Mafia a Brescello, “il partito è infetto”
Le relazioni integrali di Alfano e del prefetto Ruberto
Il decreto di scioglimento del consiglio comunale
Pupi e pupari della Coffrini connection

11/5/2016 – La Gazzetta Ufficiale di ieri 10 maggio ha pubblicato il decreto con cui il Presidente della Repubblica ha sciolto il consiglio comunale di Brescello per “ingerenze della criminalità organizzata” che ha determinato una “situazione  di  grave inquinamento e deterioramento dell’amministrazione comunale” con “grave pregiudizio agli interessi della collettività” e “la perdita di credibilità” dell’istituzione locale”.

Col decreto è stata nominata una commissione straordinaria per la gestione del comune di Brescello che resterà in carica 18 mesi, come indicato nel rapporto del ministro degli Interni Alfano (che costituisce parte integrante del decreto) in ragione dell’estensione del condizionamento mafioso, o comunque sino all’insediamento dei nuovi organi elettivi.

 

La piazza di Brescello con la statua di Peppore, muto testimone di altri tempi

La piazza di Brescello con la statua di Peppore, muto testimone di altri tempi

I commissari sono  il viceprefetto Michele Formiglio (già commissario prefettizio nominato all’atto delle dimissioni dell’ex sindaco Pd Marcello Coffrini) il viceprefetto Antonio Oriolo e la dirigente Luciana Luciano’.

Pubblichiamo di seguito la relazione del ministro Alfano al presidente Mattarella e la relazione del prefetto Ruberto al ministero con i clamorosi risultati della commissione di accesso che ha lavorato per sei mesi a Brescello. Gli omissis sono nell’allegato.

Le due relazioni entrano nel dettaglio di come il clan ‘ndranghestista (Grande Aracri, ma il nome è sempre coperto dagli omissis) abbia infettato in profondità l’amministrazione da un lato, e il tessuto sociale dall’altro. Ma l’analisi del prefetto Ruberto mette anche in luce l’intreccio dei rapporti tra politica locale e cosca, puntando il dito sulla continuità famigliare ai vertici del comune (i due ex sindaci padre e figlio, Ermes Coffrini e Marcello Coffrini, entrambi avvocati, ndr.).

“La   consorteria ‘ndranghetista presente sul territorio ha trovato nel Comune non solo una  continuita’  di  indirizzo  politico  favorevole  ma  anche  una struttura  disponibile  e  non  impermeabile  al  suo  volere – ha scritto Ruberto  – Cio’, sicuramente per “amore del quieto vivere”, tradottosi nel tempo in un condizionamento inerte e passivo, ma anche,  verosimilmente,  per  il timore di doversi confrontare con personaggi dallo spessore forte  ed impositivo appartenenti alla cosca”.

E ancora: “Non va  peraltro  sottaciuta,  al riguardo, la circostanza che la componente calabrese ha rappresentato e rappresenta tuttora una parte consistente della popolazione, con un peso non indifferente sul piano elettorale.     La  capacità  di  penetrazione  della   consorteria   malavitosa nell’ambiente  politico  locale  e’  chiaramente  connotata   da   un carattere di “trasversalità”, difatti la  Commissione  ha  accertato che anche taluni esponenti  dell’attuale  opposizione,  autori  negli ultimi anni di  denunce  su  presunte  infiltrazioni  mafiose,  hanno anch’essi, in passato, avuto rapporti amicali e di frequentazione con alcuni soggetti vicini alla cosca”.

“Comunque – sottolinea  il Prefetto di Reggio Emilia –  uno  degli  elementi  determinanti   e’   dato   dalla sostanziale continuita’ politico-famigliare che  ha  visto  governare ininterrottamente il comune di Brescello negli ultimi  trent’anni  da amministrazioni guidate o egemonizzate da  esponenti  della  famiglia …omissis…, (per lunghi anni il padre …omissis…, e,  dal  2009 in poi il figlio …omissis… prima assessore e poi sindaco)”.

E aggiunge: “Oltre  che  dalla  costante  partecipazione  di  esponenti  della famiglia   …omissis…   le   varie   amministrazioni    si    sono caratterizzate per la ricorrente presenza di  determinati  personaggi che     hanno     contribuito     ad      assicurare      continuita’ politico-amministrativa e di intenti. Assume,  pertanto,  rilievo  la circostanza che amministratori nei precedenti mandati, e ora presenti nell’attuale compagine delle Giunta (…omissis… e  …omissis…), siano entrati in relazione con taluni imprenditori edili  di  origine calabrese, vicini alla ‘ndrangheta, per effetto della  partecipazione congiunta ad un comitato locale politico nel 2007  di  cui  si  viene fatto cenno nei paragrafi 2.3 e 4.11 della  relazione  ispettiva.

L’elenco è lungo. Si legge nella relazione:  “In detto comitato erano presenti: … omissis…, ex sindaco storico  di Brescello,  padre  dell’attuale  sindaco  in  carica;  …omissis…; …omissis, figlio di … omissis… comproprietario della omissis… destinataria di interdittiva antimafia (cfr paragrafo 3 del  capitolo 4);  …omissis…;  …omissis…,  genero  di  …   omissis…   e contitolare  di  quote  in  societa’  con  …  omissis  …  nonche’ denunciato per minacce aggravate, con il metodo mafioso,  all’attuale consigliera  …omissis  …  (cfr  paragrafo  4  del  capitolo   4); …omissis… attuale Assessore comunale che ha ricoperto  la  carica di consigliere nei tre  mandati  precedenti  (dal  1999  al  2014)  e componente della Commissione permanente urbanistica  in  entrambe  le Giunte …omissis… insieme con … omissis … e l’attuale  sindaco …omissis…; … omissis …, Assessore nell’attuale  mandato  sino al 28 febbraio 2015 e Consigliere comunale nei due mandati  1999-2009 e Assessore nel penultimo mandato 2009 – 2014; …omissis…, attuale membro del consiglio  direttivo  della  …omissis…  e’  componente della Commissione permanente urbanistica  nel  periodo  2004  –  2009 insieme con …omissis… e l’attuale sindaco …omissis…”.

Gli omissis, come detto, sono contenuti nella relazione pubblicata in Gazzetta Ufficiale

Il comitato politico al quale Ruberto fa riferimento è in tutta evidenza il Pd locale con le liste elettorali (civiche o di partito) ad esso collegate. La rete è impressionante.  Il prefetto rileva in proposito che   “la compartecipazione al predetto comitato politico dei menzionati soggetti, in parte amministratori comunali, fornisce una  lettura  in chiave sintomatica  ed  emblematica  di  cointeressenze  politiche  e comunque di strette relazioni tra i componenti del comitato stesso, a testimonianza di una comunanza di idee e di orientamenti.”

IL DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visto il proprio decreto in data 24 febbraio 2016 con il quale,  ai
sensi  dell’art.  141,  comma  1,  lettera  b),  n.  2,  del  decreto
legislativo  18  agosto  2000,  n.  267,  il  consiglio  comunale  di
Brescello (Reggio Emilia) e’ stato sciolto a causa  delle  dimissioni
rassegnate dal sindaco eletto nelle consultazioni amministrative  del
25 maggio 2014;
Considerato  che,  all’esito  di  approfonditi  accertamenti,  sono
emerse forme di ingerenza della criminalita’  organizzata  che  hanno
esposto l’amministrazione a pressanti condizionamenti, compromettendo
il buon andamento e l’imparzialita’ dell’attivita’ comunale;
Rilevato,   altresi’,   che   la   permeabilita’    dell’ente    ai
condizionamenti esterni della criminalita’  organizzata  ha  arrecato
grave pregiudizio agli interessi della collettivita’ e ha determinato
la perdita di credibilita’ dell’istituzione locale;
Ritenuto che, al fine di porre rimedio  alla  situazione  di  grave
inquinamento e deterioramento dell’amministrazione comunale, si rende
necessario far luogo  allo  scioglimento  del  consiglio  comunale  e
dispone  il  conseguente  commissariamento  dell’ente   locale,   per
rimuovere tempestivamente gli effetti pregiudizievoli per l’interesse
pubblico e per assicurare il risanamento dell’ente locale;
Visto l’art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267;
Vista la proposta del Ministro dell’interno, la  cui  relazione  e’
allegata al presente decreto e ne costituisce parte integrante;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri,  adottata  nella
riunione del 20 aprile 2016;

 

Decreta:

Art. 1   La gestione del comune di Brescello (Reggio  Emilia)  e’  affidata, per la durata di diciotto  mesi,  ad  una  commissione  straordinaria composta da:     dott. Michele Formiglio – viceprefetto;     dott. Antonio Oriolo – viceprefetto;     dott.ssa Luciana Luciano’ – dirigente seconda fascia – Area 1.

Art. 2

La commissione straordinaria per la  gestione  dell’ente  esercita,
fino all’insediamento degli organi ordinari  a  norma  di  legge,  le
attribuzioni spettanti al  consiglio  comunale,  alla  giunta  ed  al
sindaco nonche’ ogni altro potere ed incarico connesso alle  medesime
cariche.
Dato a Roma, addi’ 20 aprile 2016

MATTARELLA

Controfirmato: Renzi, Presidente del Consiglio
dei ministri

Al Presidente della Repubblica

LA RELAZIONE DEL MINISTRO ALFANO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Al Presidente della Repubblica

Nel comune di Brescello (Reggio Emilia)  sono  state  riscontrate
forme di ingerenza da parte della criminalita’ organizzata che  hanno
compromesso la libera determinazione e l’imparzialita’  degli  organi
eletti nelle consultazioni amministrative del 25 maggio 2014, nonche’
il  buon  andamento  dell’amministrazione  ed  il  funzionamento  dei
servizi,  con  grave  pregiudizio  dell’ordine  e   della   sicurezza
pubblica.
Le risultanze di alcune inchieste giudiziarie svolte negli ultimi
anni hanno reso palese la presenza sul  territorio  comunale  di  una
cosca  della  ‘ndrangheta  interessata  ad  infiltrarsi  nel  tessuto
economico-sociale anche attraverso l’opera  di  imprenditori  collusi
che hanno favorito il riciclaggio di denaro proveniente da  attivita’
criminali.
Emerge dalle indagini  la  figura  di  un  esponente  malavitoso,
residente a Brescello – legato, per vincoli parentali, ad una ‘ndrina
operante al di fuori del contesto regionale emiliano  –  destinatario
di una condanna definitiva per  mafia  e  di  misure  di  prevenzione
patrimoniale per un valore di circa cinque milioni di euro, in  parte
gia’ confiscati.
Recentemente e’ stata data esecuzione ad una ulteriore operazione
di polizia giudiziaria nei confronti di beni appartenenti al predetto
esponente  malavitoso,  con  il  sequestro  di  immobili,  aziende  e
terreni. Nel corso delle  ultime  indagini  e’  stata  accertata,  in
particolare, la capacita’ della cosca di acquisire appalti pubblici e
privati e di ostacolare il libero esercizio del voto.
La  presenza  della  criminalita’  organizzata  sul   territorio,
l’attribuzione da parte del comune di lavori a  ditte  poi  risultate
destinatarie di provvedimenti  prefettizi  interdittivi,  le  minacce
perpetrate ai danni di alcuni  amministratori  comunali,  nonche’  la
continuita’ nel governo dell’ente da parte di  alcuni  amministratori
eletti nelle ultime consiliature, sono stati i segnali di allarme che
hanno indotto il Prefetto di Reggio Emilia, con decreto del 10 giugno
2015, poi prorogato, a disporre una mirata attivita’ di  accesso  nel
comune di Brescello, ai sensi dell’art. 143,  comma  2,  del  decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (TUOEL).
La Commissione incaricata delle verifiche ispettive ha depositato
le proprie conclusioni, sulle cui  risultanze  il  Prefetto,  sentito
nella seduta del 12 gennaio 2016 il Comitato provinciale per l’ordine
e  la  sicurezza  pubblica  integrato  con  la   partecipazione   del
Procuratore distrettuale antimafia di Bologna e del Procuratore della
Repubblica di Reggio Emilia, ha redatto l’allegata relazione  del  20
gennaio  2016,  che  costituisce  parte  integrante  della   presente
proposta, in cui si da’ atto della sussistenza di concreti, univoci e
rilevanti  elementi  su  collegamenti  diretti  ed  indiretti   degli
amministratori locali con la criminalita’ organizzata di tipo mafioso
e su forme di condizionamento degli stessi, riscontrando  pertanto  i
presupposti per l’applicazione delle misure di  cui  al  citato  art.
143.

