“Furono i partigiani a arginare la violenza? Per favore, a tutto c’è un limite”
Tadolini replica a Massimo Storchi

di Luca Tadolini *

8/4/2016 – “La violenza fu arginata dai partigiani”. A leggere le anticipazioni di Massimo Storchi all’ultimo convegno degli istituti resistenziali del 70^ anniversario del 1945 viene la battutaccia che siamo arrivati alle “comiche finali”, se non fosse che si parla delle violenze della Guerra Civile.

Cosa può far dire  “la violenza fu arginata dai partigiani” a chi si presenta come storico e deve parlare del Triangolo della Morte a Reggio Emilia? E’ vero che l’ambiente reggiano non consente sbavature, pena la messa al bando, ma c’è un limite.

La nostra provincia vide stragi compiute dai fascisti, dai tedeschi, vide bombardamenti alleati e stragi partigiane. Le stragi partigiane vennero sempre compiute da formazioni comuniste militarmente inquadrate e politicamente legate al Partito comunista.  Non si tratta di guerriglieri sbandati o che agiscono fuori dai comandi.

Alcuni esempi: la prima uccisione di prigionieri italiani e tedeschi nel Marzo 1944 a Monte Orsaro venne disposta dal Commissario Politico Didimo Ferrari. L’uccisione dei prigionieri sopra Cervarolo nell’Aprile 1945 venne effettuata con ordine scritto dei Comandi (conservato in Istoreco).

L’eccidio di Cernaieto avvenne sotto la supervisione del responsabili del “Carcere Partigiano”. L’eccidio di Cerredolo di Toano venne compiuto al comando del Commissario Politico Comunista e del Comandante di formazione. Le esecuzioni di massa a Novellara, Castelnuovo Sotto, Cadelbosco e Poviglio vennero poste in essere dalle formazioni partigiane con utilizzo di camion per trasportare le vittime, individuazione di luoghi di sevizia e massacro ed organizzazione di occultamento in fosse comuni. Potremmo continuare con le uccisioni individuali di politici e civili, quasi tutte rivendicate dalle formazioni.

Ci sono i documenti delle Forze Speciali inglesi e il memoriale di Don Carlo sulla violenza delle formazioni partigiane comuniste e contro il Commissario Poppi, e anche qualche frase “corsara” di Dossetti.

Dov’è “l’argine partigiano alla violenza”? Mi auguro non lo si ricavi qualche circolare dei comandi del tempo,  dove si raccomanda o si vieta uccisioni sommarie: documenti di copertura dalle responsabilità per azioni che anche nel 1945 erano crimini di guerra.

Non risulta che nessuno dei partigiani che eseguirono queste stragi  sia mai stato punito dai tribunali partigiani per assassinio o violenze sui fascisti. Nel modenese il caso di “Nello”: colpevole di innumerevoli crimini venne fucilato dai partigiani, ma mettendolo insieme alla mattanza dei prigionieri fascisti della Repubblica di Montefiorino.

A fine guerra dovettero intervenire le Autorità Alleate per sanzionare anche la Corte d’Assise Straordinaria di Reggio Emilia per l’eccesso di condanne a morte che infliggeva agli ex fascisti dopo il processo al Federale Ferri.

Il partigiano Morelli dalle pagine della Nuova Penna provò ad accusare l’ex  Comandante Didimo Ferrari ed ad indagare su alcune stragi, ma venne ferito mortalmente in un attentato.

Com’è accettabile che gli istituti storici resistenziali –  che hanno appoggio politico ed istituzionale e finanziario – siano ancora all’opera per fornire “assoluzioni” storiche sostenibili solo in consessi senza libero contraddittorio?

Nel 2016 siamo ancora alla teorie delle “schegge impazzite” del 1945?

*storico, Centro Studi Italia

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6 risposte a “Furono i partigiani a arginare la violenza? Per favore, a tutto c’è un limite”
Tadolini replica a Massimo Storchi

  1. Paolo Comastri Rispondi

    08/04/2016 alle 17:44

    PERFETTO !!
    condivido totalmente
    bravissimo Luca !!

