profughi”
Via Turri in rivolta contro il Comune

di Pierluigi Ghiggini
22/5/2016 – La gestione degli 800 richiedenti asilo sistemati a Reggio Emilia, da parte della cooperativa Dimora d’Abramo (che nel 2015 ha realizzato 7,8 milioni di euro ed è legata a doppio filo all’ex assessore Mimmo Spadoni, oggi diretto collaboratore del ministro Delrio a Roma, per lungo tempo direttore della stessa cooperativa) continua a creare problemi.
Prima l’incredibile rivolta degli spaghetti scotti da parte di un gruppo di pachistani, con tanto di protesta in Questura, ora la mobilitazione dei residenti di via Turri contro l’apertura di una mensa per i migranti sempre su iniziativa della Dimora d’Abramo, in una zona caratterizzata da degrado e tensioni sociali, dove le forze dell’ordine da un paio d’anni hanno avviato una lunga e paziente opera di bonifica.
Via Turri a Reggio Emilia

Via Turri a Reggio Emilia

A Reggio le autorità locali si lavano la bocca a ogni più sospinto con le parole partecipazione e condivisione, in realtà al momento opportuno , quando le questioni sono delicate o coinvolgono determinati interessi, le pietanze si confezionano nelle cucine segrete e vengono fatte trangugiare ai cittadini a cottura avvenuta. Così venerdì sera i cittadini di via Turri si sono riuniti, hanno costituito un comitato di quartiere per difendersi da decisioni o sbagliate e soprattutto per reclamare trasparenza e rapporti corretti con l’amministrazione.
Contestano la decisione – che ripetiamo, non è stata annunciata ufficialmente, e su cui non dà risposte l’amministrazione comunale del sindaco Luca Vecchi e del vicesindaco alla cosiddetta coesione sociale Matteo Sassi –  di trasferire una cinquantina di richiedenti asilo in via turri, in un negozio trasformato in fretta e furia in una mensa.
E non si venga a parlare di razzismo, perchè alla riunione erano presenti persone di diverse nazionalità. Era presente anche Khadija Lamami, che ha guidato la protesta contro il taglio di gas e acqua calda da parte di Iren in interi palazzi.
Ma ecco cosa scrivono: “Noi cittadini di Via Turri siamo vivamente preoccupati perché da alcuni giorni gira una voce che non riusciamo a verificare nemmeno presso l’amministrazione comunale:  sembra che al civico 29, in un locale a uso negozio, verrà allestita una mensa per i migranti ospiti presso i centri di accoglienza gestiti dalla cooperativa Dimora di Abramo. Sembra che il locale sia stato affittato dal circolo dei ferrovieri di Via Eritrea (il self service Locomotore, ndr.) dopo le lamentele degli abituali avventori, infastiditi dalla presenza dei migranti”.
“Circa questa voce  pretendiamo chiarezza e sottolineiamo due temi – afferma il comitato –  Il primo è che non ci sembra una soluzione positiva mandare circa 50 persone in un negozio in via Turri convertito a refettorio, senza le adeguate strutture di servizi igienici e luoghi di sosta: la via è notorio ha una surplus di immigrati e questa ipotesi creerebbe un disagio ai residenti.
Ci pare una soluzione fin troppo scontata inviare altri migranti in Via Turri.
Secondo punto, sottolineiamo come con troppa facilità l’ amministrazione scarichi su via Turri un tema di carattere cittadino senza nessuna discussione o condivisione, e percepiamo in questa decisione un velato pregiudizio verso il quartiere e gli stessi profughi.
Ci pare non considerato il rischio di  emarginazione che genera  altra emarginazione”.
Aggiungono i cittadini  che “sarebbe molto più semplice convocare un tavolo cittadino con tutte le organizzazioni interessate al tema e in quella sede aprire una discussione vera sulla presenza dei profughi a Reggio Emilia e la loro gestione”. E richiamano l’amministrazione comunale alla correttezza di rapporti e atteggiamenti: “Un presupposto per la fiducia è la trasparenza e quindi noi cittadini non dovremmo casualmente  venire a conoscenza di un avvenimento dal forte impatto sulla nostra quotidianità senza essere informati e senza alcun confronto, obbligandoci a accettare decisioni prese in sedi lontane dal quartiere”.
E concludono: “Siamo contrari ad una gestione di questo tipo, sappiamo che la convivenza è un esercizio molto difficile e per questo ci sentiamo di chiedere all’amministrazione di sottoporre questo esercizio all’intera città, ad esempio suddividendo nelle diverse mense presenti in centro storico il gruppo dei migranti e dei profughi. Ma meglio ancora sarebbe che tutti insieme prendessimo decisioni”.
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