I reggiani al Giubileo dei ragazzi
Una fatica indimenticabile nel segno dell’amore e della libertà

25/4/2016 – L’arrivo  in mezzo a un interminabile cordone di giovani, l’attesa in una piazza gremita, anche via della Conciliazione che si riempie con i pellegrini arrivati per ultimi. E il messaggio del papa dedicato a loro: ai “Ragazzi 3.0” dello spettacolo all’Olimpico, quelli pieni di sogni e di ambizioni, desiderosi di essere il centro del cambiamento della società che li circonda.

San Pietro si affolla sin dalle prime ore del mattino, per prendere i posti migliori, quelli più vicini a lui, papa Francesco, che i giovani preadolescenti in questa giornata li ha voluti fermamente e che a loro parla, con un messaggio chiaro e attuale, e che fa riferimento alle immagini che chi ascolta sa comprendere.

Il Giubileo dei ragazzi: un gruppo di reggiani a Roma

Il Giubileo dei ragazzi: un gruppo di reggiani a Roma

Nell’omelia, Francesco parla ai tantissimi giovani “nell’età di affezionarsi e di ricevere affetto” dell’ amore, quello vero, che rispetta l’altro come persona, comprendendone e accettandone le particolarità. La libertà è il vero segno di amore sano perché incondizionato, ed è quello che più ci rende simili al Padre.

Il papa ammicca ai giovani, con un discorso pieno di esempi concreti e di un linguaggio pratico. Il rilancio è quindi al non lasciarsi “vivacchiare”, che significherebbe esistere a metà: occorre scalzare le paure che sciupano ogni tentativo di successo, perché bloccano di fronte alle difficoltà, all’apparenza insormontabili, ma che certamente non devono rappresentare un motivo per lasciarsi destabilizzare. Essere giovani in grado di cambiare attraverso la propria vita quella degli altri inizia proprio dal non smettere di credere nei propri ideali, nel non lasciarsi sconfortare per le imprese che la quotidianità predispone per ciascuno di loro.

Il discorso di Francesco scalda gli animi di una piazza attenta e ammutolita, e dal palco le parole del papa risuonano forte nelle orecchie e nel cuore dei pellegrini. L’affetto che il pontefice esprime in questo modo per i giovani è ricambiato dalle numerose interruzioni dei ragazzi con cori e applausi, la piazza è resa vivace dai tanti striscioni colorati coi messaggi più vari e dalle bandiere che sventolano, a ribadire che proprio da tutta Italia (e anche dal mondo) i ragazzi si muovono per rispondere alla chiamata che arriva da Roma.

Il giubileo dei ragazzi

Il giubileo dei ragazzi

Tante le emozioni di questi giorni a Roma: il percorso lungo via della Conciliazione e il passaggio della Porta Santa a San Pietro, la serata all’Olimpico di sabato sera, che ha fatto ballare e cantare i pellegrini fino alle 23, e ieri mattina la celebrazione della messa, per assistere alla quale occorre ancora una volta svegliarsi presto, sgomitare, camminare a lungo coi piedi che fanno ancora male dal pellegrinaggio del giorno prima. Ma l’umore è alto, l’energia non si è esaurita, e l’entusiasmo alla fine ha la meglio su ogni fatica.

Una serata, quella di sabato, bagnata a tratti dalla forte pioggia, che irrompe sullo spettacolo mettendo alla prova anche i giovani reggiani sul palco. Poi una sorpresa:  “Sappiate perdonare”, dice il papa in un videomessaggio. Alla base di ogni relazione umana il perdono è fondamentale per non focalizzare la propria vita su cose di importanza relativa. Molto più importante è “rimanere connessi” con gli altri, così come “un cellulare quando prende”, che è in grado di renderci in ogni momento vicini ai nostri contatti. Il papa fa sorridere i giovani con i riferimenti così immediati, e la sua presenza, in assenza, è celebrata in modo entusiastico dagli spalti coi canti a lui dedicati.

Potente e instancabile, e per tanti aspetti fondamentale rispetto all’organizzazione principale delle tre giornate, è stato il coordinamento fornito dagli educatori dei vari gruppi dei ragazzi: instancabili motivatori e coraggiosi accompagnatori, il sostegno delle figure di adulti di riferimento dei ragazzi si è rivelato il vero valore aggiunto di questa esperienza.

I gruppi di pellegrini sono stati accolti nelle parrocchie di Roma sparse su tutto il territorio. Gli educatori non si sono solo occupati degli aspetti logistici e degli spostamenti, ma modelli instancabili di fede, hanno saputo essere l’esempio carismatico di uno stile di vita attivo. Con il loro sguardo programmatico sui ragazzi, immaginano e sognano con loro a proposito del futuro,  e hanno rappresentato qui al giubileo l’elemento di unione tra la comunità di origine e la chiesa che chiama.

Per i pellegrini, lunedì è l’ultima giornata a disposizione per visitare le tende della misericordia e passare la Porta Santa, missione fallita per molti a causa dei grandi numeri. Gli ultimi arrivi a Reggio sono previsti per la serata di stasera.

 

 

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