Operazione Big Boat
False ditte hanno fatto sparire merci per 10 milioni di euro
Decisive le indagini dei carabinieri di San Polo

28/4/2016 – Si accreditavano come importanti ditte di trasporto nazionali e internazionali, in realtà le merci non giungevano mai a destinazione ma venivano successivamente collocate sul mercato attraverso una fitta rete di ricettatori compiacenti. Una presunta associazione per delinquere è stata sgominata all’alba di martedì in un’operazione che ha portato all’esecuzione di 29 misure cautelari: quattro in carcere, 16 ai domiciliari e nove obblighi di dimora. Sono stati inoltre sequestrati numerosi beni mobili, tra cui 39 automezzi pesanti e semirimorchi utilizzati per l’illecita attività, e sono state denunciate 38 persone. Le misure cautelari, emesse dal gip del Tribunale di Nocera Inferiore, sono state eseguite nell’Agro Sarnese Nocerino, nell’hinterland vesuviano, nei comuni costieri a sud di Napoli, in Sicilia e in Lombardia.

Numerosi i mezzi sequestrati, fra cui un Tir  a San Polo d’Enza, dove i carabinieri della locale Stazione hanno dato un contributo decisivo all’operazione.

Le indagini condotte dalla Polizia di stato della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Nocera Inferiore unitamente ad analoga attività dei Carabinieri della Stazione di San Polo d’Enza prima e Nucleo Operativo e Radiomobile di Salerno poi, hanno portato alla luce l’operatività criminale del gruppo, organizzato in più compagini associative, che muovendosi sull’intero territorio nazionale – con terminali anche all’ estero-, si dedicavano in modo sistematico a truffe ed appropriazioni indebite nel settore del trasporto merci su strada per conto terzi.

Sono 111 gli episodi contestati di appropriazione indebita e ricettazione, per un valore di dieci milioni di merci rubate.  

Numerosi i operati in tutt’Italia per un valore commerciale complessivo di svariati milioni di euro. Le indagini hanno preso inizio da un’intercettazione telefonica in uso ad personaggio già dedito a questo genere di reati, dalla quale emergeva che vi era altro sodalizio criminale operante nell’agro nocerino sarnese . Inizialmente rimanevano nell’ombra i burattinai che tiravano le fila dell’organizzazione e successivamente piazzavano  i beni trafugati  attraverso una rete capillare di ricettatori diffusa su tutto il territorio nazionale.

Due i sistemi usati per le truffe. Il  primo consisteva nella utilizzazione delle credenziali di una ditta di trasporto realmente esistente per raccogliere la commessa e far proprio successivamente il carico. E’ il caso scoperto grazie all’attività svolta dalla Stazione Carabinieri di San Polo d’Enza denominata Toto truffa, condotta nel gennaio del 2012, che in poco tempo ha consentito di ricostruire oltre 50 episodi delittuosi.  Una volta entrati in possesso dei dati identificativi di una impresa (partita Iva. numero di iscrizione alla camera di commercio, numero di polizza assicurativa, Durc etc.), gli indagati falsificavano i documenti e li utilizzavano per i loro fini illeciti spacciandosi per i titolari.  .Successivamente, acquisivano sui siti specializzati richieste provenienti dalle ditte committenti individuato il carico di interesse (in base al valore economico della merce ovvero in base alle richieste provenienti dagli abituali ‘ricettatori”). inviavano e-mail contenenti offerte particolarmente vantaggiose dal punto di vista economico, in modo da assicurarsi l’incarico per il relativo trasporto.  A questo punto, provvedevano ad inviare alla ditta committente la falsa documentazione amministrativa ed assicurativa ed a comunicare il nominativo dell’autista compiacente, nonché la targa del veicolo utilizzato per il trasporto, anch’essa falsificata. Dopo aver ricevuto la merce per il trasporto, l’autista anziché  spariva con il carico,   così come si rendevano irreperibili tutti i referenti della (falsa) azienda che aveva operato.   un modo di operare particolarmente insidioso perchè anche ai controlli più accurati la ditta di trasporto cui erano affidati i beni risultava apparentemente in regola e, per giunta,  affidabile, in quanto operante sul mercato da molti anni.

Il secondo meccanismo consisteva nella creazione di ditte di trasporto ad hoc. I malfattori intestavano l’impresa a prestanomi associati all’organizzazione e predisponevano la documentazione amministrativa ed assicurativa necessaria per l’ iscrizione al Registro imprese e per l’assegnazione della relativa partita IVA.  Poi, individuato l’obiettivo, procedevano con la “stangata”. Gli associati erano ben consapevoli che nel giro di poco tempo la notizia della attività abusiva posta in essere con una certa denominazione di impresa si sarebbe diffusa tra gli operatori del settore. Ma per alcuni mesi la banda poteva agire indisturbata, mettendo a segno numerosi colpi.

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