Moda, allarme per il distretto Carpi-Correggio : migliaia di imprese a rischio chiusura
Donella Lodi: “Detassare i campionari come investimento di ricerca”

22/4/2016 – “La situazione del settore moda è allarmante. Ritardi nei pagamenti, perdita di manodopera specializzata, mancanza di ricambio generazionale, delocalizzazione della produzione all’estero da parte dei maggiori brand, e alti costi produttivi in Italia, sono i 5 motivi alla base della crisi della nostra filiera, troppo a lungo ignorata, e che adesso mette a rischio l’attività di migliaia di piccole imprese nel distretto di eccellenza Carpi-Correggio”.

La denuncia arriva da Donella Lodi, imprenditrice e presidente provinciale di CNA Federmoda di Reggio Emilia, che ha analizzato le problematiche del settore in un convegno dei giorni scorsi a Carpi.

Donella Lodi, presidente provinciale Federmoda Cna

Donella Lodi, presidente provinciale Federmoda Cna

Le attività della filiera concentrate nel distretto Carpi-Correggio, che nella nostra provincia comprende i Comuni della Bassa reggiana (come Correggio, San Martino in Rio, Rio Saliceto, Reggiolo, Fabbrico, Novellara), sono sostanzialmente quelle che caratterizzano la fase iniziale: ricerca e sviluppo dei prototipi, commercializzazione e marketing. Ma, ha spiegato Donella Lodi “i brand più importanti hanno spostato le produzioni all’estero, riducendo il lavoro per i conto terzisti  che rappresentano l’80% delle piccole imprese del nostro territorio”.

Le fasi della manifattura che ancora resistono sono quelle che danno al prodotto un valore un aggiunto: tessitura, ricamo, applicazioni e le produzioni di capi molto esclusivi, ovvero quelle principalmente coinvolte nella creazione dei campionari.

 

“Una grande mano agli imprenditori – ha continuato Donella Lodi – lo darebbe il riconoscimento del campionario come investimento di ricerca. Nel nostro settore gravano tantissimo i costi del campionario, composto con ore e ore di ricerca sui tessuti, passamaneria, accessori, a cui segue l’acquisto delle prove dei tessuti, il lavoro dei modellisti, il confezionamento. E considerando che sui circa 1200 capi che compongono un campionario oltre il 10% non va in produzione, la vendita della produzione effettiva ammortizza solo in parte minima il suo costo. Il primo passo per aiutare le nostre aziende è, dunque, farci riconoscere un accredito, come avviene per le case farmaceutiche che fanno ricerca”.

“Siamo molto preoccupati – ha continuato   – perché con un panorama che propone tempi giuridici biblici, burocrazia intricatissima per aprire un’azienda, gli imprenditori che vanno in pensione non hanno un ricambio perché i giovani non vedono un futuro in questo settore e preferiscono vendere l’azienda di famiglia. In questo modo ricshiamo seriamente di perdere la filiera e tutte le competenze specializzate”.

 

L’iniziativa di Carpu voluta da CNA Federmoda Nazionale si è resa necessaria per sensibilizzare la politica sui temi strategici per il rilancio di un settore che ha reso famoso il Made in Italy in tutto il mondo. Presenti anche Benedetta Francesconi del Ministero Sviluppo Economico e Palma Costi Assessore alle Attività produttive Regione Emilia Romagna.

 

“E’ indispensabile che i nostri politici proteggano il Made in Italy –ha concluso Lodi – in sede europea per primo. Chi ha interesse a difendere i piccoli imprenditori, gli unici a produrre tutto in Italia secondo la vera tradizione artigiana e a dare occupazione sul territorio, se non i politici italiani?”

 

 

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