La violenza dopo la Liberazione: un convegno internazionale dell’Insmli affronta il nodo dello stragismo come progetto politico

5/4/2106 – 25 anni dopo il Chi sa parli e a 70 anni dalla Liberazione la storiografia di sinistra affronta il nodo dei delitti del dopoguerra in un convegno internazionale di studi pr0mosso dall’Insmli (istituto nazionale per la storia della Liberazione) insieme a Istoreco e alla rete degli istituti storici della Resistenza dell’Emilia Romagna. Il titolo è significativo: “1945-1946, Violenza e costruzione della legalità“.

Il convegno si svolge si apre giovedì 7 aprile a Modena e continua sino alla tavola rotonda conclusiva venerdì 8 e sabato 9 alla Sala del Capitano del Popolo di Reggio Emilia: la stessa sala che il sabato successivo, 16 aprile, ospiterà Paolo Pisanò e Dario Fertilio per un dibattito sul Triangolo della Morte: lo stesso tema ma, per così dire visto da un altrio versante. CONVEGNONE violenza e legalità

Il convegno dell’Insmil vede la partecipazioni di grandi nomi degli studi storici dell’Italia contemporanea: fra gli  Mimmo Franzinelli, Alberto Melloni, Alberto De Bernardi, Marcello Flores e Angelo Ventrone. Partecipano anche studiosi stranieri quali Nicholas Best, Joshua Arthurs della West Virginia University,  Philip Cooke e   Lutz Klinkhammer.

Nella giornata di venerdì il clou con alcune relazioni “calde”: Mirco Dondi parlerà della violenza postinsurrezionale a Milano, Torino e Bologna, Francesca Gori della violenza sulle donne e Bruno Luca Maida dell’università di Torino sulle stragi della liberazione. Responsabile organizzativo del convegno è Mirco Carrattieri, già presidente di Istoreco Reggio che sabato 9 terra una relazione su  “Emilia rossa” o “triangolo rosso”: la memoria come risorsa politica.

“Il convegno – si legge nella presentazione – rappresenta la conclusione del percorso intrapreso dall’Insmli per il Settantesimo anniversario della Resistenza e si propone di fare il punto sulla fase finale della lotta di liberazione e sull’immediato dopoguerra, mettendo al centro dell’attenzione il rapporto tra fenomeni di violenza e ricostruzione della legalità.

In particolare si cercherà di analizzare le pratiche violente dei diversi attori in campo, articolandole cronologicamente e spazialmente; e di verificare i tentativi e le strategie messe in atto dalle varie autorità presenti sul territorio per disciplinare la violenza agita, per ripristinare una condizione di legalità, per realizzare una giustizia di transizione.

L’intento, dunque, è quello di indagare e discutere le diverse modalità e ragioni del ricorso alla violenza, considerandone assieme le genealogie e i contesti; e andare così oltre la schematica raffigurazione del biennio 1945-1946 come una sanguinosa quanto sommaria resa dei conti, quale invece pare emergere da talune derive del dibattito pubblico recente.

Il convegno si svolge tra Modena e Reggio Emilia, in un territorio la cui memoria pubblica sul tema è particolarmente accesa, ma sviluppa un quadro nazionale e si confronta anche con la recente letteratura internazionale”.

IL PROGRAMMA COMPLETO

1945.46 – Violenza e costruzione delle legalità

GIOVEDÌ 7 APRILE

MODENA – Sala Ulivi dell’Istituto storico, ore 9.30

I sessione – Premesse

Introduce e coordina Marcello Flores (Università di Siena)

 Some personal stories from the chaos.  Nicholas Best

Violenza in Europa nell’età della Guerre Mondiali. Gabriele Ranzato (Università di Pisa)

Pratiche e linguaggi della violenza fascista (1919-45) –  Giulia Albanese (Università di Padova)

Il dopoguerra sbagliato: speranze, recriminazioni e conflitti durante i 45 Giorni. Joshua Arthurs (West Virginia University)

ore 15.00

II sessione  Prima della liberazione

Presiede e coordina Nando Rinaldi (Istoreco)

Prendere le armi. La scelta della guerriglia nell’Italia del 1943 – Claudio Silingardi (Insmli)

Il Sud tra ordine pubblico e violenza – Gloria Chianese (Fondazione Giuseppe Di Vittorio) –

Rsi: violenza e strategie di controllo del territorio – Mario Renosio (Israt)

Regole, giustizia e violenze nel mondo partigiano – Massimo Storchi (Istoreco)

L’insurrezione di Firenze- Simone Neri Serneri (Università di Siena)

VENERDÌ 8 APRILE

REGGIO EMILIA Sala Convegni dell’Hotel Posta ore 9.30

III sessione Insurrezioni

Presiede e coordina Giuliano Albarani (Istituto storico di Modena)