Marcello Coffrini col passo palco per una manifestazione elettorale del Pd

Marcello Coffrini col passo palco per una manifestazione elettorale del Pd

Il 30 gennaio 2016, il sindaco  di  Brescello  ha  rassegnato  le
dimissioni dalla carica, ai sensi dell’art. 53 del TUOEL,  che  hanno
dato  luogo  allo  scioglimento  del  consiglio  comunale   ed   alla
contestuale nomina, con decreto del Presidente  della  Repubblica  24
febbraio 2016, di un commissario  straordinario  per  la  provvisoria
gestione amministrativa del comune, ai sensi dell’art. 141 del TUOEL.
I lavori svolti dalla commissione d’accesso hanno preso in esame,
oltre all’intero andamento gestionale dell’amministrazione  comunale,
la cornice criminale ed il contesto ove si colloca l’ente locale, con
particolare riguardo ai rapporti tra gli amministratori e  la  locale
consorteria.
Il Prefetto considera innanzitutto come,  attraverso  le  moderne
strategie sociali, la cosca operante  a  Brescello  sia  riuscita  ad
accreditarsi  nelle   articolazioni   economiche   e   sociali,   con
comportamenti solo apparentemente  innocui,  allo  scopo  di  evitare
reazioni di allarme sociale che si sarebbero  potute  prefigurare  in
presenza di episodi violenti ed eclatanti.
L’atteggiamento di acquiescenza degli amministratori comunali che
si sono avvicendati alla guida dell’ente, nei confronti della  locale
famiglia malavitosa, in linea con le predette strategie,  si  e’  poi
trasformato in una condizione di vero e  proprio  assoggettamento  al
volere di alcuni affiliati alla cosca, nei cui riguardi l’ente, anche
quando  avrebbe  dovuto,  e’  rimasto,  negli  anni,  sostanzialmente
inerte.
Significative,   in   tal   senso,   sono   la    tolleranza    e
l’accondiscendenza del sindaco nei confronti della figura di  vertice
della consorteria locale, tanto radicate da indurlo a  rilasciare  ai
media, il 28 agosto 2014, alcune dichiarazioni di grande  impatto  in
favore del capo cosca locale, in contrasto con il ruolo istituzionale
svolto, che  esige  rigore  morale  ed  osservanza  dei  principi  di
legalita’, imparzialita’ e terzieta’.
Le esternazioni pubbliche del  primo  cittadino  hanno  provocato
polemiche sia all’interno dell’amministrazione, con la  presentazione
di una mozione di sfiducia  –  respinta  il  29  settembre  2014  dal
consiglio comunale  –  che  all’esterno,  con  l’avvio  di  un  ampio
dibattito mediatico, sfociato in una manifestazione pubblica.
Alla predetta manifestazione hanno  partecipato  anche  esponenti
della locale cosca,  che  hanno  attivamente  assicurato  il  proprio
sostegno all’amministratore. Nell’occasione e’ stata  effettuata  una
raccolta di firme, molte delle quali appartenenti a soggetti vicini o
contigui alla consorteria.
E’ un dato fattuale che tra i latori della lista delle  firme  vi
fosse anche un soggetto legato da stretti vincoli  familiari  con  il
titolare di una ditta che ha operato per il comune nel settore edile,
poi raggiunta da interdittiva prefettizia antimafia.
Si  tratta  della  stessa  ditta  che  aveva  sponsorizzato,  nel
settembre 2013, la realizzazione di  una  rotonda  stradale,  con  la
fornitura di materiale e di parte della manodopera, in  base  ad  una
iniziativa, del tutto personale e privata,  di  un  soggetto,  futuro
candidato sindaco di Brescello, presentatore  di  una  lista  che  al
tempo e’ risultata la seconda piu’ votata.
Il promotore dell’iniziativa in questione – che sara’ poi  eletto
consigliere comunale di minoranza in  occasione  delle  consultazioni
elettorali del 2014 – al termine dei  lavori  ha  dato  pubblicamente
atto, attraverso gli organi di stampa, del contributo  spontaneamente
fornito  dall’impresa,  assicurando  in  tal  modo  una  credibilità
sociale  alla  ditta  controindicata,  di  cui  ne   ha   apertamente
riconosciuto la generosità e la disponibilità nei  confronti  della
citta’.
All’epoca dei fatti, un consigliere comunale  di  maggioranza  in
carica  svolgeva  anche  le  funzioni  di  membro  della  commissione
permanente urbanistica e quelle di responsabile tecnico  della  ditta
sponsorizzatrice.
In occasione, poi, di un importante evento  comunale  che  si  e’
svolto con il patrocinio del  comune  il  22  agosto  2015,  la  «17ª
camminata Peppone e Don Camillo»,  la  sponsorizzazione  economica  e
mediatica dell’iniziativa e’ stata assicurata anche da una  ditta  il
cui  amministratore  unico  e’  sempre  il   titolare   della   ditta
controindicata di cui si e’ trattato.
La cosca ha cercato, durante la campagna elettorale relativa alle
consultazioni  amministrative  del  2014,  di   violare   la   libera
espressione  del  voto,  tentando,  con  minacce,  di   impedire   la
candidatura, non gradita alla consorteria, di  un  soggetto  che  poi
diverra’ consigliere  di  minoranza.  Esercitando  il  tipico  metodo
mafioso della sopraffazione, le stesse minacce sono state rivolte  ad
uno stretto congiunto del predetto amministratore.
Sintomatiche  delle  indebite  interferenze  della   criminalita’
organizzata sono le intimidazioni ai danni di un consigliere comunale
di minoranza, particolarmente attivo in iniziative volte a richiamare
l’attenzione  della  popolazione  sulla  presenza  della  cosca   sul
territorio comunale.
Le successive  indagini  preliminari  condotte  a  seguito  della
denuncia   degli   episodi    di    intimidazione    hanno    portato
all’individuazione  di  alcuni  soggetti  ritenuti  responsabili  dei
fatti, tra cui figurano uno stretto congiunto  del  locale  esponente
mafioso, alcuni sottoscrittori della raccolta di firme in favore  del
sindaco,  nonche’  un  altro  componente  della  famiglia  malavitosa
locale, accusato, in particolare, di aver costretto, con minacce,  il
predetto amministratore ad intervenire con un  comunicato  stampa  di
rettifica in relazione ad alcune dichiarazioni rese. Nell’ambito  del
processo a carico di quest’ultimo, nell’udienza del 3 febbraio  2016,
il  Pubblico  ministero  ha  chiesto  la  condanna  ad  anni  20   di
reclusione.
Alcuni  dei  predetti  soggetti  erano  stati  destinatari  delle
contestate benevole considerazioni del sindaco, esternate  nel  corso
dell’intervista del 28 agosto 2014.
Rileva,  ai   fini   della   presente   relazione,   la   vicenda
dell’assegnazione di un alloggio demaniale ad un parente  del  locale
vertice della ‘ndrina, peraltro in passato tratto in arresto  per  il
delitto di estorsione.
L’immobile, che nel 2008 era stato acquisito in concessione dalla
regione Emilia-Romagna, dopo alcuni  interventi  di  ristrutturazione
disposti dal comune, e’ stato assegnato in sub-concessione,  fino  al
2013, al predetto congiunto dell’esponente mafioso, che gia’ occupava
abusivamente lo stabile.
Da quella data ad oggi, anche se  il  contratto  e’  scaduto,  il
sub-concessionario continua ad occupare la struttura comunale,  senza
aver mai versato alcun canone all’amministrazione.
Il  mancato  pagamento  dei  canoni   di   locazione   troverebbe
giustificazione  nel  fatto  che  il  comune   ha   riconosciuto   al
sub-concessionario un credito dallo  stesso  maturato  per  ulteriori
opere  di  sistemazione  dei  locali  –  peraltro   mai   autorizzate
dall’ente, ne’ collaudate – il cui ammontare non  risulta  comprovato
da alcuna fattura o ricevuta.
Grave e’ anche la circostanza che l’attribuzione dell’alloggio e’
avvenuta in deroga alle graduatorie comunali, in base ad  una  scelta
discrezionale dell’amministrazione,  adottata  in  assenza  di  alcun
criterio oggettivo.
Anche un altro  soggetto  risulta  beneficiario  di  un  alloggio
demaniale, con esiguo canone di locazione, assegnato dal comune sulla
base della dichiarazione  reddituale  dell’interessato,  sulla  quale
l’ente non ha mai disposto alcuna verifica circa l’effettivo stato di
bisogno del dichiarante, che – gravato da precedenti di polizia –  e’
legato da vincoli parentali con esponenti  della  consorteria  ed  e’
amministratore unico di una societa’ confiscata alla cosca.
L’atteggiamento   di   accondiscendenza   nei   confronti   della
consorteria ha connotato la conduzione dell’ente nel  corso  di  piu’
consiliature e si e’ andato consolidando negli anni anche grazie alla
sostanziale continuita’ gestionale derivante dalla costante  presenza
di alcuni amministratori, che  si  e’  tradotta  in  una  continuita’
politico-amministrativa e di intenti  degli  organi  elettivi,  senza
prese di posizione o interventi in discontinuita’  rispetto  a  fatti
che si sono verificati in passato.
Nel   2011   l’amministrazione    comunale    ha    avviato    la
ristrutturazione  dell’ultimo  piano  dell’edificio  scolastico,  per
mutarne la destinazione.  I  lavori  di  rifacimento  del  manufatto,
eseguiti prevalentemente con fondi pubblici su un bene demaniale, non
sono stati commissionati dal comune, ma affidati da  un’associazione,
all’uopo istituita, divenuta stazione appaltante in violazione  della
normativa in materia di appalti pubblici.
La predetta associazione ha infatti commissionato le opere ad una
societa’ oggi confiscata, riconducibile ad uno  stretto  parente  del
piu’ volte citato vertice della consorteria.
Secondo  quanto  riferito  dalla  commissione   d’indagine,   gli
interventi sarebbero stati  affidati  alla  ditta  in  questione  per
l’asserita possibilita’ di proseguire i  lavori  anche  nel  mese  di
agosto, senza alcuna interruzione per la  pausa  estiva;  l’attivita’
degli operai e’ stata, invece, sospesa il 29 luglio,  per  riprendere
il 25 agosto 2011 e terminare il 20 settembre 2011.
Rileva il Prefetto di Reggio Emilia  come  nella  vicenda  l’ente
abbia assunto un comportamento estremamente incauto sul  piano  della
regolarita’ amministrativa della  procedura  adottata  nonche’  sulla
scelta,  tramite  un  terzo  privato,  di  un  soggetto   appaltatore
assolutamente controindicato.
Non e’ priva di significato  la  circostanza  che  all’epoca  dei
fatti l’attuale  sindaco  svolgesse  le  funzioni  di  assessore  con
deleghe all’urbanistica ed edilizia privata,  ambiente,  sicurezza  e
commercio.
Oltre all’emblematica vicenda  del  cambiamento  di  destinazione
dell’edificio  scolastico,   assumono   rilievo   nell’ottica   della continuita’ gestionale dell’ente, le assunzioni  di  soggetti  vicini
alla ‘ndrangheta, l’adozione della variante per la  realizzazione  di
un esercizio commerciale, gli  affidamenti  nel  settore  dei  lavori
pubblici a ditte controindicate.
I fatti sopra illustrati non disgiunti dall’articolata  serie  di
elementi indiziari risalenti anche alle  precedenti  consiliature  in
relazione ai collegamenti  tra  la  criminalita’  organizzata  e  gli
amministratori dell’ente inducono a ritenere urgente  l’adozione  del
provvedimento di cui all’art. 143 del TUOEL, quale misura avanzata di
prevenzione, per assicurare la massima  tutela  dell’interesse  della
collettivita’ brescellese.
Le  circostanze  analiticamente  esaminate   e   dettagliatamente
riferite nella relazione del Prefetto hanno  rivelato  una  serie  di
condizionamenti dell’amministrazione comunale di Brescello,  volti  a
perseguire  fini  diversi  da   quelli   istituzionali,   che   hanno
determinato   lo   svilimento   e   la   perdita   di    credibilita’
dell’istituzione locale, nonche’ il pregiudizio degli interessi della
collettivita’,  rendendo  necessario  l’intervento  dello  Stato  per
assicurare la riconduzione dell’ente alla legalita’.
Sebbene il processo di ripristino della legalita’  nell’attivita’
del comune sia  gia’  iniziato  attraverso  la  gestione  provvisoria
dell’ente affidata al commissario straordinario, ai  sensi  dell’art.
141 del citato decreto legislativo n. 267/2000, in considerazione dei
fatti suesposti e per garantire l’affrancamento dalle influenze della
criminalita’,  si  ritiene,  comunque,  necessaria  la  nomina  della
commissione straordinaria di cui all’art. 144  dello  stesso  decreto
legislativo, anche per  scongiurare  il  pericolo  che  la  capacita’
pervasiva delle organizzazioni criminali possa di nuovo esprimersi in
occasione delle prossime consultazioni elettorali.
L’arco temporale piu’ lungo previsto dalla legge per la  gestione
straordinaria consente anche l’avvio di iniziative  e  di  interventi
programmatori che, piu’  incisivamente,  favoriscono  il  risanamento
dell’ente.
Rilevato che, per  le  caratteristiche  che  lo  configurano,  il
provvedimento  dissolutorio  previsto  dall’art.  143   del   decreto
legislativo citato puo’  intervenire  quando  sia  gia’  disposto  il
provvedimento per altra causa,  differenziandosene  per  funzioni  ed
effetti, si propone l’adozione della misura di rigore  nei  confronti
del comune di Brescello (Reggio Emilia), con conseguente  affidamento
della gestione dell’ente locale ad una commissione straordinaria cui,
in  virtu’  dei  successivi  articoli  144  e  145,  sono  attribuite
specifiche competenze  e  metodologie  di  intervento  finalizzate  a
garantire, nel tempo, la rispondenza  dell’azione  amministrativa  ai
principi  di  legalita’  e   al   recupero   delle   esigenze   della
collettivita’.
In  relazione  alla  presenza  ed  all’estensione  dell’influenza
criminale,  si  rende  necessario  che  la  durata   della   gestione
commissariale sia determinata in diciotto mesi.
Roma, 8 aprile 2016

