Aemilia, il clan Grande Aracri aveva protettori nello Stato
Clamorosa deposizione del carabiniere che avviò l’inchiesta

25/5/2016 – La fase iniziale delle indagini di Aemilia che hanno tagliato i tentacoli  emiliani del clan ndranghetistico Grande Aracri, fu condotta sotto traccia dal nucleo di investigatori di Fiorenzuola, praticamente in segreto, perché i Carabinieri non si fidavano sino in fondo di “pezzi” dello Stato. E’ questa la sostanza delle affermazioni pronunciate ieri dal luogotenente dei Carabinieri Camillo Calì, l’uomo che diede avvio all’inchiesta,  nell’aula bunker prefabbricata  dove a Reggio si celebra il processo Aemilia. La deposizione di Calì va avanti da parecchie udienze.

L'aula bunker del processo Aemilia

L’aula bunker del processo Aemilia

L’investigatore ha dichiarato che almeno nella fase iniziale il nucleo di Fiorenzuola decise di lavorare “in autonomia”, e che solo in un secondo momento la collaborazione fu estesa ai Carabinieri di Parma e di Modena. La ragione? Erano venuti a galla rapporti inquietanti tra esponenti delle forze dell’ordine e alcune persone sottoposte a indagine. Ma solo una parte degli uomini dello Stato al centro di relazioni pericolose  sono stati individuati. Almeno sino ad oggi.

A mettere in allarme i Carabinieri di Fiorenzuola furono diversi episodi. Nel 2012 un imputato del processo Edilpiovra chiamò un sottufficiale in servizio a Reggio Emilia, affermando che doveva stare attento a quello che avrebbe detto al processo, in cui era chiamato come testimone. Quel carabiniere non sapeva ancora di essere convocato come teste, invece l’indagato lo sapeva: chi lo aveva avvertito, dall’interno dello “Stato”?

Ma fra i diversi episodi è clamoroso quello relativo al ricovero del boss Nicolino Grande Aracri al Policlinico di Roma: fra l’altro ancora ieri, nel corso del processo Pesci in corso a Brescia, in videoconferenza dal carcere di Opera dov’è detenuto al 41/bis, “Manuzza” ha ribadito di essere solo un allevatore di pecore e vacche e di aver fatto i soldi onestamente , e che a chiamarlo boss sarebbero solo “omuncoli” che vogliono “farsi belli”.

Il ricovero avvenne nel 2011: i carabinieri chiesero al direttore sanitario di spostare Nicolino Grande Aracri, perché nella sua stanza era problematico piazzare cimici e microcamere. Il direttore sanitario trasferire il paziente in un’altra stanza, e rinvia di un giorno il previsto intervento chirurgico. Tuttavia un medico va a chiedere spiegazioni: aveva capito cosa c’era sotto, e infatti qualcuno avvertì Grande Aracri e il suo cerchio magico: in un’intercettazione si sente dire con chiarezza “I carabinieri hanno messo la televisione“. Poi si è scoperto che quel medico era in contatto con personaggi collegati alle cosche di ndrangheta.

Quali altri servitori infedeli, annidati negli apparati e nelle strutture pubbliche, hanno ostacolato, o magari depistato a proprio vantaggio,  le indagini di Aemilia?

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3 risposte a Aemilia, il clan Grande Aracri aveva protettori nello Stato
Clamorosa deposizione del carabiniere che avviò l’inchiesta

  1. Alessandro Raniero Davoli Rispondi

    26/05/2016 alle 21:20

    Trovo interessante che le indagini sulla ndrina Grande Aracri non siano state svolte dalla Procura di Reggio Emilia, eppure ci viene detto che le infiltrazioni di quella cosca e di altre nella nostra bella provincia si sono sviluppate per ben trentacinque anni ! Nessun Procuratore capo, nessun PM in servizio negli ultimi trent’anni a Reggio ha qualcosa da dirci, o meglio da spiegarci? Come insegnano i nostri vecchi: “Domandare è lecito” e “Rispondere è cortesia” che in questo caso “è obbligatorio’. Saluti a tutti gli onesti lettori. Alessandro Raniero Davoli

    • Altrove Rispondi

      27/05/2016 alle 08:16

      Gentile e stimato Alessandro (chiamo per nome gli onesti, non me ne voglia),
      da onesta le scrivo, e umilmente ma consapevolmente le dico che per noi, Gruppetto sparuto, forse è meglio trasferirsi su un altro pianeta, meno ‘sporco’ per capirci.
      Questo sicuramente è lercio e altrettanto lercio chi vi partecipa, continuando ipocritamente e maldestramente a spacciare ideali di libertà e GIUSTIZIA che di fatto non esistono.
      La società è asistematica, informe, disgustosa e sempre più ignorante.
      Il materialismo regna e peggioemilia affonda nei ciccioli.
      A Lei, che scorgo onesta persona nonché intelligente essere umano, faccio i migliori auguri di buona vita, naturalmente altrove (l’altrove può essere anche intellettuale!).
      🙂
      Una G outsider

      • Pierluigi Rispondi

        27/05/2016 alle 08:30

        E pure i ciccioli non sono più quelli di una volta… Ma una speranza c’è: hanno aperto l’osteria Dal Mascetti, con i tavoli in fò
        rmica come nel bar di Amici Miei…

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