Outing di Delrio: “Quel viaggio a Cutro lo rifarei”
E adombra un complotto massonico

L’Espresso tira in ballo Renzi e Bonferroni

di Pierluigi Ghiggini

13/5/2016 – “Io quel viaggio lo rifarei di nuovo, nonostante fossero stati in molti a sconsigliarmelo“. Lo afferma il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, a proposito del viaggio elettorale del 2009 a Cutro, in occasione della grande festa del Crocefisso. L’ex sindaco di Reggio ha risposto cosìai giornalisti dell’Espresso Emiliano Fittipaldi e Giovanni Tizian, che gli hanno chiesto spiegazioni sull’intercettazione tra due detenuti del processo Aemilia, il giornalista reggiano Marco Gibertini (già popolare organizzatore e conduttore della trasmissione Poke Balle su Telereggio) e Domenico Curcio, che la sera del 3 marzo 2015, di fronte alla tv nel carcere di Parma, dissero tra loro  che Delrio a Cutro “ha stretto la mano a Nicola”. Per i Carabinieri, che inviarono un rapporto alla Dda, poi  depositato agli atti – decine di migliaia di pagine – del processo Aemilia, quel Nicola altri non sarebbe che il boss di Cutro Nicolino Grande Aracri.

Delrio a palazzo Da Mosto, in visita alle mostre di fotografia Europea

Delrio a palazzo Da Mosto, in visita alle mostre di fotografia Europea

Delrio respinge sdegnato le accuse, torna a parlare di dossieraggio (già in un’altra intercettazione Valter Pastena, ex consulente dell’ex ministro Guidi, affermò che i Carabinieri avevano portato un regalo , e che sarebbero saltate fuori “le foto di Delrio con i mafiosi) a sostiene di essere sotto attacco da parte di “cricche e massoni con cui non sono mai andato molto d’accordo”.

Dichiara all’Espresso:  “Non ho nulla da nascondere, anche se ci fosse una foto o una stretta di mano non avrei nessuna difficoltà a spiegarne le circostanze perchè ho la coscienza a posto. Quelloi della ndrangheta è uno degli argomenti piùridicoli che possono tirare fuori per danneggiarmi: a Reggio durante il mio mandato nessun appalto è stato assegnato a mafiosi, nessuna inchiesta ha sfiorato la mia amministrazione… Siamo stati noi a cerar di valorizzare i calabresi onesti che da lustri vivono a Reggio Emilia e a portare in Emilia i ragazzi della Locride definendoli i nuovi partigiani”.

 

Delrio e Renzi si guardano in cagnesco

Delrio e Renzi si guardano in cagnesco

Poi l’affondo che su quel viaggio elettorale del 2009 a Cutro, per il quale Delrio continua a restare sulla graticola: “Io quel viaggio lo rifarei di nuovo, nonostante siano stati in molti a sconsigliarmelo. Io sono legato a Pasolini e alla sua passione per il sentimento popolare; glielo dico perchè la Santissima Cocifissione alla quale fui invitato era una festa religiosa e sentita dalla comunità. Non ci sono andato  per fare campagna elettorale ma dopo unn invito del sindaco. A differenza degli altri candidati che misero i cartelloni e fecero incontri di cui nessuno ha mai chiesto conto”.

Sarebbe interessante sapere a quali candidati e a quali incontri si riferisce il ministro Delrio. I suoi critici fanno notare che a lui non servivano incontri: gli bastò la fascia tricolore di sindaco in campagna elettorale. Gli fanno osservare inoltre che anche la festa Madonna di Polsi è espressione della religiosità popolare, ma è occasione anche del raduno mondiale dei vertici della ndrangheta.

In quanto a Pasolini, beh, Delrio non ricorda che proprio il poeta nel 1957, nei suoi reportage dall’Italia per la rivista Successo, definì Cutro “paese di banditi” dove “si sente di essere fuori dalla legge”. Passò i suoi guai, Pasolini, per quella frase: fu querelato per diffamazione dall’amministrazione comunale di Cutro e dovette scrivere un articolo di scuse.