La foto del ministro Delrio insieme al sindaco di Brescello Marcello Coffrini pubblicata sul blog di Beppe Grillo

La foto del ministro Delrio insieme al sindaco di Brescello Marcello Coffrini pubblicata sul blog di Beppe Grillo

LA RELAZIONE PER PREFETTO DI REGGIO EMILIA RAFFAELE RUBERTO

PREFETTURA DI REGGIO EMILIA                   Ufficio territoriale del governo Prot. 28/OES/R                                        Reggio Emilia, 20 gennaio 2016                                       All’On.le Ministro dell’interno                                                                  ROMA

Oggetto: Relazione ex art. 143, comma 3 TUEL a seguito  di  attivita’   di  indagine  della  Commissione  d’accesso  presso  il  comune  di   Brescello.    

A seguito di atto di delega n. 17102/128/70(3) del 7 maggio 2015, con provvedimento n. 319/h/12.B02 datato 10 giugno 2015 (Allegato 1), lo scrivente ha disposto una mirata attivita’ di accesso  nel  comune di  Brescello,  al  fine   di   accertare   eventuali   fenomeni   di infiltrazione o di  condizionamento  di  tipo  mafioso  nell’apparato politico   ed   amministrativo   dell’Ente,   nominando   un’apposita Commissione di indagine di cui all’art. 143 – comma  2,  del  decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267,  cosi’  composta:  …omissis…; …omissis…; …omissis…;.     Con ulteriore decreto di pari numero  datato  17  giugno  2015  e successiva integrazione del 2 luglio  2015,  e’  stato  istituito  un apposito  Gruppo  di  supporto  e  consulenza   in   relazione   alle professionalita’ specifiche nei vari settori  di  interesse  ai  fini dell’indagine,   cosi’   composto:   …omissis…,    …omissis…, …omissis…, …omissis….

La Commissione di indagine si e’ insediata presso  il  comune  di Brescello in data 10 giugno 2015.     L’incarico, della durata iniziale  di  tre  mesi,  e’  stato  poi prorogato con  decreto  prefettizio  n.  462/H/12.B02Gab  in  data  9 settembre 2015,  per  ulteriori  tre  mesi.  Ultimati  i  lavori,  la Commissione, nei termini previsti dalla  legge,  segnatamente  il  10 dicembre u.s., ha rassegnato allo scrivente la  relazione  conclusiva dell’indagine, corredata dai relativi  allegati,  che  si  unisce  in duplice copia, in formato elettronico ed in formato cartaceo.     In data 12 gennaio u.s., secondo quanto disposto  dall’art.  143, comma 3 del  decreto  legislativo  n.  267/2000,  si  è  tenuta  una riunione  del  Comitato  provinciale  per  l’ordine  e  la  sicurezza pubblica, esteso alla partecipazione, come  normativamente  previsto, del Procuratore distrettuale antimafia di Bologna e  del  Procuratore della Repubblica di Reggio Emilia.

Si premette che, in esito  all’approfondita  disamina  svolta  in Comitato dei contenuti della relazione, peraltro  dettagliatamente  e puntualmente illustrata nel corso della riunione, i  convenuti  hanno espresso all’unanimità il parere che sussistano, nel caso in  esame, i presupposti di cui al comma 1 dell’art. 143 TUEL e  hanno  altresi’ espresso parere favorevole che lo scrivente relazioni  in  tal  senso alla S.V. Ill.ma.

Ciò premesso, quanto alle  risultanze  dell’attivita’  ispettiva svolta ed alle valutazioni espresse in sede di  CPOSP,  si  relaziona quanto segue.

Premessa: Il contesto politico, sociale e criminale di Brescello    

Brescello e’ ben nota, da  decenni,  per  esservi  stata,  a  suo tempo, ambientata la popolare saga di “Peppone e Don Camillo”, frutto della fantasia letteraria di Giovanni Guareschi.     Nell’immaginario  collettivo  si  identificava,  dunque,  con  il tipico paese della Bassa emiliana, terra, tradizionalmente, di  gente semplice ma leale e di forte spirito solidaristico.     I consistenti flussi immigratori, che hanno  portato,  a  partire dagli  anni  ’80  dello  scorso  secolo,  al   radicamento   di   una numerosissima comunita’ calabrese  (si  calcolano  attualmente  circa 1700 cittadini originari della Calabria su una popolazione  di  circa 5.500  abitanti)  hanno   altresi’   obiettivamente   modificato   la composizione sociale di Brescello, oltre  che,  con  l’evolversi  dei tempi, anche gli usi, le abitudini e gli stili di vita.     Non si sa con precisione a cosa sia dovuto, ma  non  è sfuggita all’attenta osservazione dei componenti della  Commissione  d’accesso un clima complessivamente non scevro  da  strisciante  timore  e,  in taluni  casi,  addirittura  di  chiusura  e  sospetto,  in  stridente contrasto con il carattere generalmente  aperto  e  dialogante  della popolazione reggiana.

Sorprende non poco,  per  esempio,  l’atteggiamento  scostante  e tranciante  di  alcuni  cittadini  intervistati  nel  noto   servizio realizzato …omissis… i  quali,  al  solo  sentir  nominare  dagli intervistatori la parola “mafia” o il nome di un condannato per reati di mafia residente in paese, dichiaravano di non voler  rispondere  o di non volersi interessare di queste faccende. Atteggiamenti, questi, che a volte  si  registrano  purtroppo  in  talune  aree  geografiche caratterizzate da antico radicamento mafioso, ma che non si  immagina di riscontrare in un centro della civilissima Emilia.

La relazione della Commissione descrive, dunque, la storia  e  le vicende dell’immigrazione in particolare da Cutresi (Cutro –  KR),  i quali hanno impiantato attivita’  imprenditoriali  attinenti  per  lo piu’ ai settori dell’edilizia e dell’autotrasporto. In particolare, a seguito del provvedimento di “soggiorno obbligato” a Reggio Emilia  a carico   dell’allora   capo   cosca   della    “ndrangheta    cutrese …omissis…;, si e’ registrata una ininterrotta “importazione”  sul territorio  di  soggetti  al  medesimo  contigui,  in   un   continuo “divenire” degli equilibri della cosca con altri clan mafiosi, al cui comando, poi, e’ subentrato il gruppo riconducibile a …omissis…;, da diversi anni in carcere, capo della stessa ‘ndrina di cui ha preso le redini il fratello …omissis…, residente appunto  a  Brescello, sorvegliato speciale,  condannato  in  via  definitiva  per  mafia  e destinatario di misure di  prevenzione  patrimoniale  per  un  valore complessivo di circa cinque milioni di euro, di cui i primi tre  gia’ confiscati

. Nel mese di dicembre e’ stato eseguito nei confronti  del predetto un ulteriore sequestro per un ammontare di circa due milioni di euro tra immobili, aziende e terreni.     Orbene, pur consolidando una presenza  pervasiva  direttamente  e con i propri affiliati, la cosca dei …omissis…;, in linea con  le moderne strategie sociali della ‘ndrangheta,  ha  fatto  in  modo  da accreditarsi  a  Brescello  attraverso  comportamenti  apparentemente innocui, entrando “in punta di piedi” nelle articolazioni  economiche e sociali della città e  scongiurando  così reazioni  di  allarme sociale che si sarebbero di certo prefigurate in presenza di  episodi violenti ed eclatanti.     A fronte di tale strategia, l’atteggiamento iniziale di probabile inconsapevolezza dell’ambiente politico locale  si  e’  tradotto  col tempo in acquiescenza e, come si evince dalla disamina degli  atti  e dei fatti narrati in  relazione,  in  alcuni  casi  in  una  evidente contiguità politica (vedasi  il  comitato  politico  del  2007  o  i finanziamenti  di  iniziative  comunali).

