Quanti anni durerà?
Al processo Aemilia un esercito di 1.300 testimoni

28/4/2016 – Sono 1.300, ancora più del previsto,  i testimoni ammessi al maxi processo Aemilia contro la ndrangheta che nei prossimi mesi sfileranno nell’aula del dibattimento di Reggio Emilia, costruita in prefabbricato nel cortile interno di Palazzo di Giustizia. Lo ha deliberato ieri sera il collegio giudicante presieduto da Francesco Maria Caruso nell’udienza fiume in cui sono state respinte le eccezioni preliminari e il dibattimento è entrato nel vivo.

Mezzi di polizia e Carabinieri all'esterno di palazzo di Giustizia (foto Bucaria)

Mezzi di polizia e Carabinieri all’esterno di palazzo di Giustizia (foto Bucaria)

Molti nomi noti erano già trapelati al momento della presentazione delle liste da parte della pubblica accusa, delle parti civili e delle difese: la maggior parte sono stati confermati. Come testimoni sfileranno in aula tra gli altri  il ministro Graziano Delrio (citato dalla difesa di Pasquale Brescia, autore della lettera dal carcere al sindaco Luca Vecchi)  i calciatori Leonardo Bonucci e Claudio Marchisio, chiamati dalla difesa del collega Vincenzo Iaquinta curata dall’avvocato Carlo Taormina. Ammessa anche la testimonianza dell’onorevole Carlo Giovanardi.
Sono invece state rigettate le richieste di sentire i ministri degli Interni Angelino Alfano e della Giustizia Andrea Orlando. Questi alcuni dei nomi più noti che sono emersi nella serata di ieri.

Aemilia 7 caruso
Intanto gli avvocati difensori e la Procura hanno sollevato il problema del calendario di udienze troppo fitto, tuttavia il collegio ha confermato l’udienza di venerdì, quando cominceranno a sfilare primi testimoni dell’accusa, rappresentata in aula dai pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi .

Sul fronte delle parti civili, la corte non ha ammesso la fondazione Caponnetto e la onlus SoS Usura. Ma nel complesso rispetto all’udienza preliminare è stata ampliata  la costituzione di parte civile della Regione Emilia-Romagna, della Provincia e di cinque Comuni del Reggiano. Il tribunale di Reggio Emilia, diversamente dal Gu di Bologna, ha accolto la costituzione degli enti pubblici non solo sui reati di associazione mafiosa e di concorso esterno, ma anche su tutti i cosiddetti delitti di scopo come ad esempio estorsione, riciclaggio, intestazione fittizia aggravati dall’aver agito per agevolare l’associazione mafiosa.
La richiesta era stata avanzata nel dibattimento dagli avvocati Alessandro Gamberini per la Regione (risarcita con 600mila euro in abbreviato), Salvatore Tesoriero per la Provincia di Reggio Emilia e i Comuni di Bibbiano, Gualtieri, Reggiolo e Federico Fischer per Montecchio e Brescello.
L’assunto su cui si è basata l’istanza è che in una ‘terra di mafia’ le istituzioni pubbliche sono danneggiate anche dai singoli reati commessi per agevolare la criminalità organizzata.

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