In ogni caso, Delrio a Cutro c’è tornato dopo il 2009: secondo l’ex presidente della Provincia di Crotone Stanisalo Zurlo (intervista televisiva del 2014), vi andò o vi passò durante una vacanza “pochi mesi prima” (estate 2013?)  e , afferma l’ex presidente, “incontrò settanta imprenditori cutresi”. Il particolare è importante perchè, come ha rilevato l’Espresso, l’ipotetica stretta di mano con Nicolino Grande Aracri non può essere avvenuta nel 2009, perchè in quel periodo “Mano di gomma” era ristretto nel carcere di Catanzaro. Ma potrebbe essere avvenuta proprio in quell’incontro dell’estate del 2013, di cui stranamente non si è saputo nulla.  Del resto, nella trascrizione dell’intercettazione delle battute tra Gibertini e Curcio in carcere, non si fa riferimento ad alcuna data. E se anche Valter Pastena, che al telefono ha parlato delle famose “foto di Delrio coi mafiosi” , si fosse riferito quella circostanza?

In questo senso l’affermazione “quel viaggio lo rifarei” appare più chiara: perchè Delrio “quel viaggio” lo ha rifatto. E mentre a Reggio c’è chi è andato in galera per aver partecipato alla cena (pubblica) degli Antichi Sapori, nessuno ha menato scandalo  per l’incontro con settanta imprenditori a Cutro.

E SE IL NICOLA DI GIBERTINI FOSSE NON GRANDE ARACRI, MA NICOLINO SARCONE?

E se invece il Nicola al quale si riferiva Marco Gibertini, il 13 marzo 2015, parlando in carcere con Domenico Curcio, fosse invece Nicolino Sarcone, ritenuto dalla Dda esponente di punta del clan Grande Aracri, rinchiuso al carere duro in attesa di giudizio nel processo Aemilia? In numerose intercettazioni Gibertini si riferisce a lui proprio come Nicola. E di certo Nicolino Sarcone c’era, a quella festa del Santissimo Crocifisso del 2009 a Cutro. E una stretta di mano con Delrio può essere avvenuta: niente di più facile, in quella situazione.

I VOTI DEI CUTRESI E LE ELEZIONI DEL 2009

A questo punto bisogna chiedersi quale peso effettivo possa avere una stretta di mano, sia pure infetta, ma pur sempre un gesto che può essere casuale. Certamente chi è andato a Cutro sotto elezioni sapeva che avrebbe potuto sporcarsi le mani, e che doveva stare bene attento prima di tutto per sé, poi per i reggiani e infine per non lordare un rapporto positivo con la comunità calabrese che è tanta parte, parte integrante, di Reggio Emilia. Ma l’interrogativo di fondo riguarda il peso dei voti cutresi nelle elezioni del 2009: voti che hanno fatto eleggere più di un candidato (almeno due nel Pd e uno nel Pdl) e che forse furono determinanti per tirar fuori Delrio, all’ultimo momento, dal baratro del ballottaggio.

In quelle elezioni comunali del 7 giugno 2009, Delrio fu rieletto sindaco al primo turno con 47 mila 742 voti, pari al 52,45%. Per poco non andò al ballottaggio. Un risultato comunque molto distante dai 57 mila 850 voti – pari al 63% – ottenuti nel 2004.

COMPLOTTO MASSONICO? L’ESPRESSO TIRA IN BALLO RENZI …

Insomma, il mistero si infittisce. E non solo sul fronte della concatenazione degli eventi. L’Espresso sembra voler indicare anche una traccia per risalire alle fonti della presunta trama contro Delrio (il famoso dossieraggio), L’assisto lo dà lo stresso ministro quando aferma “con cricche e massoni non sono mai andato molto d’accordo”.

“Il ministro non fa nomi”, si affrettano a precisare gli autori del reportage. Tuttavia accennano alla famosa coppia Pastena-Gemelli e al fatto che “Renzi non ha più la stessa sintonia di qualche mese fa con Delrio”. Infatti il premier “col più classico dei promuoveatur ut amoveatur l’ha spostato da palazzo Chigi per metterlo sulla poltrona che fu di Maurizio Lupi“. Non sol0: “L’ex sindaco deve vedersela con gli uomini vicini all’ex dominus del dicastero Ettore Incalza, prosciolto di recente per l’inchiesta sulla Tav, ma ancora indagato a Firenze per corruzione”. Firenze, la città dell’ex sindaco Renzi… Il mosaico disegnato dall’Espresso prende forma a poco a poco.