“Assoggettamento al volere di alcuni affiliati alla cosca”

Da  qui  si  sviluppa  una situazione di vero e proprio  assoggettamento  al  volere  di  alcuni affiliati alla cosca, nei  cui  confronti  il  Comune,  anche  quando avrebbe dovuto, e’ rimasto ingiustificatamente inerte (abusi edilizi, assunzioni, concessioni, varianti al PRG).

Si puo’  quindi  affermare che a partire dell’adozione della variante “Cutrello” (il nome deriva dalla fusione dei toponimi  Cutro  e  Brescello),  che  ha  di  fatto consentito la costruzione di un intero quartiere abitato da immigrati calabresi (se ne tratta ampiamente nelle premesse e nel  corpo  della relazione  ispettiva),  sino  ai  giorni   nostri,   la   consorteria ‘ndranghetista presente sul territorio ha trovato nel Comune non solo una  continuita’  di  indirizzo  politico  favorevole  ma  anche  una struttura  disponibile  e  non  impermeabile  al  suo  volere.

Cio’, sicuramente per “amore del quieto vivere”, tradottosi nel tempo in un condizionamento inerte e passivo, ma anche,  verosimilmente,  per  il timore di doversi confrontare con personaggi dallo spessore forte  ed impositivo appartenenti alla cosca.

Non va  peraltro  sottaciuta,  al riguardo, la circostanza che la componente calabrese ha rappresentato e rappresenta tuttora una parte consistente della popolazione, con un peso non indifferente sul piano elettorale.     La  capacita’  di  penetrazione  della   consorteria   malavitosa nell’ambiente  politico  locale  e’  chiaramente  connotata   da   un carattere di “trasversalita’”, difatti la  Commissione  ha  accertato che anche taluni esponenti  dell’attuale  opposizione,  autori  negli ultimi anni di  denunce  su  presunte  infiltrazioni  mafiose,  hanno anch’essi, in passato, avuto rapporti amicali e di frequentazione con alcuni soggetti vicini alla cosca.

“Determinante la continuità politico-famigliare”

Comunque,  uno  degli  elementi  determinanti   e’   dato   dalla sostanziale continuita’ politico-famigliare che  ha  visto  governare ininterrottamente il comune di Brescello negli ultimi  trent’anni  da amministrazioni guidate o egemonizzate da  esponenti  della  famiglia …omissis…, (per lunghi anni il padre …omissis…, e,  dal  2009 in poi il figlio …omissis… prima assessore e poi sindaco).

Oltre  che  dalla  costante  partecipazione  di  esponenti  della famiglia   …omissis…   le   varie   amministrazioni    si    sono caratterizzate per la ricorrente presenza di  determinati  personaggi che     hanno     contribuito     ad      assicurare      continuita’ politico-amministrativa e di intenti.

La partecipazione congiunta a un comitato politico locale: i personaggi intorno all’ex sindaco

Assume,  pertanto,  rilievo  la circostanza che amministratori nei precedenti mandati, e ora presenti nell’attuale compagine delle Giunta (…omissis… e  …omissis…), siano entrati in relazione con taluni imprenditori edili  di  origine calabrese, vicini alla ‘ndrangheta, per effetto della  partecipazione congiunta ad un comitato locale politico nel 2007  di  cui  si  viene fatto cenno nei paragrafi 2.3 e 4.11 della  relazione  ispettiva.  In detto comitato erano presenti: … omissis…, ex sindaco storico  di Brescello,  padre  dell’attuale  sindaco  in  carica;  …omissis…; …omissis, figlio di … omissis… comproprietario della omissis… destinataria di interdittiva antimafia (cfr paragrafo 3 del  capitolo 4);  …omissis…;  …omissis…,  genero  di  …   omissis…   e contitolare  di  quote  in  societa’  con  …  omissis  …  nonche’ denunciato per minacce aggravate, con il metodo mafioso,  all’attuale consigliera  …omissis  …  (cfr  paragrafo  4  del  capitolo   4); …omissis… attuale Assessore comunale che ha ricoperto  la  carica di consigliere nei tre  mandati  precedenti  (dal  1999  al  2014)  e componente della Commissione permanente urbanistica  in  entrambe  le Giunte …omissis… insieme con … omissis … e l’attuale  sindaco …omissis…; … omissis …, Assessore nell’attuale  mandato  sino al 28 febbraio 2015 e Consigliere comunale nei due mandati  1999-2009 e Assessore nel penultimo mandato 2009 – 2014; …omissis…, attuale membro del consiglio  direttivo  della  …omissis…  e’  componente della Commissione permanente urbanistica  nel  periodo  2004  –  2009 insieme con …omissis… e l’attuale sindaco …omissis….

“Cointeressenze politiche, strette relazioni e comunanza di idee e orientamenti”  

La compartecipazione al predetto comitato politico dei menzionati soggetti, in parte amministratori comunali, fornisce una  lettura  in chiave sintomatica  ed  emblematica  di  cointeressenze  politiche  e comunque di strette relazioni tra i componenti del comitato stesso, a testimonianza di una comunanza di idee e di orientamenti.   

A  cio’  si  aggiunga  che   proprio   soggetti   contigui   alla criminalità  organizzata  hanno  svolto   ruoli   attivi   nell’Ente  allorche’  l’attuale  sindaco  …omissis…  a   sua   volta   aveva l’incarico di Assessore o di componente della Commissione  permanente urbanistica.

Ci si riferisce a …omissis…, che ha ricoperto  la  carica  di Consigliere e componente della Commissione permanente urbanistica nei mandati 2004/2009 e 2009/2014 (sindaco  …omissis…).  Il  predetto responsabile tecnico della Societa’ …omissis…, con sede legale  a Brescello  (RE),   …omissis…,   destinataria   di   provvedimento interdittivo antimafia di rigetto  di  iscrizione  nelle  white  list disposta dallo scrivente a marzo 2015, il cui amministratore unico e’ …omissis…;  soggetto  di  origine  cutrese  contiguo  alla  cosca …omissis…. Va altresi’ sottolineato che lo  stesso  …omissis… si e’ candidato nelle  ultime  elezioni  amministrative  nella  lista “…omissis…”, la stessa lista del sindaco ….omissis:..,  con  il quale, oltre ad aver condiviso  la  compartecipazione  in  precedenza nella Commissione urbanistica del Comune, ha  altresi’  condiviso  il progetto elettorale del 2014.

La continuità degli intrecci tra politica e clan ndranghetista

Altrettanto dicasi per la Consigliera  membro  della  Commissione affari  generali  ed   istituzionali,   nel   mandato   …omissis… 2009/2014,  sorella  di  …omissis…,  nato   a   Cutro   (KR)   il …omissis… arrestato il 28 gennaio 2015 nell’ambito  dell’indagine antimafia Aemilia per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso avendo fatto  parte,  con  altre  persone,  dell’associazione mafiosa denominata ‘ndrangheta, autonomamente operante  da  anni  nel territorio emiliano – provincie di Reggio  Emilia,  Parma,  Modena  e Piacenza.

La  medesima  …omissis…  e’  altresi’  zia  paterna  di …omissis…, fidanzato con …omissis…, figlia del noto capocosca della ‘ndrangheta …omissis… e nipote di …omissis… residente a Brescello. Trattasi, quest’ultima, dunque,  di  persona  vicina  alla ‘ndrangheta    e    comunque     rivestente     cariche     politiche nell’Amministrazione …omissis…, insieme con l’attuale  sindaco  e altri consiglieri oggi in carica.

Sempre a proposito della continuita’,  dalla  composizione  delle amministrazioni prese in esame dalla  Commissione,  si  evince  come, attraverso  le  rinnovate  nomine  politiche,  vi   sia   un   chiaro collegamento politico:       …omissis…,  attuale  sindaco  di  Brescello,  nel   mandato 2004/2009,  (sindaco  …omissis…),  componente  della  Commissione permanente  urbanistica  fino  al  2008,  insieme   a   …omissis… all’epoca consigliere e attualmente Assessore comunale. Lo stesso dal 2008  e’  stato  Assessore  con  delega  alla  Cultura,  Sicurezza  e Protezione   civile,    subentrando    all’Assessore    dimissionario …omissis….  Nel  mandato   2009/2014   (sindaco   …omissis…), Assessore con deleghe all’Urbanistica ed Edilizia privata,  Ambiente, Sicurezza e Commercio.       …omissis…, vice-sindaco, e assessore con delega alla Scuola e Politiche Giovanili, nel mandato precedente 2009/2014 ha  ricoperto la carica di Assessore con stessa delega.       …omissis…, ha ricoperto la carica di sindaco del comune  di Brescello per  due  mandati  (2004/2009  e  2009/2014).

Nel  mandato precedente 1999/2004 (sindaco …omissis…) ha ricoperto  la  carica di Assessore con delega all’Urbanistica e Lavori pubblici.       …omissis…,   assessore   nella   attuale    amministrazione 2014/2019  con  delega  allo  Sport  Ambiente  –  Lavori  pubblici  e Protezione civile, ha ricoperto la  carica  di  Consigliere  per  tre mandati   (1999/2004,   2004/2009   e    2009/2014)    con    sindaci rispettivamente        …omissis…,        …omissis…         ed attualmente…omissis…  e  nel  mandato  2004  –  2009   e’   stato componente   della   Commissione   permanente   urbanistica   insieme all’attuale sindaco …omissis….       …omissis…,  ha  ricoperto  la  carica  di  vice-sindaco   e Assessore con delega al Turismo-Sport e Tempo libero per due  mandati (1999/2004 e 2004/2009). Sindaci …omissis…, …omissis….       …omissis…,  e’  stato  eletto  Assessore  per  due  mandati (1999/2004 …omissis… e 2004/2009  …omissis…)  rispettivamente con delega all’Ambiente e Rapporti con le associazioni –  con  delega alla Cultura, Comunicazione pubblica, Rapporti con  le  Associazioni, Sicurezza e Protezione civile) sino al 30 novembre  2005  data  delle sue dimissioni. Al medesimo subentrava …omissis…       …omissis…., ha ricoperto la carica di Consigliere  per  due mandati (1999/2014  …omissis…  e  2004/2009  …omissis…).  Nel mandato successivo (2009/2014 …omissis…) ha ricoperto  la  carica di Assessore con  delega  alle  Politiche  sociali  –  Politiche  per l’immigrazione  e  l’integrazione.  Ha  ricoperto   nuovamente   tale incarico nel mandato 2014/2019 fino al 28 febbraio 2015,  data  delle dimissioni – subentro …omissis….       …omissis…,    attualmente    consigliere    nel     mandato …omissis…, ha ricoperto la medesima carica nel mandato  2009/2014 (sindaco …omissis…).       …omissis…, ha ricoperto e ricopre la carica di  Consigliere (2009/2014  e  2014/2019  sindaci  rispettivamente  …omissis…   e …omissis…).       …omissis…, ha ricoperto la carica di  Consigliere  per  due mandati (1999/2004 e 2004/2009 sindaci rispettivamente  …omissis… e ….omissis…..).     Su  …omissis…  e  …omissis…  si  e’  riferito  prima.  Il Consigliere …omissis…, (Lista Forza Brescello) (mandati 1994/2004 – sindaco …omissis… e 2009/2014 – sindaco …omissis… e  membro della Commissione permanente urbanistica nel  mandato  2009/2014),  a seguito delle risultanze  investigative  nell’ambito  dell’Operazione Aemilia, che hanno peraltro fatto  luce  sulle  elezioni  tenutesi  a Brescello  nel  2009,  e’   risultato   intrattenere   rapporti   con …omissis… di Cutro,  residente  a  Brescello,  appartenente  alla cosca di …omissis…, arrestato nell’operazione Aemilia bis.