La violenza nella Venezia Giulia. Storiografie a confronto – Marta Verginella (Università di Lubiana)

«Ma spariamo perché è l’ora…». Insurrezioni. Chiara Colombini (Istoreto)

La violenza postinsurrezionale a Milano, Torino e Bologna – MircoDondi (Università di Bologna)

Uomini che puniscono le donne. La violenza extragiudiziaria sulle donne in Italia – Francesca Gori (Università di Pisa)

Le stragi della liberazione – Bruno Luca Maida (Università di Torino)

ore 15.00 IV sessione

Dopo la liberazione

Presiede e coordina Alberto Preti (Università di Bologna)

“Lawlessness” e controllo del territorio nelle carte dell’Allied military government – Marco Minardi (Istituto storico di Parma)

Fare giustizia o punire il nemico? – Toni Rovatti (Università di Bologna)

Alla ricerca di una difficile normalità. I CLN e la gestione dell’ordine pubblico (aprile 1945-febbraio 1946) – Pierangelo Lombardi (Università di Pavia)

Per questa generazione non c’è congedo? Tempi e modalità della smobilitazione – Agostino Bistarelli (Irsifar)

1945: la criminalità comune dal tramonto della Rsi alla nascita della democrazia – Mimmo Franzinelli (Fondazione Rossi-Salvemini)

La violenza post-liberazione come progetto politico – Luca Alessandrini (Istituto per la storia e la memoria del ‘900 Parri – Emilia Romagna)

SABATO 9 APRILE

REGGIO EMILIA Sala Convegni dell’Hotel Posta

ore 9.15 – V sessione

 Memorie della violenza e della giustizia

Presiede e coordina Lorenzo Bertucelli (Università di Modena e Reggio Emilia)

Le violenze del dopoguerra tra memorie e storia –  Philip Cooke (University of Strathclyde)

“Emilia rossa” o “triangolo rosso”: la memoria come risorsa politica – Mirco Carrattieri (Istoreco)

La memoria come arma. Il neofascismo e la legittimazione della violenza politica nell’Italia repubblicana – Guido Panvini (Università della Tuscia)

La violenza rivendicata e gli abusi di memoria – Antonio Canovi (Università di Modena e Reggio Emilia)

ore 11.00

Tavola rotonda: Le violenze del 1945 tra storiografia e opinione pubblica

Presiede e conclude Alberto De Bernardi (Università di Bologna)

Ne discutono:  Lutz Klinkhammer (Istituto storico germanico), Alberto Melloni (Università di Modena e Reggio Emilia), Alessandro Portelli (Università di Roma),  AngeloVentrone (Università di Macerata).

Segreteria organizzativa: Mirco Carrattieri | [email protected] | +39 339 145 9817

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Una risposta a 1

  1. Ivaldo Casali Rispondi

    05/04/2016 alle 19:52

    Alla cortese attenzione dell’INSMLI, trasmetto uno dei tanti crimini effettuati dai partigiani nel dopo “liberazione”,volutamente dimenticati dai cosiddetti istituti storici “partigiani”!

    SASSUOLO UNA STRAGE INEDITA
    A Sassuolo, nel tardo pomeriggio del 23 aprile 1945 cessavano gli ultimi combattimenti tra tedeschi, che s’andavano addossando sulla sponda del Secchia nel tentativo di attraversarlo, e Alleati che premevano da Sud. I partigiani, moltiplicatisi negli ultimi mesi, si cimentavano alla caccia di tedeschi in fuga e lo testimonierà Ermanno Gorrieri, il partigiano Claudio: “Parte di coloro che impugnavano le armi contro i tedeschi in fuga, erano persone che non avevano praticamente mai fatto niente o quasi niente nel movimento di Resistenza. Non a caso la gente, più tardi li chiamerà ‘i partigiani della domenica’ o ‘del lunedì’ – a seconda della zona – cioè i partigiani entrati in azione solo il giorno della liberazione”. Ma il comandante Claudio dirà anche che “sarebbero esplosi odii e vendette, insanguinando ancora una volta la terra emiliana”. Accadde che quello che restava di un Reparto della Divisione San Marco, arresosi in quel 23 aprile, fu eliminato in modo atroce a Sassuolo, nel cortile del Palazzo Ducale. Una cinquantina di questi prigionieri, fra i quali v’era qualche tedesco, subì una fine raccapricciante, venuta alla luce attraverso la testimonianza d’un ufficiale dell’esercito brasiliano, tra i primi contingenti entrati a Sassuolo e non dal parroco che pure vi assistette, don Zelindo Pellati. Da parte degli esecutori non trapelò, ovviamente, mai nulla e ufficialmente quelle estreme sevizie, non sarebbero mai avvenute. Quei prigionieri furono torturati anche con enucleazione degli occhi e poi uccisi per strangolamento. L’ufficiale in questione era Agostino Josè Rodrigues e la testimonianza è nel suo libro Terzo battaglione (Terceiro batalhao), edito nel 1985, quattordici anni prima che le salme di quegl’infelici fossero scoperte nello stesso luogo da lui indicato: “La piazza dove c’è la chiesa”. Ecco il brano: “Sassuolo segna il nostro primo incontro con la guerriglia partigiana del Nord Italia, uomini coraggiosi ma spietati. Hanno aiutato la causa degli Alleati durante gli anni dell’occupazione tedesca nella regione. Ed ora sono ancor più decisi nell’attaccare senza pietà il nemico. Come Castelvetro, Sassuolo è una pulita piccola città, un piacere per i nostri occhi. La piazza principale, dove è situata la chiesa, segna anche la nostra prima visione di esecuzioni sommarie. Ne avevamo già sentito parlare. Uomini uccisi con delle corde strette intorno al collo. E’ la vendetta imposta ai fasciste dai partigiani. Ci sono molti comunisti tra i partigiani. Ho visto un gruppo di questi con delle bandiere rosse. Dovunque essi vadano compiono esecuzioni sommarie. I partigiani si giustificano dicendo che si tratta di ‘traditori del popolo’. Ecco perché le camicie nere e i soldati tedeschi iniziano ad arrendersi a noi brasiliani. Sono terrorizzati dalla furia omicida di questi implacabili cacciatori”. Non solo le prime truppe brasiliane entrate a Sassuolo, ma anche il parroco della chiesa di San Giorgio, don Pellati, assistettero alla strage; il sacerdote aveva raccolto i documenti e gli effetti personali di quei disgraziati. Unico testimone di parte neutra egli preferì tuttavia, e fu pusillanime, non divulgare lo scempio cui assistette, né trascriverlo, come avrebbe dovuto, sul libro delle anime, cosicchè esso rimase sconosciuto e inedito fino al 1998, allorquando, durante gli scavi nel cortile del Palazzo Ducale, emersero quei resti. Il giorno del massacro può essere indicato nella settimana compresa tra il 24 aprile ed il primo maggio ’45. I partigiani che entrarono a Sassuolo discendevano dalle località di Casalgrande, Fiorano, Castellarano e Magrete e facevano parte tutti di formazioni comuniste. Il 25 aprile entrò a Sassuolo anche la formazione comandata da Achille, al secolo Giuseppe Ferrari (1919–2013) che con l’incarico di ‘occuparsi’ dei prigionieri, vi rimase almeno una settimana. Lo stesso Palazzo Ducale era divenuto sede di distaccamenti partigiani tra i quali risulta anche la Brigata Stoppa. Nel ’49 la Questura di Modena arrestò l’ex partigiano comunista Domenico Cavalli di Sassuolo: si voleva che rivelasse qualcosa, ma non parlò e fu rimesso in libertà. Nel ’98, all’indomani della scoperta della fossa comune, l’Associazione dei reduci della Divisione Fanteria San Marco presentò denuncia contro ignoti per il reato di strage. La strage di Sassuolo andrà a far parte dell’aneddotica resistenziale di revisione, la quale chiarendo fatti marginali darà rilievo alla storiografia, passo obbligato per raggiungere la Storia. Scriveva Renzo de Felice, l’autorevole storico di sinistra: “tutto quanto detto e scritto sul fascismo è falso, perché la sinistra politica ha nascosto tante verità, tanti delitti, tante vergogne partigiane”. In alcune pagine del citato libro di Bocca, Il Provinciale, si coglie il clima che regnava a Sassuolo nei primi mesi della liberazione. In un imprecisato giorno di maggio egli giunse a Sassuolo e andò alla Camera del lavoro ove trovò riuniti diversi partigiani. Gli dicono – “Di ben so giurnalesta, ma il tuo giornale è un po’ fazista. Quando la finite di menarla con il triangolo della morte”? Qualcuno mi guarda duro, ma mi lasciano andare. Esco da Sassuolo diretto a Formigine e sento dietro il rombo d’una motocicletta. E’ uno di quelli che mi sfottevano, ma adesso mi guarda da amico: – “Scolta me – dice – non passare per Formigine, ti aspettano all’uscita del paese”. (Tratto dal saggio storico sulle atrocità partigiane: “I GRANDI KILLER DELLA LIBERAZIONE” del Prof. Gianfranco Stella).
    Cav. Ivaldo Casali (Reggio Emilia)

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