… E PUNTA IL DITO PURE SU BONFERRONI (CHE NON ERA PIDUISTA)

Il piatto si fa succulento quando l’Espresso tira in ballo l’ex senatore reggiano Franco Bonferroni, un massone – scrive – “con cui Delrio non si è preso di sicuro”.

Bonferroni viene addirittura definito ex-piduista (cosa non vera, è un scivolone del giornale:  Bonferroni non appare negli elenchi della P2, e risultava invece nell’elenco di una loggia emiliana all’obbedienza di  Piazza del Gesù-Palazzo Vitelleschi consegnato, insieme a molti altri,  dall’allora Gran Maestro Ghinazzi alla commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2).

Dell’ex senatore della Dc, “amico dell’Udc Pier Ferdinando Casini che lo piazzò nel cda di Finmeccanica”, l’Espresso racconta che “a dicembre 2015 è finito indagato nell’inchiesta Pesci della Dda di Brescia sulla ndrangheta lombarda: è accusato di aver favorito un imprenditore di Cutro vicino al clan Grande Aracri, Antonio Muto (di Mantova, ndr.) per aggiustare una sentenza del Consiglio di Stato”. Così scrivono Fittipaldi e Tizian: tuttavia si dimenticano di aggiungere che Bonferroni e il suo collaboratore storico Tarcisio Zobbi sono usciti a testa alta dall’inchiesta Pesci (ramo mantovano di Aemilia).

Il giudice di Brescia ha trasferito l’inchiesta a Roma, con il proscioglimento di  Bonferroni e Zobbi da ogni connessione con la ndrangheta. L’udienza davanti al Gup capitolino per corruzione in atti giudiziari relativa al presunto interessamento per sbloccare un procedimento amministrativo riguardante una lottizzazione, è fissata il 17 giugno. Gli indagati respingono ogni accusa. Inoltre l’imprenditore Antonio Muto, per il quale Bonferroni e Zobbi erano finiti dentro l’inchiesta Pesci, è stato assolto in sede di rito abbreviato “perchè il fatto non sussiste” dal concorso esterno in associazione mafiosa.

Lo scenario, insomma, è diverso e non poco da quello delineato dall’Espresso. Che finisce per suggerire, nella sceneggiatura di un attacco massonico al dossettiano Delrio, un fil rouge che da Renzi si dipanerebbe attraverso potentati ministeriali incarnati da Incalza (al quale fra l’altro si deve lo sblocco dei finanziamenti europei che permisero di completare la stazione Mediopadana) sino a Bonferroni,  a sua volta inserito in un livido cono d’ombra al punto da definirlo, con un grossolano errore, ex-piduista e tuttora sotto processo a Mantova quando invece è uscito insieme a Zobbi dall’inchiesta Pesci.

Lo scenario è denso di sospetti, afrori, sicari appostati nel buio. Come Romano Prodi ai suoi tempi gridò di avere contro i poteri forti, oggi Delrio suggerisce la pista di un complotto massonico contro di lui. Fantapolitica? Vedremo. L’Espresso ha aperto una finestra sulla plaza de toros. Certamente l’ex sindaco e Renzi sono ai ferri corti, e lo scontro ancora una volta passa per Reggio Emilia.

 

 

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4 risposte a Outing di Delrio: “Quel viaggio a Cutro lo rifarei”
E adombra un complotto massonico

L’Espresso tira in ballo Renzi e Bonferroni

  1. Pavel Rispondi

    13/05/2016 alle 19:32

    Direttore,perfetto il suo riferimento a Pasolini.Me l’ha fatto riemergere dalla memoria.
    Circa i poteri oscuri e forti ..al ministro non resta che rivolgersi al premier !!!

  2. Non ci andrei mai Rispondi

    14/05/2016 alle 08:51

    A Cutro. In Calabria.
    L’ho cancellata dalla cartina col bianchetto.
    Del resto anche peggioemilia ha fatto la stessa FINE.

  3. giuseppe Rispondi

    14/05/2016 alle 10:42

    Corrado Costa diceva che l’aumento dei ricatti e della pornografia anticipa la rivoluzione . Prepariamoci perciò a questo nuovo evento!!!

    • Corrado Rispondi

      15/05/2016 alle 09:05

      Se i reggiani fanno la rivoluzione mi faccio prete.

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