“Clima superficiale, forte permeabilità culturale rispetto alla presenza della criminalità organizzata”

  Le impressioni registrate  dalla  stessa  Commissione,  declinate attraverso la descrizione di atti amministrativi o di fatti concreti, o anche dalle stesse audizioni con i referenti in ambito politico  ed amministrativo del comune  di  Brescello,  hanno  reso  testimonianza della percezione di un clima  superficiale,  permeato  da  una  forte fragilita’  culturale  rispetto  alla  presenza  della   criminalita’ organizzata ed ai suoi piu’ pericolosi esponenti. E’ apparso, come si sottolinea  in  relazione,  che  molti  amministratori  e  dipendenti comunali avrebbero  preso  coscienza  dello  spessore  criminale  dei …omissis…  “come  all’improvviso”,  a   seguito   dell’Operazione Aemilia, o degli eventi di  cronaca  del  settembre  2014  (inchiesta Cortocircuito), o addirittura con l’insediamento della Commissione.     Il  comune   atteggiamento,   teso   asseritamente   a   favorire l’integrazione  ma,  in  taluni  casi,  di  stretta  amicalita’   con personaggi vicini  ai  …omissis…,  si  e’  perpetuato  sino  alla attuale  amministrazione  e  la   posizione   assunta   dal   sindaco …omissis…,  dal  Consiglio  comunale  e  dallo  stesso   apparato burocratico  dell’Ente,  ne  danno  piena  conferma,  non   essendosi palesati, almeno finora, quei  decisivi  e  determinanti  segnali  di distacco  e  di  rifiuto  verso  qualsivoglia   contatto   con   quei personaggi, etichettati, invece, come “brave persone”.

Eppure, i fatti di cronaca ampiamente riportati nel tempo come le sentenze di condanna  per  mafia  di  …omissis…  e  del  fratello …omissis…, risaputamente sorvegliato  speciale,  gli  intervenuti provvedimenti giudiziari di sequestro dei beni, il noto  ed  efferato omicidio …omissis… avvenuto appunto a Brescello nel 1992 da parte di appartenenti al clan …omissis… travestiti da Carabinieri  (poi a loro volta uccisi proprio dalla cosca …omissis…), ed ancora  le varie  vicende  che  di  fatto  avevano  “toccato”  direttamente   il territorio brescellese  con  riferimento  al  radicamento  di  alcuni soggetti contigui alla  criminalita’  organizzata  ed  alle  relative attivita’  economiche,  come  l’Operazione  Edilpiovra,  l’Operazione Scacco  matto,  l’Operazione  Pandora,  l’Operazione  Dirtymoney,  da ultimo, l’Operazione Aemilia, avrebbero dovuto mettere in guardia  la componente politica  ed  anche  la  struttura  comunale  sul  rischio incombente di una insana contaminazione mafiosa del territorio,  come fisiologicamente  avviene  in  un  tessuto  sociale  che  avverte   i cambiamenti negativi e, conseguentemente, costruisce un’etica sociale e politica di difesa e di protezione.

“I dipendenti comunali non avvertivano la pericolosità del fenomeno”

In effetti, ancor oggi, e questo e’ il dato preoccupante, anche i dipendenti comunali che hanno  interagito  con  la  Commissione  o  i tecnici  interpellati,  ai  quali  e’  stato  chiesto  se  in  Comune aleggiasse la percezione di  un  potenziale  pericolo,  rappresentato dalla mafia o dalla presenza di soggetti incriminati per associazione a delinquere di stampo mafioso,  hanno  tutti  in  linea  di  massima affermato  di  non  aver  avvertito  l’esigenza  di  cautelarsi   dal fenomeno.   Ne’   venivano   date   indicazioni   da   parte    degli amministratori, anche attuali,  o  fornite  direttive  su  misure  di prevenzione e di cautela da adottarsi per la salvaguardia dell’Ente.     E’  emblematico  l’atteggiamento  del  personale  del  comune  di Brescello, apparso ancorato a quella che sembra essere una  posizione di inconsapevolezza, in taluni casi mista a timore, verso l’argomento “criminalita’ organizzata”.

Al riguardo, sembra significativo quanto riferito dal  dipendente dell’Area Tecnica del comune,  …omissis…,  alla  Commissione,  il quale, sull’argomento …omissis… ebbe a  precisare:  “no  comment. Non intendo essere implicato in queste  cose.  Su  …omissis…  non intendo dire nulla”.

Cio’ premesso, si evidenzia  come  dall’impianto  generale  della relazione   ispettiva   emerga   chiaramente   una   situazione    di condizionamento correlata ad una oggettiva e  complessiva  situazione di assoggettamento dell’Ente alla criminalita’  organizzata,  che  ha radici profonde, risalenti  nel  tempo  e  addebitabile  ad  intrecci politici  e  sociali  che  non  hanno  mai  fatto  registrare  quella necessaria presa di distanza dal pericolo mafioso.

In tal senso giova rammentare come la consolidata  giurisprudenza del Consiglio di Stato, a proposito degli elementi rilevanti ai  fini del condizionamento, escludendo la necessita’ che vengano individuate specifiche  illegittimita’,  abbia  stigmatizzato:  «non  e’  neppure necessario che la volonta’ dei singoli  amministratori  sia  coartata con la violenza (come  sembra  configurare  la  prospettazione  degli appellanti), giacche’ il condizionamento,  idoneo  a  determinare  lo scioglimento dell’organo,  puo’  essere  anche  frutto  di  spontanea adesione culturale o di  timore  o  di  esigenza  di  quieto  vivere, risultando, in tutti i casi, l’attivita’ amministrativa  deviata  dai suoi canoni costitutivi per essere  rivolta  a  soddisfare  interessi propri  della  criminalita’  organizzata”  (Cfr  Cons.  Stato  VI,  5 ottobre, 2006, n. 5948 richiamata, tra le altre, da T.A.R.  Lazio  di Roma, Sez. I, 7 ottobre 2013, n. 8670 e T.A.R. Lazio di Roma, Sez. I, 6 maggio 2013, n. 4440). Ed ancora, nella decisione surrichiamata, n. 5948/2006, e nelle analoghe successive sentenze, l’Alto  consesso  ha posto in  rilievo  come  sia  significativo  per  gli  amministratori comunali, rispetto al contesto ambientale,  il  “non  voler  o  saper segnare il distacco”.     Ebbene, il caso di Brescello, sembra rientrare  pienamente  nelle ipotesi surrichiamate, ed i fatti oggetto dell’indagine  ne  sono  la prova.

Un ulteriore esempio di tale incapacità di “segnare il distacco” è  dato  dalla  vicenda  dei  lavori  di  ristrutturazione  edilizia dell’abitazione del sindaco …omissis…, eseguiti tra il 2012 e  il 2014 allorquando il  predetto  era  Assessore  all’Urbanistica  nella Giunta …omissis….     Si tratta di questione che la Commissione non ha evidenziato  per eventuali violazioni della normativa antimafia, ma solo  per  i  suoi profili di opportunità, atteso che le opere sono state, in concreto; eseguite da una ditta (la …omissis…) che e’ stata interdetta dopo l’affidamento e prima del termine dei lavori. Ora non é concepibile che un Avvocato, Assessore all’Urbanistica di  un  Comune  di  appena 5.500 abitanti, non sia al corrente delle contiguita’  di  una  ditta locale.    

D’altronde,  anche  il   padre   dell’attuale   sindaco,   l’Avv. …omissis…, nel periodo in cui era  a  capo  dell’Amministrazione, aveva affidato i lavori di ristrutturazione della propria  abitazione addirittura a …omissis…, come risulta dalle  dichiarazioni  dello stesso  ex  Amministratore  riportate  negli   articoli   di   stampa pubblicati il 22 ed il  25  settembre  2014  rispettivamente  su  “La Gazzetta di Reggio” e su “Il Resto del Carlino” (all.  n.  120  della relazione ispettiva).

I) Le dichiarazioni e il comportamento del sindaco ….omissis….     In  primis,  l’attuale  sindaco  …omissis….,   in   occasione dell’intervista resa alla TV WEB Corto Circuito del 28  agosto  2014, di cui si da’ conto al cap. 4,  par.  4.1,  etichetto’  la  questione “criminalità  organizzata”  nel  comune   di   Brescello   come   un “leit-motiv”. Nell’occasione,  egli  defini’  …omissis…  (il  cui profilo  criminale  e’  stato  prima  descritto,  capo   boss   della ‘ndrangheta radicatasi in provincia  di  Reggio  Emilia  fratello  di …omissis…,  e  riconosciuto  dalle  inchieste  giudiziarie  sulla ‘ndrangheta quale referente nel Reggiano dell’organizzazione)  “molto composto, educato, sempre vissuto a basso livello”.

A tale riguardo, oltre alla suddetta intervista, il  cui  impatto mediatico e’ stato e continua ad essere devastante,  e  non  solo  in ambito  locale,   assume   rilevantissimo   rilievo   la   successiva partecipazione   del   sindaco   …omissis…   ad   una    pubblica manifestazione in proprio sostegno, svoltasi il  29  settembre  2014, nella stessa giornata in cui e’ stato convocato il Consiglio comunale per  votare  la  fiducia  nei  suoi  riguardi,  manifestazione  molto verosimilmente organizzata proprio con il contributo suo e  dei  suoi familiari, nella quale si e’ accertata la presenza di esponenti della cosca …omissis…, in particolare di alcuni parenti dei medesimi  e comunque di soggetti a loro vicini o contigui. Orbene,  nonostante  i suggerimenti contrari da parte di taluni consiglieri comunali  a  che il predetto scendesse in piazza e si mostrasse in pubblico vicino  ai suddetti  soggetti,  il   sindaco   …omissis…   partecipò   alla manifestazione, sebbene poi gli stessi consiglieri, durante la seduta consiliare tenutasi in serata, abbiano poi confermato la fiducia  nei suoi riguardi, con soli due voti contrari e due astenuti, in un clima di piena coesione.

Una triade di soggetti consegnò una petizione a sostegno del sindaco

Il fatto ancor più  grave e che nell’occasione  venne  consegnato al Consiglio comunale, prima della trattazione della “fiducia”, da un triade di soggetti, di cui  faceva  parte  …omissis…,  figlio  di …omissis… titolare di ditta raggiunta da  interdittiva  antimafia nel marzo 2015, gestita da entrambi in  societa’,  (ved.  capitolo  4 Paragrafi 2 e 3), una raccolta di firme a sostegno del sindaco, delle quali, circa il 20% era imputabile a soggetti vicini o contigui  alla cosca di Cutro.

