Conti Iren, la Consob chiede chiarimenti
Preoccupazione ai vertici della multiutility

9/5/2016 – Non è una delle “solite” assemblee  di bilancio di Iren, quella convocata nella sede legale di via Nubi di Magellano a Reggio Emilia. Non lo è perché,  nella parte straordinaria, viene sottoposta al voto la delibera che introduce il “voto maggiorato” e che ha bisogno dei due terzi delle azioni presenti in assemblea per essere approvata. Quindi i comuni del patto (Torino, Genova, Reggio Emilia, Piacenza e ora di nuovo Parma, col sindaco Pizzarotti per rientrare nella stanza dei bottoni ha fatto fuori senza tanti complimenti, su richiesta del Pd, Lorenzo Bagnacani) che pure detengono più del 50% devono per forza ottenere il sì degli investitori istituzionali e piccoli azionisti. E, se non sono intervenuti accordi in queste ore,  potrebbero registrarsi delle sorprese.

 

Paolo Peveraro

Paolo Peveraro

Inoltre il nuovo consiglio di amministrazione –  dove appare scontata la rielezione di Ettore Rocchi, presidente di Iren Rinnovabili, e di Moris Ferretti , a.d. (o ex) di Assofood Unibon, colosso cooperativo in dissesto da pochi giorni ceduto al gruppo Inalca di Cremonini –  dovrà esprimere un nuovo presidente, in considerazione del fatto che Francesco Profumo è stato indicato dal sindaco di torino, Piero Fassino, per la guida della Compagnia di San Paolo.

Ma non è un’assemblea facile soprattutto perchè su di essa pende come una spada di Damocle una richiesta di chiarimenti pervenuta da Consob  a seguito di un esposto dei piccoli azionisti Iren guidati da Francesco Fantuzzi. Richiesta particolarmente imbarazzante per l’ex presidente del collegio sindacale Paolo Peveraro, eletto oggi presidente del gruppo Iren, e che comunque al di là della facciata suscita non poche preoccupazioni nei vertici del gruppo.

Ettore Rocchi

Ettore Rocchi

A dare notizia delle domande di Consob ai vertici Iren è la rivista Valori (finanza etica ed economia solidale) diretta da Andrea di Stefano. Iren avrebbe risposto nei giorni scorsi, ma non si conosce il contenuto dei “chiarimenti”.

L’elemento che scotta riguarda il trattamento privilegiato che la multiutility assicura al comune di Torino con un singolare  meccanismo di “conto corrente condiviso” alimentato dai crediti vantati da Amiat (azienda rifiuti controllata da Iren) nei confronti del comune stesso. In sostanza, il comune ha costantemente un debito elevatissimo verso Amiat (83 milioni al 30 settembre 2015, ma la cifra sarebbe stata superata in questi mesi) il cui risanamento avrebbe conseguenze molto serie sui conti dell’ente locale. D’altra parte il sistema del conto corrente condiviso permette come in un gioco di prestigio di trasformare il credito commerciale in credito finanziario, con l’effetto di migliorare la posizione finanziaria netta di Iren.

Ecco cosa avevano scritto i piccoli azionisti nell’esposto all’organo di vigilanza delle società quotate in Borsa:

L’analisi puntuale delle relazioni di bilancio del gruppo Iren evidenzia un indebitamento complessivo del Comune di Torino non soltanto eccessivamente elevato, ma perdurante nel tempo e recentemente rialimentato dall’acquisizione del 50% di AMIAT spa. Riteniamo che tale posizione debitoria non possa essere ricondotta nell’ambito di un ordinario rapporto tra cliente e fornitore che, trattandosi di parte correlata in quanto uno dei principali azionisti di Iren, non dovrebbe in alcun modo trarre indebiti vantaggi ricevendo da Iren spa non soltanto la fornitura di un servizio ma anche un sostegno duraturo di natura finanziaria…

Nel dettaglio, il credito verso il Comune di Torino viene gestito all’interno di un’operazione di “conto corrente condiviso” con lo stesso Comune, una sorta di plafond mai esplicitato a noi azionisti, trasformando di fatto quella parte di esposizione da credito commerciale a credito finanziario al fine di migliorare la Posizione finanziaria netta complessiva.

Il credito della controllata AMIAT spa nei confronti del Comune passa da 67,7 milioni di euro del 31/03/15  a 80,6 milioni di euro al 30 giugno 2015  e a 83,7 milioni di euro al 30 settembre 2015 (allegato 5): pertanto, non solo la parte di credito finanziario si incrementa, ma anche l’esposizione complessiva (Iren servizi e innovazione, AMIAT) resta sistematicamente assai elevata (circa 190 milioni sempre al 30 settembre 2015)… Pur regolato da tasso di interesse (la cui esigibilità è peraltro dubbia), il credito finanziario aperto al Comune di Torino non è evidentemente in linea con la missione di Iren”.

Un trattamento di favore che non è riconosciuto agli altri soci del patto. D’altra parte i piccoli azionisti hanno sollevato anche il problema di Iren rinnovabili, che pur essendo controllata da Iren non rientra nel  bilancio consolidato della multiutility. La società guidata dal Reggiano rocchi avrebbe un indebitamento elevato con quale finanzia gli interventi nelle ex-Reggiane, in linea con le richieste del Comune di Reggio e del Pd.

Vedremo in assemblea se sarà dato conto delle domande di Consob e delle risposte dei vertici Iren.

INTERROGAZIONE DEI 5 STELLE IN PARLAMENTO

“Il debito del Comune di Torino nei confronti di Iren Spa all’esame della Consob. A fronte di questa notizia diffusa da Valori.it chiediamo di conoscere  quali sono i rilievi che Consob ha mosso ad Iren Spa. Se la notizia, come sembra,  si rilevasse fondata emergerebbe che Iren oltre ad essere una condanna per i cittadini utenti che vedono una azienda sempre più lontana dal territorio e dai loro bisogni, lo è anche per i piccoli risparmiatori. Tutto questo per tenere in piedi il potere di chi vuole speculare con servizi di pubblica utilità “. Lo affermano le deputate 5 Stelle Laura Castelli, vice capogruppo alla Camera, e Maria Edera Spadoni di Reggio Emilia, che annunciano un’interrogazione al Governo.

“Sia il Governo ma anche la stessa Iren Spa devono fare chiarezza- aferma  la Castelli – anche perchè in caso di vittoria del Movimento 5 Stelle a Torino non vorremmo ritrovarci a gestire i disastri causati da Chiamparino e Fassino, con centinaia di milioni di euro di debiti che magicamente Iren dopo essere stata per anni il bancomat del Comune a guida Pd, verrà subito a richiedere ad una Giunta a 5 Stelle”.

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Una risposta a 1

  1. Fausto Poli Rispondi

    09/05/2016 alle 14:50

    Si’ decisamente. Ai cittadini tocca solo pagare bollette salate.

    Un plauso per questo articolo che evidenzia l’ormai dittatura sui servizi energetici.

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