Claudio Fava vuole Vecchi davanti all’Antimafia
“E sul caso Sergio deve dare spiegazioni”
Un macigno sulla Giunta e il Pd reggiano

3/5/2016 – Non sono solo i 5Stelle a chiedere che il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, e anche Delrio, si presentino davanti alla commissione antimafia. Ora lo chiede anche il vicepresidente della commissione stessa, il deputato di Sinistra Italiana Claudio Fava. In un’intervista pubblicata a tutta pagina dalla Gazzetta di Reggio, Fava critica implicitamente l’atteggiamento del Pd locale, “che si accontenta del fatto che nessuno risulta indagato”, mentre Vecchi avrebbe il dovere “di dare risposte esaurienti alla comunità reggiana”.

Claudio Fava

Claudio Fava

Il riferimento è, in particolare, alle informative dei Carabinieri, dell’Aisi (servizi di sicurezza interni) e dell’ex questore Savi su Maria Sergio, moglie di Vecchi e per una decina d’anni dirigente all’urbanistica del comune di Reggio. Inoltre il sindaco di Reggio dovrebbe presentarsi alla commissione parlamentare Antimafia “per farci capire cos’é accaduto negli ultimi vent’anni e perchè non ci siamo accorti” che la ndrangheta metteva radici.

Nel complesso l’ onorevole Fava si espresso in modo cauto, camminando sulle uova perchè di mezzo c’è il Pd ; nondimeno l’intervista  è  destinata a gettare lo scompiglio nel partito a livello locale. E anche di governo, visto i riferimenti pur indiretti al ministro Delrio.

Dice Claudio Fava rispondendo alle domande di Elisa Pederzoli:   “Credo che occorra pretendere il massimo della chiarezza sui comportamenti che ci sono stati. Se c’è un rapporto dell’Aisi, di polizia  che parla di comportamenti di dubbia opportunità e possibili favori ad aziende legate alla ndrangheta credo che non si possa rispondere soltanto “Non sono in corso indagini, nessuno risulta indagato”. E’ un fatto bene. Qui nessuno chiede dimissioni, ma la richiesta è di vrità sui comportamenti, sui rapporti politici, su verità e reticenze. Credo sia una pretesa legittima. La risposta a ciò che io come altri ho visto sui giornali, all’esistenza di questi rapporti, alle preoccupazioni di un questore, non può esser che non ci sono indagati. Non mi basta”.

Il ministro Graziano Delrio col sindaco Luca Vecchi

Il ministro Graziano Delrio col sindaco Luca Vecchi

Il riferimento è all’informativa secondo cui Maria Sergio sarebbe stata al centro di accertamenti (o lo è ancora?) per un traffico di informazioni che avrebbe favorito determinati costruttori. Informativa nella quale si parla anche della vicenda della delocalizzazione Act, su cui ha lucrato la società Costruendo.

Il sindaco Vecchi, dice Fava “deve entrare nel merito delle vicende che sono indicate in quei rapporti. e mi sembra che lo siano in modo abbastanza dettagliato. Dire “non c’è nessun indagato” è un modo di tirarsi fuori dall’esistenza, di dare spiegazioni. Ma queste non vanno date solo alla magistratura, ma alla comunità dei cittadini, all’opinione pubblica. E sono spiegazioni altrettanto importanti”.

A proposito dell’audizione dei sindaci davanti all’antimafia, chiesta da tempo dai grillini, osserva:  “Io sto alla buona fede del sindaco che dice che non sapeva. Mi basta. Credo invece potrebbe essere sentito perché è sindaco di una città che da una parte rappresenta una tradizione democratica molto alta e forte, dall’altra per le cose che ci raccontano il rapporto del procuratore antimafia Roberti e il processo: è uno dei bottini di guerra che la ‘ndrangheta vorrebbe rivendicare.

Allora vorrei capire dai sindaci emiliani come ci si attrezza, che insegnamento se ne trae, che cosa vuol dire anche per la città di Reggio emilia lo scioglimento di Brescello di fronte a comportamenti penalmente non rilevanti ma che tutti insieme rappresentano il complesso condizionamento all’attività di Reggio Emilia. Il sindaco di Reggio Emilia ha il dovere di farci capire che cosa è accaduto negli ultimi 20 anni e perché non ce ne siamo accorti”.

Curioso il fatto che mentre il vicepresidente Fava dice di credere alla buona fede al sindaco Luca Vecchi, lo stesso non vale per Giuseppe Pagliani che pure, con l’assoluzione totale dall’ipotesi di concorso esterno, è uscito a testa alta dal processo Aemilia. Rispondendo a una domanda proprio su Pagliani e sul fatto che con la sua assoluzione “la politica è uscita dal processo Aemilia”, Fava afferma  che “al di là di una questione giudiziaria, c’è comunque una questione morale che non può essere delegata soltanto alle sentenze. Ci sono stati e ci sono spesso rapporti di commistione che non si manifestano in un comportamento penalmente rilevante, ma sono rilevanti dal punto di vista morale. Questo è il punto”. La considerazione vale per tutti. Fava fa l’esempio di Ermes Coffrini, ex sindaco di Brescello e padre di Marcello, che è stato legale di fiducia della famiglia Grande Aracri. E su questo piano gli esempi si sprecano.

Nel caso specifico di Pagliani,  forse al vicepresidente dell’Antimafia non è stato detto – contrariamente a quanto affermato dal sindaco Vecchi – che il capogruppo azzurro non ha intrattenuto rapporti con i mafiosi, tant’è vero che dopo la cena agli Antichi Sapori, quando ha saputo che tra tanti calabresi onesti quella sera ce n’erano anche di poco raccomandabili, ha troncato ogni rapporto.

D’altra parte lo stesso Fava afferma: “La politica deve porsi o no un problema di opportunità? Deve porsi o no il problema un sindaco di andare a fare campagna elettorale a Cutro?”. Ma a Cutro in campagna elettorale ci andò l’ex sindaco e oggi ministro Graziano Delrio. Perchè allora il nome di Delrio è, per Fava, impronunciabile?

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