Ma il sostegno  al  sindaco  fu,  dato  anche  esplicitamente  in particolare da …omissis…, figlio di …omissis…, il quale,  nel corso di un intervista successiva alla manifestazione, dichiaro’: “Mi dispiace siamo con il sindaco. La risposta?  L’ha  data  la  piazza”.

Nella   medesima   occasione;   anche   …omissis…   (cognato   di …omissis… e …omissis…) ebbe a riferire agli organi di  stampa le seguenti frasi: «il sindaco e’  un  amico  di  tutti,  un  ragazzo splendido e noi siamo tutti con lui. Si vede che ha qualcuno  contro. Qua di infiltrazioni non se ne  vedono,  il  paese  e’  sempre  stato tranquillo, a parte un episodio di 20 anni fa». (cfr cap. 4, par. 4.1 e 4.2 della relazione).

 

II) Le sponsorizzazioni di […], titolare della “…omissis…”  

   L’atteggiamento  di  leggerezza   nei   confronti   di   soggetti controindicati  ha  riguardato  in  modo  evidente   anche   politici dell’opposizione, come il consigliere …omissis…,  attualmente  in carica, che nel settembre  2013,  nell’ambito  di  un’iniziativa  del tutto   personale   e   privata,   si   rendeva    promotore    della ristrutturazione di una rotonda in comune di Brescello, ottenendo  il contributo  della  ditta  edile  di  …omissis…,  titolare   della summenzionata  ditta,  poi  interdetta  da  questa   Prefettura,   la “…omissis…”, attraverso la fornitura di materiale  ed  in  parte, della prestazione di manodopera.

Nello stesso  periodo  …omissis… era consigliere di maggioranza e membro della Commissione  permanente urbanistica nonche’ responsabile tecnico proprio della ditta  di  cui …omissis…  e’  amministratore   unico,   la   …omissis….

Il …omissis…, futuro candidato sindaco, poi effettivamente eletto in consiglio (la lista del …omissis…  risultera’  la  seconda  lista piu’ votata nelle elezioni del 2014, conquistando oltre  il  17%  dei voti), al termine dei lavori, ringraziò pubblicamente (sugli  organi di   stampa)   il   …omissis…   per   il   contributo    fornito, riconoscendogli  una  generosa  disponibilita’  nei  confronti  della citta’ di Brescello.

La sponsorizzazione della camminata Peppone e Don Camillo

A  proposito  di  contributi  e   prodigalita’   da   parte   del …omissis… in favore del comune, la Commissione ha accertato,  che in occasione della “17ª camminata Peppone e Don Camillo”, svoltasi il 22 agosto 2015 a Brescello, il Comune ha formalmente  patrocinato  il pubblico evento, organizzato dalla …omissis… (il cui responsabile e’  il  padre  dell’attuale  Assessore  comunale,  …omissis…)   e sponsorizzato economicamente e  mediaticamente  (attraverso  numerosi manifesti e locandine diffuse in diversi luoghi  pubblici  e  privati del  comune  di  Brescello)  anche  dalla   …omissis…,   il   cui amministratore  unico  e’  appunto  sempre   il   …omissis….

La sponsorizzazione e’ tra l’altro seguita  a  quella  effettuata  dallo stesso …omissis…  anche  nell’anno  precedente  tramite  tuttavia un’altra societa’ riconducibile al medesimo,  la  omissis…,  avente sede tra l’altro nello  stesso  indirizzo  di  via  …omissis…  di Brescello della  …omissis…  e  della  …omissis…,  colpita  da interdittiva antimafia in data 20 marzo 2015.

Sono state acquisite agli atti anche diverse fatture,  successive al provvedimento interdittivo,  inerenti  contributi  in  denaro  (di modesta   entita’),   versati   dalle   societa’   riconducibili   al …omissis… alla …omissis… di Brescello.

III) La variante per la realizzazione del supermercato “Famila”    

Tra le situazioni di maggiore rilievo e’ emersa la vicenda  della variante al piano urbanistico per la realizzazione di un supermercato in centro citta’ denominato “Famila”. In data 25  maggio  2011  viene stipulata una convenzione urbanistica tra il comune di Brescello e la societa’ …omissis…, per la costruzione di detto supermercato,  la quale a sua volta aveva acquistato l’area della ditta  …omissis…. Quest’ultimo Gruppo Immobiliare e’ risultato essere  amministrato  da …omissis…  e  …omissis…,  entrambi  cognati  del  capo  cosca …omissis.., e di …omissis…, ed e’ risultato attivo dal 2007  al 2012, con l’evidente finalita’ di portare avanti proprio l’operazione in questione.

La suddetta …omissis…, a tal fine, aveva chiesto al comune l’adozione di una  variante  al  PRG  per  la  modifica  della destinazione d’uso dell’area.  Nel  rinviare  per  i  dettagli  della vicenda al paragrafo di riferimento della relazione ispettiva  (4.8), si precisa che, grazie  alla  variante  in  questione,  …omissis… vendette alla …omissis…, per la cifra di 1.400.000  euro,  l’area denominata  ex  …omissis…,   acquistata   a   sua   volta   dalla …omissis… per la cifra di 960.000 euro, con un ricavo  quindi  di ben 720.000 euro. In sostanza, la variante in questione ha consentito di effettuare una rilevante operazione imprenditoriale, programmata e realizzata da soggetti controindicati,  senza  che  l’Amministrazione abbia adeguatamente valutato le possibili ingerenze  mafiose,  pur  a fronte di apposita missiva da parte della Presidente della  Provincia che,  per  questa  pratica,   raccomandò   massima   cautela   nella valutazione    dei    requisiti    soggettivi     dei     contraenti. L’Amministrazione comunale chiese  l’informazione  antimafia  per  la ditta …omissis…, ma non  anche  per  la  ditta  …omissis…  di …omissis…..  Va  sottolineato,  a  tale  proposito,  che  tra   i Consiglieri votanti la delibera  di  approvazione  della  variante  e favorevoli  alla  stessa  vi  erano   …omissis…   (allora   anche componente della  Commissione  urbanistica)  e  …omissis…  e  che Assessore all’Urbanistica era l’attuale sindaco …omissis….

IV)  Assunzioni  di  soggetti  controindicati  e  fragilita’   della   struttura comunale    

Altri  elementi  di  fragilita’  nella  conduzione  dell’Ente  si evincono nelle assunzioni, nel passato, seppur per brevi periodi,  di soggetti  “legati”  a  vario  titolo   ad   esponenti   della   cosca …omissis…,  come  …omissis…,  …omissis…,   …omissis…, …omissis…, quest’ultima nuora di …omissis…, ucciso nel 1992 a Brescello durante un agguato mafioso.

Ma cio’  che  si  desume  dalla gestione  dell’apparato  burocratico  del  comune  e’  una   evidente sottovalutazione della delicatezza degli uffici tecnici, ai quali, in assenza di personale  addetto  in  via  continuativa,  non  e’  stata garantita quella solidita’  necessaria  a  determinare  una  adeguata impermeabilita’ alle infiltrazioni mafiose.  La  stessa  osservazione discende dalla situazione di  massima  precarieta’  dell’Ufficio  del Segretario comunale, figura dirigenziale garante  della  legalita’  e del controllo. Negli anni presi in considerazione, si sono  succeduti diversi  segretari,  che  comunque  hanno  mantenuto  l’incarico  per periodi brevi e con funzioni marginali,  tenuti  sempre  fuori  dalle decisioni di rilievo, come da loro stessi affermato  nelle  audizioni alla Commissione.

A cio’ si aggiungano gli  affidamenti,  nel  settore  dei  lavori pubblici, a due ditte che seppur  in  epoca  successiva,  sono  state raggiunte   da   informazione   interdittiva   antimafia,   come   la …omissis…, che in data 20 giugno 2008 ha ottenuto un appalto  del valore  di  108.000,00  euro  per  il  trattamento  superficiale  sul pedonale dell’argine maestro del torrente Enza  e  che,  in  data  12 settembre 2013, e’ stata affidata di lavori  pubblici  (realizzazione collegamento stradale) per il valore di 15.000,00 euro.

Inoltre la …omissis…, di …omissis…, di cui si e’ riferito prima, ha eseguito uno dei subappalti per  un  valore  di  140.000,00 euro nell’ambito della realizzazione della nuova Casa  di  riposo  di Brescello, avvenuta tra il 2004 e il 2005, il cui appalto ammontava a circa 6 milioni di euro. Tale subappalto, come anche altri, e’  stato concesso attraverso il meccanismo del silenzio assenso, senza  dunque alcuna attivita’ istruttoria.  E’  emersa  inoltre  una  fattura  del valore di 2.760,00 euro della fine 2010, del comune di  Brescello  in favore  della  …omissis…  riconducibile  a  …omissis…,   oggi confiscata.

 V) Le indagini sulle consultazioni elettorali del 2009

    Dalle risultanze istruttorie estrapolate  dal  noto  procedimento Aemilia  é  emersa  l’evidente  infiltrazione   della   criminalita’ organizzata  calabrese  nelle  consultazioni  elettorali   del   2009 attraverso  la  lista  “Forza  Brescello”,  i  cui  candidati  furono concordati tra …omissis… (poi eletto) e  …omissis…  e  tra  i quali vi erano appunto …omissis…, figlia di …omissis… nonche’ …omissis…, fidanzata di …omissis…, pregiudicato e  correo  di …omissis…

Si rammenta  che  …omissis…  e  …omissis…  sono stati destinatari di  ordinanza  di  custodia  cautelare  in  carcere nell’ambito della Operazione Aemilia Bis e che il  …omissis…,  di cui il …omissis… e’ amministratore unico,  oggetto  di  sequestro preventivo,  e’  stato  destinatario  di  interdittiva  antimafia  n. 1916/2014/Area I in data 2 ottobre 2015.

VI) Le intimidazioni  della  criminalita’  organizzata  ad  esponenti   politici locali e nazionali: le minacce alla  consigliera  comunale   …omissis… e all’…omissis…    

La Commissione ha focalizzato l’attenzione  anche  sulle  denunce della consigliera comunale di minoranza di Brescello,  …omissis…, particolarmente attiva in iniziative volte a richiamare  l’attenzione della comunità cittadina sulla presenza nel territorio  comunale  di elementi affiliati alla ‘ndrangheta,  affermando  anche  talvolta  la sussistenza di  una  supposta  contiguita’  degli  ambienti  politici locali con soggetti afferenti o vicini alla cosca  dei  …omissis… Il suo  recente  impegno  nell’antimafia,  pur  senza  sottacere  che anch’essa nel passato ha tenuto  rapporti  di  vicinanza  con  alcuni esponenti  controindicati  della   comunita’   cutrese,   l’ha   resa destinataria nel tempo di  diversi  atti  intimidatori,  sfociati  in denunce agli organi di polizia.

