Cir Food punta a 800 mln di fatturato nel 2020
Punti di forza: diritto al buon cibo, espansione all’estero, on line e nuovi servizi

26 aprile 2016 – Dopo aver annunciato una previsione di ricavi 2016 pari a 553 milioni di euro (+3,2% rispetto al 2015), il gruppo CIR food , gigante reggiano della ristorazione collettiva guidato da Chiara Nasi ha dato il via a un piano industriale di cinque anni che punta non soltanto all’aumento di fatturato, ma a rafforzare la leadership nel settore con una proposta di rinnovamento dei servizi di ristorazione incentrato sul valore del cibo e sull’innovazione.

Chiara Nasi, presidente di Cir Food, con lo scultore Giuliano tomaino davanti alla grande mano mano rossa installata all'ingresso della sede di via Nobel

Chiara Nasi, presidente di Cir Food, con lo scultore Giuliano tomaino davanti alla grande mano mano rossa installata all’ingresso della sede di via Nobel

L’obiettivo economico fissato entro il 2020 è di 800 milioni di euro di ricavi, con un incremento di  100 milioni dalla ristorazione collettiva e buoni pasto, 60 milioni dalla ristorazione commerciale, 70 milioni dall’internazionalizzazione, 20 milioni dalla diversificazione dei servizi. A tal fine CIR food prevede nell’arco di 5 anni investimenti per 75 milioni di euro, che si aggiungono ai 75 nella gestione ordinaria, una media  di 15 milioni di investimenti l’anno in attrezzature, immobili, informatica.

Oggi l’impresa è una realtà di primaria importanza nel mercato della ristorazione, in particolare nella collettiva appaltata da cui proviene il 73,6% dei ricavi attuali e dove detiene l’8% di quota di mercato. Si tratta di un comparto pressoché fermo, in cui le prime quattro aziende coprono il 34,2% del mercato e che ha fatto registrare lo scorso anno soltanto l’aumento dei pasti a +1,1% (Dati Cerved-Databank 2015). Analizzando diversi fattori, fra cui la centralizzazione delle stazioni appaltanti e la contrazione dei costi del servizio, CIR food punta a crescere in questo mercato con innovazioni mirate, come la personalizzazione del servizio e la semplificazione dei processi attraverso la digitalizzazione. Ad esempio il gruppo, che già dispone di piattaforme online di logistica integrata per la distribuzione delle materie prime e la prenotazione dei pasti, sta mettendo a punto applicazioni web per la ristorazione scolastica e aziendale, mentre è già in fase avanzata la distribuzione in formato elettronico dei buoni pasto. Importante – sottolinea Cir Food in una nota –  anche la tutela degli standard qualitativi nelle mense pubbliche per “rendere accessibile a tutta la comunità il piacere e la qualità della nutrizione, frutto di un lavoro che dia dignità alle persone”.

A fronte della situazione del mercato della collettiva, l’obiettivo di CIR food è di aumentare l’attività nella ristorazione commerciale, oggi pari al 12,2% del fatturato, fino a raddoppiare nel 2020 i ricavi provenienti da questo settore, dove si intravedono maggiori potenzialità per il lancio di nuovi modelli ristorativi, ispirati a quanto sperimentato a Expo 2015. Lo sviluppo riguarderà soprattutto la ristorazione organizzata in aree con flussi importanti, come centri commerciali, ospedali, centri urbani di grandi dimensioni, musei, distretti industriali.

Forte impulso avrà anche lo sviluppo all’estero: oggi CIR food è presente con i propri servizi di ristorazione collettiva e commerciale in Belgio, dove gestisce una rete di asili per 300 bambini figli dei funzionari delle istituzioni europee. L’obiettivo al 2020 è di esportare il modello di ristorazione made in Italy in alcuni Paesi europei, a partire dai Paesi Bassi (Olanda e Belgio), Spagna e Austria.

Infine il gruppo intende espandersi verso nuovi servizi in un’ottica di integrazione rispetto a quelli ristorativi: trasporto scolastico,  servizi alla persona per anziani e bambini,  cura delle aree verdi, servizi di portierato e reception.

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