“Delrio ha stretto la mano al boss”
Bufera e trame sul ministro reggiano

12/5/2016 – Il ministro Graziano Delrio, ex sindaco di Reggio Emilia (di cui si vocifera con insistenza di rapporti deteriorati col premier Renzi) è di nuovo nella bufera per le sue frequentazioni cutresi. L’Espresso in edicola domani, venerdì, pubblica un articolo in cui Emiliano Fittipaldi e Giovanni Tizian rivelano l’esistenza dell’intercettazioni di un dialogo avvenuto il 13 marzo 2015, nel carcere di Parma tra l’ex conduttore di Poke Balle (e fulcro di un giro di finanza illegale) Marco Gibertini e Domenico Curcio, dentro entrambi per l’inchiesta Aemilia. Curcio, ritenuto prestanome del clan di ndrangheta che spadroneggiava nel reggiano, è stato condannato a 4 anni col rito abbreviato; Gibertini si è preso nove anni per aver agevolato il clan sui media reggiani.

Delrio con  sindaci e personalità del Crotonese sotto il Crocefisso di Cutro, 2009

Delrio con sindaci e personalità del Crotonese sotto il Crocefisso di Cutro, 2009

Ebbene, quel dialogo (i due erano in carcere da due mesi) registrato dai Carabinieri avviene alle 20,12 davanti al telegiornale, dove compare l’immagine del ministro Graziano Delrio, al tempo sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Dice Gibertini: «Quello scemo sulla destra… era il sindaco di Reggio Emilia!». «Quello… sì! Di Reggio Emilia? Il sindaco di Reggio Emilia?», domanda Curcio. «Eh… Delrio! Quando è andato a Cutro ha dato la mano a quello là». «A Nicola?». «Uhm!». «Non lo hanno arrestato?», chiede infine Curcio. «Ma no! Perché poi ha mangiato la…».

Il colloquio sarà pubblicato integralmente sul nuiovo numero dell’Espresso. Nella segnalazione inviata alla Dda “dopo 72 ore” – si legge nell’anticipazione lanciata oggi sull’Espresso online – i carabinieri affermano che “Nicola” sarebbe proprio il boss di Cutro Nicolino Grande Aracri detto Manuzza, capo della cosca dominante a Reggio Emilia.

Delrio all'inaugurazione di Fotografia Europea 2016

Delrio all’inaugurazione di Fotografia Europea 2016

«Nell’intercettazione ambientale Marco Gibertini fa notare al detenuto Curcio che alla televisione si stava parlando di Delrio, l’ex sindaco di Reggio Emilia – scrivono i carabinieri -aggiungendo che, quando quest’ultimo si era recato a Cutro, aveva stretto la mano ad una persona, verosimilmente riferendosi a Nicolino Grande Aracri. Il Curcio dapprima chiedeva al Gibertini a chi si riferisse, e poi era lo stesso Curcio che affermava che quella persona si chiamava Nicola, sicuramente riferendosi al boss Nicolino Grande Aracri. A tale affermazione il Gibertini annuiva».

L’interrogazione è stata depositata agli atti del processo Aemilia, e gli autori dell’articolo adombrano il rischio di una polpetta avvelenata contro il ministro, un tentativo di distruggerlo politicamente. Fanno notare infatti che quando Delrio si recò a Cutro sotto le elezioni comunali del 2009, a caccia di voti in occasione della grande festa del Crocefisso, dove tutti i cutresi rientrano al paese d’origine da ogni parte del mondo (e anche da Reggio, dove sono non meno di quindicimila), Nicolino Grande Aracri era rinchiuso nel carcere di Catanzaro.
                                                 
Di conseguenza, conclude l’Espresso. “la stretta di mano di cui parlano i due criminali non può esserci mai stata. Almeno non durante il viaggio di Delrio in Calabria a cui i due detenuti fanno esplicito riferimento”.

Marco Gibertini a Telereggio, ai tempi di Poke Balle

Marco Gibertini  ai tempi della trasmissione tv Poke Balle

Ma Gibertini e Curcio parlavano del viaggio elettorale del 2009 (per il quale Delrio è stato sentito dalla Dda nel 2012, mentre i grillini chiedono che compaia di fronte alla Commissione parlamentare Antimafia), o di un altro soggiorno a Cutro?

In un’intervista del 2014, rilanciata da Reggio Report e mai smentita, l’ex presidente della Provincia di Crotone Stanislao Zurlo afferma che pochi mesi prima Delrio, in vacanza, incontrò a 70 imprenditori cutresi di Reggio a Cutro. Che sia stato in quella circostanza che il ministro ha stretto mani che non doveva stringere?

Sta di fatto che nella trascrizione dell’intercettazione pubblicata integralmente dall’Espresso, Gibertini e Curcio fanno riferimento genericamente a un viaggio a Cutro, ma non in modo aspecifico a quello delle elezioni 2009.

Delrio, interpellato dall’Espresso, si è dichiarato assolutamente tranquillo, e conferma di aver presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma, dopo l’intercettazione in cui Valter Pastena parla di fotografie di Delrio con ‘ndranghetisti.  In modo che l’opinione pubblica possa sapere con certezza – dice il ministro – se “esistono davvero pezzi dello Stato che hanno tentato di costruire dossier contro altri pezzi dello Stato”
Aggiunge Delrio: “Questa seconda intercettazione che voi avete scovato negli atti del processo reggiano fa riflettere. A Cutro sono rimasto solo 24 ore, e ho svolto solo incontri istituzionali con il sindaco. In piazza ovviamente avrò stretto centinaia di mani, potevano essere di chiunque (il riferimento è al 2009, ndr.) Nicolino Grande Aracri so benissimo chi è, conosco la sua storia criminale, ma non so che faccia abbia visto che non lo conosco. Non posso avergli stretto la mano durante il viaggio a Cutro, come dice Gibertini, visto che il boss era in carcere: l’intercettazione mi sembra un po’ “telefonata”… Avevo avuto sentore di possibili dossieraggi contro di me già a fine 2014 e inizio 2015, quando il mio nome era finito nella lista dei papabili alla presidenza della Repubblica… Dopo la vicenda di Pastena e delle presunte fotografie, ho presentato denuncia immediatamente: è necessario sapere se un ministro è ricattato, o peggio ancora se è ricattabile. Confermo di non aver mai subito pressioni da nessuno, ma so di avere molti nemici. Tra i mafiosi, ma anche con le cricche e i massoni non sono mai andato molto d’accordo”.
Ma, come si dice, non si  mai. Delrio alla fine mette le mani avanti: “Non ho nulla da nascondere, anche se ci fosse una foto o una stretta di mano non avrei nessuna difficoltà a spiegarne le circostanze perché ho la coscienza a posto. A Cutro non ci sono andato per fare campagna elettorale, ma dopo un invito del sindaco. A differenza degli altri candidati, che misero i cartelloni e fecero incontri di cui nessuno ha mai chiesto conto”.

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