In particolare il procedimento penale, n. 2343/11  R.G.N.R.  Mod. 21 presso la  locale  Procura  della  Repubblica,  e’  confluito  nel procedimento  penale  4508/15  R.G.N.R.  Mod.   21   D.D.A   Bologna, risultando la predetta consigliera parte offesa dei reati di minacce, ingiuria e tentata violenza privata, tutti aggravati  dal  cosiddetto metodo mafioso ex  art.  7  decreto-legge  n.  152/91,  avente  quali indagati i seguenti soggetti tutti contigui alla cosca …omissis…; …omissis…;    …omissis…;    …omissis….;    …omissis…; …omissis… Su tali  personaggi,  insieme  ad  altri  operanti  nel circuito …omissis…, e’ stato redatto dalla  Commissione  apposito allegato (121) riportante il profilo soggettivo.

In data 4 settembre 2015, la DDA di Bologna ha emesso  avviso  di conclusione delle indagini  preliminari  ex  art.  415-bis  C.P.P.  a carico  dei  citati  5  indagati  ed  in  particolare  a  carico  del …omissis…, definito  nel  predetto  avviso  «…elemento  apicale dell’associazione di stampo mafioso denominata  ‘ndrangheta  operante nel territorio reggiano» (All. 29 della relazione).

I fatti di cui al citato procedimento risultano avvenuti tra l’ottobre 2009 e il  marzo 2010, in particolare:       …omissis… (figlio di …omissis…)  e’  accusato  di  aver pronunciato verso il citato consigliere la seguente «…ti  metto  la pistola  in  bocca  e  ti  ammazzo!  Neanche  tuo  figlio   (ndr   un carabiniere) ti potra’ salvare»;       …omissis…,  …omissis…  e  …omissis…  (che,  proprio unitamente al  predetto  …omissis…,  risultano  essere  firmatari della raccolta firme a favore dell’attuale sindaco  …omissis…  di cui al paragrafo  4.2.)  sono  accusati  di  aver  pronunciato  verso …omissis… le seguenti frasi: «ti incaprettiamo. Vedrai quello che ti succede quando esce …omissis… dal carcere leghista di merda ti facciamo fuori», mimando anche gesti come il taglio della gola;       …omissis…  e’  accusato  di  aver  costretto  con   minacce …omissis… a intervenire con  un  comunicato  stampa  al  fine  di rettificare quanto  dalla  medesima  dichiarato  sul  quotidiano  “Il Giornale” del 7 ottobre 2009 nonche’ sul quotidiano  “L’Informazione” del 9 ottobre 2009;       …omissis… e’ accusato di aver  minacciato…omissis…  con la seguente frase «ti ammazzo».

A proposito di …omissis…  e  di  …omissis…,  si  rammenta quanto  riferito  a  proposito  delle  contestate  dichiarazioni  del sindaco …omissis… e delle frasi pronunciate in suo  sostegno  dai due: il sindaco é amico di tutti, é un  ragazzo  splendido  e  noi siamo tutti  con  lui.  Si  vede  che  ha  qualcuno  contro.  Qua  di infiltrazioni non se ne vedono. Il paese e’ sempre stato tranquillo a parte un episodio di vent’anni fa (un  omicidio  di  mafia  nel  ’92) …omissis… e’ una brava persona, il paese gli e’ vicino, questa e’ solo cattiva pubblicita’ (…omissis…).

«Mi dispiace siamo  con  il sindaco. La risposta? L’ha data la piazza» (…omissis…)     La stessa …omissis…, in  relazione  alle  suesposte  denunce, …omissis….     Anche l’…omissis…, …omissis…, in data  18  ottobre  2014, nel corso di una manifestazione di  carattere  nazionale  tenutasi  a Reggio Emilia in Piazza Martiri del 7 luglio, dopo essere intervenuta sul  tema  delle  infiltrazioni  mafiose  nel  territorio   reggiano, chiedendo  pubblicamente  le  dimissioni  dell’attuale   sindaco   di Brescello …omissis…, fu  avvicinata  da  3  soggetti  di  origine calabrese, uno  dei  quali  le  avrebbe  testualmente  riferito  «Lei …omissis… non lo deve neanche nominare» (All. 32).     In relazione a tali  fatti  risulta  destinatario  di  avviso  di conclusione delle indagini preliminari della  DDA  di  Bologna,  tale …omissis…, nato a Cutro (KR) il …omissis…, residente a Reggio Emilia in Via …omissis…, imprenditore edile, accusato  del  reato di  tentata  violenza  privata  aggravato  dall’aver  agito  con   il cosiddetto metodo mafioso finalizzato.

VII) Le elezioni comunali del 2014 e le minacce ad una candidata    

Nel corso dell’indagine, la Commissione ha svolto l’audizione  di tutti i componenti  del  Consiglio  e  della  Giunta  del  comune  di Brescello, con particolare riferimento  all’esito  della  seduta  del Consiglio comunale del 29 settembre 2014 (par. 4.2  della  relazione) in cui venne confermata la fiducia del sindaco …omissis….

Le minacce alla consigliera di opposizione Catia Silva

Al riguardo, la Commissione medesima, …omissis… ha  riportato in  relazione  le  dichiarazioni  della  consigliera   comunale   (di opposizione) …omissis… (All. 34), che insieme a …omissis…  ha votato  la  sfiducia  al  sindaco   …omissis…,   e   poi,   dalla …omissis…     Le …omissis… hanno affermato che, nel  corso  della  campagna elettorale del 2014, erano state rivolte alla …omissis…  minacce, dirette o indirette, finalizzate a far  desistere  …omissis…  dal candidarsi alle elezioni  amministrative.

La  …omissis…  ebbe  a dire: «A …omissis… venivano fatte minacce del tipo “te la  faremo pagare”. Tra le persone che  minacciavano  vi  era  la  …omissis… (…omissis…) dell’attuale sindaco…  Anche  durante  i  banchetti elettorali, diverse persone si avvicinavano ma non sottoscrivevano la presentazione della lista o altre raccolte firme per paura di  essere considerati a me  vicini  che  mi  impegno  nell’Antimafia  …  già durante la campagna elettorale, mentre mi prodigavo per la ricerca di voti a  mio  favore,  venivo  a  conoscenza  di  minacce  rivolte  ai cittadini da parte dei parenti e conoscenti di  alcuni  componenti  e del sindaco dell’attuale amministrazione  comunale.  In  particolare, atteso che mia madre svolge la professione  di  medico  di  base  del paese, e’  stata  lei  stessa  piu’  volte  minacciata  affinche’  mi convincesse a togliermi dalla lista».

Si deve sottolineare che in  merito  alle  asserite  minacce,  le interessate non hanno a suo tempo presentato  denuncia.  La  vicenda, rimane comunque in linea  con  quel  clima  di  diretta  o  indiretta coercizione da parte di soggetti  afferenti  ai  …omissis…,  piu’ volte denunciato  dalla  consigliera  …omissis…,  della  medesima lista della …omissis….

VIII) L’assegnazione della casa ex FER a  …omissis….  cognato  di   …omissis….

Dalle indagini svolte dalla Commissione é emerso che il  cognato di …omissis…, …omissis…, dal 2008 ad oggi, da solo, occupa un alloggio,  acquisito  dal  comune  in   concessione   dalla   regione Emilia-Romagna, di 115 mq oltre ad area cortiliva, garage e magazzini di  pertinenza,  senza  aver  mai  pagato  il  canone  di  locazione. L’Amministrazione comunale, eseguiti alcuni lavori  di  manutenzione, per una spesa pari ad euro 7.554,00, dopo aver deciso di assegnare in sub-concessione il predetto immobile al  …omissis…,  che  si  era gia’ immesso nello stabile nel 2008, sano’ con delibera l’occupazione abusiva tramite apposita concessione,  con  efficacia  retroattiva  e fino al 15 dicembre 2013.     Il mancato pagamento di  parte  dei  canoni  di  locazione  venne imputato al meccanismo dei lavori  “in  scomputo”.  In  altre  parole l’Amministrazione comunale avrebbe riconosciuto al …omissis…  una sorta di credito maturato sulla base  di  lavori  di  manutenzione  e ristrutturazione da quest’ultimo asseritamente eseguiti  in  economia presso  l’immobile  abitato   (abusivamente).

Tuttavia,   in   fase istruttoria, é emerso che tali lavori di  sistemazione  dei  locali, non vennero mai concordati e/o verificati dal comune e,  soprattutto, che le relative spese, autonomamente quantificate  dal  …omissis… in euro 10.674,30, non  risultano  comprovate  da  alcuna  fattura  o ricevuta agli atti. Inoltre, ad oggi  non  risulta  effettuato  alcun recupero di quanto dovuto al Comune.     Il  tutto,  peraltro,  nella  considerazione  che  l’attribuzione dell’alloggio  al  …omissis…,  e’   avvenuta   in   deroga   alle graduatorie, su scelta discrezionale dell’Amministrazione  e  che  in realta’,  come  emerge  dalle  affermazioni  degli  stessi  impiegati comunali, non sembra sussistessero i presupposti  per  un  intervento mirato nei riguardi del predetto. In sostanza, dal 1° gennaio 2014 il …omissis… continua ad occupare la  casa  F.E.R.  privo  di  alcun titolo e senza aver mai versato alcun canone  di  locazione,  con  la piena consapevolezza dell’attuale Amministrazione che anche in questo caso ha operato in linea con la precedente.     Appaiono,  in  tal  senso,   eloquenti   le   dichiarazioni   del …omissis… (Ufficio  Tecnico)  nella  relativa  audizione  del  10 luglio 2015  (all.  3):  «Mi  e’  stato  detto  (..)  dal  sindaco  e dall’assessore  competente  (…)  che  …omissis…  doveva  essere sistemato. Per tale motivo e’ stata messa a norma la casa  cantoniera a spese del comune. Ho gestito io i lavori di messa a  norma.  Alcuni lavori li ha fatti anche  …omissis…  autonomamente  e  dopo  sono stati autorizzati dal comune… Voi le sapete gia’ certe  cose….Lui ha fatto dei lavori. Quando abbiamo scoperto che …omissis…  aveva fatto dei lavori non autorizzati, abbiamo “regolarizzato” la  pratica come se le autorizzazioni fossero state chieste. Non so  indicare  se …omissis… abbia fatto i lavori da solo oppure si sia  servito  di altri. Alcuni lavori di certo non li  ha  fatti  da  solo».

E  circa l’eventuale verifica  da  parte  dell’Ufficio  Tecnico  ovvero  della locale Polizia  Municipale  dei  lavori  eseguiti  in  autonomia  dal …omissis… (arbitrariamente ed in maniera autonoma quantificati in 10.674,30 euro) le risposte del …omissis… sono state dello stesso tenore «No che io sappia».     Si sottolinea che la vicenda assume rilievo se si  considera  che comunque il comune aveva gia’ speso, per  la  ristrutturazione  della casa, la somma di 7.554,00 euro.