  2. Ivaldo Casali Rispondi

    08/04/2016 alle 20:29

    Nel condividere l’appropriata replica dell’Avv. Tadolini in ordine alla dichiarazione inaccettabile, di un esponente degli istituti resistenziali, quando afferma che “furono i partigiani ad arginare la violenza”, mentre è ormai risaputo le innumerevoli stragi compiute nel dopoguerra! Ritengo utile riportare l’intervento, di allora, del Vice Commissario partigiano delle “Fiamme Verdi” Pasquale Marconi:

    Si riporta una lettera, diventata famosa, al C.N.L. (Comitato di Liberazione Nazionale) in cui spiegava i motivi del suo irremovibile dissenso. Vi si legge, tra l’altro: “…Sono tornato tra i partigiani nel giugno, appena uscito dalla prigione; non ho riconosciuto il vecchio movimento. Pletora, baraonda, disorganizzazione, indisciplina, anarchia, contegno spavaldo, provocatore, offensivo. Saccheggi, rapine, vendette, terrorismo; Capi formazione e Commissari scelti in genere tra i peggiori elementi… Queste, purtroppo, sono le caratteristiche salienti dei partigiani. Le popolazioni, dal favore e dalla solidarietà più aperti, sono passati a sentimenti di decisa avversione, non tanto per i danni subiti, quanto per il contegno vergognoso di molti partigiani. Io e quelli che la pensano come me ci rifiutiamo di approvare un simile andazzo di cose e di condividerne le responsabilità. Molti partigiani si rifiutano di tornare nelle Formazioni se non hanno prima la garanzia di trovarsi fra soldati e non tra banditi…”. Ancora il 29 settembre 1954 scriveva: “…Io ritenevo che i partigiani, banditi e ribelli, combattessero per abbattere una tirannide faziosa coltivando in segreto l’ansia di ritornare alle case per riprendere, deposte le armi impugnate per dolorosa necessità, il lavoro in una Italia libera, civile, disciplinata e laboriosa. Molti, invece, troppi, intendono continuare in un artigianato che è la degenerazione del movimento ideale di ribellione alla prepotenza fascista e nazista. Noi intendevamo abbattere il sistema; molti, invece, dimostrano chiaramente di voler abbattere solo gli uomini per rimpiazzarli nelle prebende, nelle gerarchie, nei dispotismi. Nei giorni della Liberazione pullulavano i partigiani a migliaia. Molti ci hanno disonorato. Troppi furti. Troppi omicidi. Troppe processioni di gente che domanda almeno la restituzione dei cadaveri. Il disgusto sale; e mai l’ombra di una sanzione… Si vive in un’atmosfera di prepotenza e di minaccia non inferiore a quella fascista. Prima si minacciava in nome della Patria; oggi si minaccia in nome del popolo: sempre arbitrio, violenza, sopraffazione”. (Fonte: “La guerra dentro la guerra” di Rossana Maseroli Bertolotti – febbraio 2014).

  3. antonella telani Rispondi

    08/04/2016 alle 21:37

    Neanche i fascisti hanno pagato per i soprusi inflitti agli italiani in vent’anni di dittatura. Nessun fascista è stato condannato per aver aiutato i tedeschi nelle stragi di Vinca, Stazzema, Cervarolo, Vercallo, Marzabotto…per un totale di quasi 600.000 morti tra i civili, compresi donne e bambini torturati e seviziati per il gusto di uccidere.
    Alla fine della guerra i documenti recanti i nomi e i cognomi dei responsabili di queste stragi, sono stati nascosti nell'”armadio della vergogna” a Roma, pertanto nessuno ha mai pagato per questi eccidi: mi sembra che non gli sia andata male dopotutto. E adesso qualcuno, che in quei tempi non avrebbe neanche avuto il coraggio di difendere il proprio pollaio, ha ancora la faccia tosta di voler ragione!!! Tacere sarebbe almeno più dignitoso.
    (consiglio di vedere nel dizionario cosa significa la parola dignità)

  4. Dignità Rispondi

    09/04/2016 alle 09:39

    Ogni simbolo fascista o comunista (svastica e falce e martello) andrebbero completamente banditi da qualsiasi bandiera politica.
    Devo purtroppo constatare che facendo una ricerchina su web falce&marte vanno per la maggiore..
    Cosa non si è fatto e si fa per la santa pagnotta!!!
    :((

  5. paolo Rispondi

    11/04/2016 alle 19:22

    Come dimenticare la vicenda terribile del beato Rolando Rivi? I partigiani arginarono la violenza? Mostri alle prese con un ragazzino innocente di quattordici anni.

  6. antonella telani Rispondi

    22/04/2016 alle 14:52

    …anche il bambino di tre anni che fu “crocifisso” in un campo a Marzabotto dai fascisti era innocente….insieme alle altre 800 persone dei dintorni…chi ha iniziato a essere mostro?

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