Non solo voto maggiorato: Iren apre la strada a maxi fusione? Battaglia in consiglio sulle modifiche allo Statuto

4/4/2016 – Si annuncia battaglia in consiglio comunale a Reggio Emilia, oggi pomeriggio, sul voto maggiorato e i nuovi patti parasociali di Iren, che saranno sottoposti all’assemblea dei soci del 22 aprile.

Il gruppo 5 Stelle  farà le barricate sulla riscrittura dell’articolo 9 comma 1 che – scrive oggi la consigliera Alessandra Guatteri –  “consentirà che i cittadini vengano definitivamente scippati della gestione dei propri beni comuni. Un’azienda quotata in Borsa controllata da non si sa chi potrà beneficiare degli utili derivanti dalle nostre bollette, senza correre nessun rischio di mercato”.

“La modifica dell’articolo 9.1 dello Statuto contiene elementi gravissimi” sostiene l’esponente grillina, che vede nel voto maggiorato una trappola che spalancherebbe le porte alla definitiva privatizzazione di Ifren. L’esatto contrario di quanto sostengono i fondi istitutionali privati, secondo cui il voto maggiorato è sì uno scippo, ma nei confronti della massa degli azionisti, perchè permette agli enti pubblici di mantenere il controllo di Iren, teoricamente, anche col 25% delle azioni.

Ma veniamo all’analisi di Guatteri:  “Con un abile gioco di parole si  sostituisce  il 51% di proprietà azionaria da parte di Soggetti Pubblici con il 51 % dei diritti di voto, che, in virtù del voto maggiorato si può ottenere con la metà delle azioni.

Nessun articolo dello Statuto parla di un minimo di azioni che debbano essere mantenute dai Soci Pubblici. Se ne parla nei patti parasociali, che però scadono fra tre anni. E se la matematica non è un opinione il 26% di azioni con il voto maggiorato porta al 52% dei voti. E la matematica la possono applicare anche i soci privati”.

“Ma quello che è ancora più grave – aggiunge la consigliera – è che  il concetto di Soggetti Pubblici viene tradotto nel nuovo Statuto in termini molto poco chiari: non si tratta come penserebbero i cittadini di Stato, Comuni e Regioni, ma si aggiungono “organismi di diritto pubblico o associazioni costituite da uno o più di queste autorità o da uno o più di questi organismi pubblici (come definiti nelle direttive europee in materia di appalti pubblici e di contratti di concessione e nella normativa statale che le abbia recepite pro tempore vigenti) o di cui tali soggetti detengano anche indirettamente la maggioranza del capitale”.

 Cosa significa questo? “Si apre al controllo di organismi tipo la Cassa Depositi e Prestiti? Tipo altre maxiutilities? Si apre alla possibilità che la gestione dei nostri beni comuni passi in mano a entità non meglio identificate,  che non hanno alcun legame con il territorio e che sono interessati solo a guadagni finanziari?”.

Insomma con queste modifiche statuarie si aprirebbe la strada al controllo da parte di colossi finanziari o mega holding delsettore: in effetti sembra fatto apposta per aprire la strada se non a una unificazione, almeno a una “federazione” con A2A.

 “Questo è il tradimento di tutte le promesse che erano state fatte ai cittadini al momento di quotare in Borsa le ex municipalizzate. Era stato garantito che la maggioranza del capitale sarebbe rimasta di proprietà pubblica, adesso dobbiamo digerire che non solo il capitale non sarà più pubblico, ma che il controllo dell’azienda passi a entità che non sono i Comuni. Certamente chi ha scritto tale articolo ha già in mente una pista da seguire. La stessa pista che richiede anche l’inserimento nello Statuto dell’aumento di capitale delegato,  che consentirà al Consiglio di Amministrazione con pieni poteri di accelerare su aggregazioni e maxi utility”.

Concludono i 5 Stelle: “Come al solito, soldi, potere e lobby:  qualcuno uscirà da questo politicamente  rafforzato e con tante possibilità in più di far carriera. Come al solito sulle spalle del cittadino. Il Movimento 5 Stelle non ci sta: i Consiglieri di Reggio Emilia, Genova, Piacenza e Torino sono contrari a questa delibera”.

 Oggi in Consiglio, oltre a confermare la  totale contrarietà a questa operazione, Guatteri  presenterà “un emendamento per chiedere che la definizione di Soci Pubblici indicata nell’art. 9.1 dello Statuto sia limitata a Stato, Regioni e Comuni e non allargata ad altri organismi come invece previsto.  Certamente il PD non avrà problemi ad accettare tale richiesta, sempre che non abbia altri piani per IREN”.

 

 

 

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