Ulteriore conferma sulla “stranezza” della pratica sta nel fatto che la asserita invalidità invocata  per giustificare le numerose prestazioni sociali erogate nel corso  degli anni al …omissis…  da  parte  dell’Amministrazione  comunale,  e’ stata  riconosciuta  al  …omissis…,  per   l’80%,   dall’apposita Commissione  medica,  soltanto  con  decorrenza  24   gennaio   2014, un’invalidita’, tra l’altro, che lascia perplessità sulle  effettive possibilità che il medesimo potesse aver  eseguito  in  autonomia  i predetti lavori di ristrutturazione.  Non  risulta  peraltro  che  lo stesso fosse totalmente indigente e quindi titolare delle prerogative concessegli.     Desta serie perplessità  la mail del 12 febbraio 2013  (All.  42) inviata ai …omissis… da parte del  …omissis…,  in  ordine  al tentativo dei  …omissis…  stessi  di  inserirlo  in  un  progetto lavorativo (retribuito) «… sottolineo che gia’  all’origine  questo progetto  era  forzato  poiche’  il  sig.  …omissis…  non  e’  in specifico nella tipologia di utenza su cui di solito attiviamo questi percorsi che prevedono  la  non  possibilita’  da  parte  del  pz  di accedere ad altre soluzioni lavorative; il sig. …omissis… era  in mobilita’, iscritto alla legge n. 68/99, in attesa di ricollocazione. Gia’  l’attivazione  di  questo  percorso  aveva   i   connotati   di eccezionalita’  anche  perche’  l’eventuale   ispezione   della   DTL provinciale ci metterebbe nei guai…».

Le  ragioni  del  trattamento  speciale  al  …omissis…  vanno evidentemente ricercate nella sua personalita’ e nei relativi  legami familiari: cosi’ si esprime il  sindaco  pro-tempore  …  omissis… «Quando gli abbiamo dato  la  disponibilita’  della  casa  cantoniera sapevo gia’ che era parente di ….omissis… (…)…omissis…  era molto pressante e probabilmente continua ad esserlo  anche  oggi  con l’attuale sindaco. Ricordo anche una occasione in cui, mentre ero con mio  figlio  all’uscita  da  scuola  fui   nuovamente   fermato   dal …omissis:..  che  in  maniera  alquanto   pressante   continuo’   a manifestarmi ulteriori pretese. In quell’occasione provai un senso di viva agitazione proprio per il fatto  di  essere  stato  fermato  dal …omissis… in un momento di vita privata e soprattutto  mentre  mi trovavo insieme a mio figlio».

Il …omissis…, addetto  all’Ufficio Tecnico, cosi’ riferisce (all. 3): «…omissis… e’ stato trasferito da una casa del Comune, dove non pagava l’affitto e dove tra  l’altro aveva problemi con alcuni vicini, ad una casa cantoniera. Mi e’ stato detto che …omissis… doveva essere sistemato. Per tale  motivo  e’ stata messa a norma la casa cantoniera a spese del Comune  (…)  sia io che quasi tutti qua in comune sappiamo  che  …omissis…  e’  il fratello della  moglie  di  …omissis…  (…)…omissis…  veniva spesso in Comune e chiedeva spesso di parlare con il sindaco. Il  suo atteggiamento e’ sempre stato abbastanza pedante e “pressante” quando entrava in Comune».     Il   trattamento   di   favore   riservato    al    …omissis… dall’Amministrazione comunale appare  in  distonia  con  analoghe  (e reali) situazioni di  disagio  economico  di  nuclei  familiari  piu’ numerosi senza dubbio presenti in Brescello, tant’e’  che  lo  stesso …omissis… in risposta alla seguente  domanda  della  Commissione: «se un “comune cittadino”, diverso da …omissis… avesse  richiesto analogo trattamento, secondo lei il comune glielo avrebbe concesso?», la risposta e’ stata la seguente «No, credo  proprio  di  no.  A  mio parere …omissis… e’ stato trattato in questa maniera  dal  comune per i suoi atteggiamenti».

 

Non  e’  trascurabile  peraltro  il   pregresso   criminoso   del …omissis…,  nel  contesto  dei  reati  “spia”   in   materia   di criminalità organizzata, atteso che il predetto,  infatti,  come  si evince dal profilo personale di cui al paragrafo 25 del  capitolo  5, nell’agosto 2002 fu tratto  in  arresto  in  concorso  con  un  altro soggetto, in ordine al delitto di estorsione,  per  aver  tentato  di imporre il cosiddetto “pizzo” ad un imprenditore edile di Viadana.     In chiusura del presente paragrafo si ritiene  opportuno  mettere in evidenza che e’ stato rinvenuto un altro caso di  assegnazione  di un alloggio di proprieta’ comunale che lascia delle perplessita’.     Altro  immobile  demaniale  e’  stato  assegnato  dal  comune   a …omissis…, nato a Isola di Capo  Rizzuto  il  …omissis…,  con determinazione del 2009, al canone mensile di euro 28,00  sulla  base delle condizioni economiche precarie del medesimo.

Si tratta di  soggetto  gravato  da  precedenti  di  polizia  per sfruttamento  della  prostituzione,  coniugato   con   …omissis…, sorella   di   …omissis…,   gia’   amministratore   unico   della …omissis…. srl, societa’ confiscata alla famiglia  …omissis…, e suocero di …omissis…, figlio di …omissis… e …omissis…     Anche in questo caso la Commissione non ha  rinvenuto  agli  atti accertamenti sull’effettivo stato di bisogno  di  …omissis…,  che risulta   quindi   essere   stato   beneficiario    dell’attribuzione dell’alloggio solo sulla base della dichiarazione reddituale e dunque senza una effettiva verifica dei presupposti.

IX) La realizzazione della nuova sede …omissis… di Brescello:  il   ruolo della …omissis… di …omissis…     La Commissione ha accertato che nel 2011, sindaco  …omissis…, vennero eseguiti  i  lavori  di  ristrutturazione  dell’ultimo  piano dell’edificio delle  scuole  medie  per  realizzarvi  la  nuova  sede …omissis… Dalle verifiche e’ risultato che l’importo  complessivo per l’intervento e’ ammontato complessivamente a  63.000,00  euro  di cui 25.000,00 euro forniti dal comune di  Brescello,  25.000,00  euro forniti  dalla  provincia  di  Reggio  Emilia  e  la  restante  parte dall’…omissis… regionale.     I lavori, pero’, anziche’ essere commissionati  direttamente  dal Comune, trattandosi di opera eseguita con  fondi  pubblici  e  su  un immobile   di   proprietà   comunale,   furono    invece    affidati dall’…omissis…, istituita per lo scopo, che assunse il  ruolo  di stazione  appaltante  o  comunque   di   soggetto   committente,   in difformita’ dal quadro normativo  che  appunto  vieta  la  delega  di funzioni pubbliche, in materia di affidamento  di  lavori,  da  parte della stazione appaltante, a un soggetto esterno.     L’Associazione quindi,  con  i  contributi  del  Comune  e  della Provincia e, in minima parte, dell’…omissis…, affido’ i lavori in modo diretto alla …omissis…. Con delibera di  Consiglio  comunale infatti, n. 24 del  30  giugno  2011  (all.  85),  il  contributo  fu espressamente finalizzato all’esecuzione dei lavori in  disamina  con «assegnazione di un contributo all’…omissis  …di  euro  25.000,00 per la realizzazione dei lavori  in  manutenzione  straordinaria  dei locali ubicati al terzo piano della scuola media….».  Con  delibera di Giunta n. 58 del 17 giugno 2011  (all.  86)  veniva  approvato  il progetto, ad ulteriore riprova che si trattasse di un’opera pubblica.

La …omissis… (oggi confiscata), amministrata da …omissis… e’ societa’ direttamente riconducibile al  padre  …omissis….  Nel “decreto di confisca di  prevenzione  antimafia”,  del  luglio  2015, cosi’ si e’ infatti  espresso  in  aula  l’amministratore  giudiziale sulla ditta: «La figlia …omissis… ne e’ la memoria storica e l’ha gestita con il padre …omissis…. Il padre, come artigiano effettua lavori  quasi  esclusivamente  per  …omissis…  e  ha  un  ufficio all’interno: un artigiano normalmente non ce l’ha».     Nel corso  delle  indagini  svolte  dalla  Commissione  e’  stato riferito dal responsabile dell’…omissis…  locale,  …omissis…, che  …omissis…,  cugino  dell’omonimo   …omissis…,   di   cui ampiamente detto, apprendendo della necessita’ dei lavori  presso  la sede …omissis… si propose di effettuarli in quanto  asseritamente la sua ditta in agosto  non  sarebbe  andata  in  ferie.  Sennonche’; riguardo al periodo  in  cui  furono  eseguite  le  opere,  e  quindi all’urgenza di reperire una ditta disponibile nel mese di agosto,  e’ invece  emerso   che   gli   operai   (…omissis…   di   Poviglio, …omissis… marito di  …omissis…  e  non  risultato  dipendente della   …omissis…,   …omissis…,   nench’egli    ufficialmente dipendente  della  …omissis…  e  …omissis…  unico  dipendente effettivo della …omissis…) hanno lavorato sino al 29 luglio  2011 con successiva pausa di ferie fino al 25 agosto  2011,  data  in  cui riprendevano i lavori per poi proseguire fino al 20  settembre  2011. (Allegato 89).

Il professionista  incaricato  della  direzione  dei  lavori,  e’ …omissis…, fratello del …omissis…, direttore dei  lavori  per la realizzazione del nuovo campo da tennis di cui la relazione tratta al par. 4.9 e che risulta aver gestito  diverse  pratiche  per  conto della famiglia … omissis…     E’ evidente che, nella circostanza, l’Amministrazione comunale fu estremamente incauta sul piano della regolarita’ amministrativa della procedura adottata ma anche sulla scelta, tramite un  terzo  privato, di  un  soggetto   appaltatore   assolutamente   controindicato.   Va sottolineato  che  nella  Giunta  era  Assessore  l’attuale   sindaco …omissis… e del Consiglio comunale,  che  adotto’  in  merito  la suddetta delibera faceva parte …omissis… il  quale,  nell’attuale mandato, ricopre l’incarico di Assessore ai lavori pubblici.     Infine, non e’ di poco conto la circostanza ben nota che il fatto sia avvenuto dopo due anni dalla notizia ampiamente diffusa circa  la condanna  definitiva  di  …omissis…  per  associazione   mafiosa, particolare – quest’ultimo – che il Comune non poteva non conoscere.     Analoga leggerezza e’ stata riscontrata dalla  Commissione  nella vicenda relativa alla realizzazione dei lavori  di  sistemazione  del …omissis… di Brescello, di cui si tratta  in  modo  specifico  al par. 4.9.

Conclusioni    

Per tutte le considerazioni che  precedono  e  sulla  base  della relazione prodotta dalla speciale Commissione ex art.  143,  comma  2 del TUEL approvato con decreto legislativo n. 267/2000 ss.ii.mm.,  si ritiene di poter esprimere l’avviso che siano ipotizzabili nel comune di Brescello forme di condizionamento di cui all’art.  143,  comma  1 del  citato  TUEL  in  grado  di  incidere  sul  buon   andamento   e sull’imparzialità dell’Ente

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  1. Umberto G. Rispondi

    11/05/2016 alle 09:44

    Beh , che dire ?…. Non sono sufficientemente addentro a certi tecnicismi, per esprimermi nel merito. …ma resto perplesso , davanti a tutti quegli. ….omissis….

  2. Fausto Poli Rispondi

    11/05/2016 alle 11:48

    Praticamente un libro.

  3. Fausto Poli Rispondi

    12/05/2016 alle 21:31

    Pero’, oggi giorno i mafiosi ? Sono tutti perbenino, altro che kalasnikof in braccio…

    Ma pure il pluri…… Aracri, mica c’ha l’aria di Riina.

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