Dimora d’Abramo, un business da 7,8 milioni di euro
La coop cattolica gestisce 781 richiedenti asilo di 20 nazionalità

23/5/2016 – Formazione professionale e tirocini, avvio di piccole attività imprenditoriali, sanità, progetti di cooperazione internazionale che consentano lo sviluppo di attività nei Paesi d’origine, consolidamento di strutture di accoglienza e di sostegno all’abitare che non riguarderanno solo i richiedenti asilo, ma anche persone e famiglie reggiane in difficoltà: sono questi i principali capitoli su cui si concentrerà la cooperativa Dimora d’Abramo nel corso del prossimo biennio. “Complessivamente – ha annunciato il presidente Codeluppi, a margine dell’assemblea dei soci  – investiremo oltre un milione di euro su questi ambiti, metà dei quali già nell’anno in corso.  “Utilizzeremo le risorse che si sono generate nel 2015 e quelle che continueremo a creare grazie alle diverse attività,  che non si limitano all’accoglienza dei richiedenti asilo.”

La struttura leader a Reggio Emilia nel business dell’assistenza ai profughi- e fortemente legata all’area politica che fa capo a Delrio, attraverso l’ex direttore Mimmo Spadoni –  risponde così alle critiche che si levano anche nel mondo cattolico alla sua gestione, prima per gli utili realizzati, poi per la vicenda della “rivolta della pasta scotta” che ha visto protagonisti un gruppo di richiedenti asilo pachistani gestiti dalla cooperativa.

L’assemblea dei soci ha approvato il bilancio 2015 chiuso con un fatturato di 7,8 milioni di euro, e ha eletto il nuovo consiglio di amministrazione formato Marco Aicardi, Luigi Codeluppi (presidente uscente), Manuela Girardi, Ilaria Nasciuti e Laura Prandi. Il Consiglio procederà poi alla nomina del presidente e del vicepresidente.
“In questi anni – ha spiegato il presidente della Dimora d’Abramo – abbiamo costantemente puntato a un rafforzamento patrimoniale che è condizione imprescindibile non solo per garantire la continuità di servizi ma anche  per accrescere una capacità di investimento diretto sulle diverse problematiche che interessano il nostro territorio e, nella loro gravità, accomunano tanti reggiani e persone in fuga da altri Paesi”.
Codeluppi difende la gestione dei profughi: “Nel corso del 2015 – sono stati erogati servizi ai profughi che per qualità e quantità sono sicuramente andati oltre quanto richiesto e risultano in sintonia con la Carta della Buona Accoglienza firmata giovedì 18 maggio 2016 a Roma dal Ministero dell’Interno, ANCI e da Alleanza Cooperative Italiane; nel contempo sono state realizzate economie significative che vanno ad associarsi alle risorse, altrettanto importanti, derivanti alla Dimora d’Abramo dalle altre attività e dagli altri servizi che fanno capo alla cooperativa”.
“Nel giro di soli 12 mesi  siamo riusciti a gestire l’arrivo di oltre 550 nuove persone; abbiamo scontato ritardi nei pagamenti pubblici, ma la solidità patrimoniale costruita in questi anni ci ha consentito di rispondere ad ogni esigenza e l’aumento del fatturato conseguente a questi rilevanti flussi in arrivo ci ha portato a generare nuova occupazione (i dipendenti sono oggi 96) e nuove risorse per gli investimenti”.
Attualmente fanno capo alla Dimora d’Abramo e alla rete di strutture di cui è capofila  – che risponde alla Prefettura di Reggio Emilia – 781 richiedenti asilo di 20 diverse nazionalità, in maggioranza uomini adulti (i minori sono solo 9, le donne una trentina, cui si aggiungono alcune famiglie), dislocati in 15 comuni reggiani. “Per le sue dimensioni e per le opportunità che può offrire – spiega Codeluppi – nel comune capoluogo è accolta poco più della metà degli ospiti; si è scelta la strada di questa dislocazione diffusa per facilitare l’integrazione e una convivenza che da una parte non significhi ghettizzazione e, dall’altra, non comporti timori da parte delle comunità, ma, semmai, favorisca la collaborazione”.

LA GESTIONE DEI RICHIEDENTI ASILO
“Tra le fasi più delicate – spiega Codeluppi – vi è sicuramente la prima accoglienza, che richiede un’assistenza intensiva ad ogni livello, che va dagli screening sanitari e psicologici (per la verifica dello stato di salute, ma anche dell’incidenza che possono aver determinato i traumi legati all’abbandono del Paese d’origine e a viaggi spesso disumani) alla verifica del grado di alfabetizzazione, all’avvio della scolarizzazione, all’ospitalità in albergo (nei primi mesi dall’arrivo), alla garanzia del vitto e alla copertura delle spese sanitarie, perché in quanto definiti “inoccupati” le persone sono chiamate al pagamento delle prestazioni”. In questa fase, peraltro, si registrano anche i maggiori costi dell’accoglienza (30 euro/giorno solo per vitto e alloggio in albergo), che non sono coperti interamente dal contributo pubblico.
Successivamente i richiedenti asilo risiedono in appartamenti (e in questa fase i costi di vitto e alloggio diminuiscono, attestandosi tra i 15 e i 20 euro/giorno), per ciascuno dei quali vi è un operatore responsabile che vigila sulla gestione degli alloggi, sostiene le relazioni tra gli ospiti (mediamente da 4 a 5) e con il vicinato e accompagna le persone nei percorsi individuali.
“In questa fase – spiega Codeluppi – le risorse sono investite in parte rilevante nel sostegno alla convivenza, all’inserimento sociale, all’istruzione e all’accesso al mondo del lavoro attraverso la formazione professionale e i tirocini formativi; nel contempo gli ospiti sono inseriti in attività ludiche, sportive e culturali  ma anche in lavori socialmente utili, frutto di una libera adesione, ma essenziali per rafforzare il percorso di inserimento “.
 

Be Sociable, Share!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *