Pagliani-story
“Io perseguitato, invece non toccano il Pd”

28/4/2016 – “Benedico le intercettazioni, perchè grazie all’esame dei brogliacci siamo riusciti a smontare il teorema dei pm. E solo adesso mi rendo conto di quanto sia facile restare schiacciati dalla mala giustizia: sono pronto difendere gratis gli innocenti che in futuro dovessero trovarsi in situazioni come la mia”. In una intervista pubblicata questa mattina dal Giornale di Milano, Giuseppe Pagliani (che stasera sarà a Virus su RaiDue, ospite di Nicola Porro) rievoca la vicenda del suo arresto nell’operazione Aemilia, la richiesta di condanna a 12 anni per concorso esterno e infine dell’assoluzione che ha fatto giustizia di un cumulo di errori e di pregiudizi difficilmente riscontrati in altre situazioni. Una vicenda che il Giornale definisce “kafkiana, per usare un eufemismo“.

Giuseppe Pagliani

Giuseppe Pagliani

Pagliani ribadisce di essere finito nel tritacarne per aver “dato fastidio come oppositore strenuo al sistema locale delle coop rosse” e perchè come consigliere di opposizione “ho avuto tra le mani vicende delicate come il Global Service della provincia”. Insomma, una persecuzione politica: “C’è stato un accanimento contro Forza Italia, il Pd invece è stato difeso”.

Nell’intervista rilasciata a Mariateresa Conti, Pagliani rievoca la drammatica notte dell’arresto: “Mi sono piombati in casa alle 3 e mezza, mi sono ritrovato da un minuto all’altro mafioso a mia insaputa, accusato di concorso esterno e con una richiesta di condanna a 12 anni, in realtà a 18, 12 con lo sconto per il rito abbreviato. Io, che mi sono sempre battuto per la legalità e che, vengo dal Fronte della Gioventù, avevo come eroe Paolo Borsellino. Si rende conto?”.

E aggiunge “Ce l’ho fatta a tirarmi fuori perchè sono avvocato e ho una formazione penalistica, perchè mi hanno difeso principi del foro come gli avvocati Alessandro Sivelli e Romano Corsi. Ma il cittadino “x” rimane stritolato, schiacciato dalla mole di carte, disorientato da accuse assurde. Io stesso mi rendo conto solo adesso di quanto sia facile restare vittime della malagiustizia. E in futuro pronto a difendere gratis innocenti che dovessero trovarsi in simili vicende.”

Tutto questo perchè – ironizza – “in un lampo imporvviso difollia qualcuno si è convinto che a Reggio Emilia il concorso esterno potesse essere rappresentato da esponenti dell’opposizione lontani dagli appalti, come me”.

E a proposito degli incontri con i personaggi calabresi poi inquisiti nel processo Aemilia, dice, “queste persone io nemmeno le conoscevo”. E la cena agli Antichi sapori, dove per i pm si sarebbe consolidato un patto mafioso?  “Una follia. Io a quella cena, di fatto uno sfogatoio di questi che ce l’avevano con le coop rosse, conoscevo solo alcune persone delle quali non avevo motivo di dubitare. E quando qualche giorno dopo un amico avvocato mi disse che c’era qualche personaggio equivoco,  troncai ogni contatto”.

Infatti nelle intercettazioni uno degli indagati non ricorda neppure suo nome: “Le benedico ogni giorno le intercettazioni – dice l’avvocato di Arceto – perché è grazie ai brogliacci che siamo riusciti a ricostruire tutto e a smontare la teoria del pm.”

L’articolo sottolinea un fatto di cui si parla da molto tempo: non è stato il solo, Pagliani, a incontrare i calabresi in odori di ndrangheta. Delrio andò in visita istituzionale a cutro. “E li ha pure portati dal prefetto – aggiunge – Eppure Delrio non è stato nemmeno indagato, è stato sentito solo come testimone”.

Invece Pagliani non poteva non sapere, ed è finito in galera: “Eppure la ecisione del tribunale del Riesame che mi ha scarcerato era granitica. A quel punto una Procura di media o bassa intelligenza avrebbe dovuto chiedere l’archiviazione. Invece hanno insistito e nella requisitoria il pm è arrivato a sostenere che io avevo incontrato uno dei coimputati, Brescia. Meno male che ho potuto dimostrare che quell’appuntamento, segnato in agenda, in realtà era un incontro professionale a Brescia, con un avvocato”.

Perchè è accaduto tutto questo? : “Me lo sono chiesto, mi sono domandato: perchè io?”. E la risposta? “Da consigliere di opposizione avevo avuto per le mani vicende delicate come il Global Service della provincia. Come oppositore strenuo al sistema locale delle coop rosse davo fastidio”. Accanimento contro Forza Italia? “Sì, c’è stato. Il Pd invece è stato difeso”.

 

 

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