Cave e ‘ndrangheta: tutto il marcio del Po
Arrivano in Parlamento le dichiarazioni del pentito Giglio e la mega multa a Bacchi

2/4/2016 – Le rivelazioni di Giuseppe Giglio,  l’imputato del processo Aemilia del cerchio magico dei Grande Aracri che ha deciso di collaborare con la Dda, deflagrano anche in Parlamento. E’ una parte scottante delle dichiarazioni del “pentito” (che sta parlando diffusamente anche del sistema degli appalti) perché riguarda le cave e le escavazioni nell’area del Po: quella miniera d’oro dove si è consumata ogni sorta di abuso e irregolarità sotto lo sguardo sempre vigile delle amministrazioni di ogni livello – per lo più rispondenti alla medesima area politica –  come del resto conferma la mega muta da dieci milioni di euro inflitta dalla Regione alla potente ditta Bacchi (e al comune di Gualtieri) per aver distrattamente estratto tre milioni di metri cubi di sabbia di troppo nell’ambito di un piano di “risanamento”.

 

Un impianto di escavazione nel Po

Un impianto di escavazione nel Po

E dunque, il Movimento 5 Stelle ha fatto il punto sui verbali degli interrogatori pubblicati in questi giorni alla stampa reggiana  e su taluni fatti dei tempi recenti, e ne ha prodotto un cocktail per uomini rudi, sotto forma di un’interrogazione ai ministri  dell’Ambiente e dell’Interno, e che sarà depositata alla Camera la prossima settimana.

Il testo, anticipato oggi, porta la firma del deputato Alberto Zolezzi (commissione d’inchiesta sulle ecomafie), primo firmatario, del capogruppo a Montecitorio Michele Dell’Orco, di Giulia Sarti della commissione antimafia, della deputata reggiana Maria Edera Spadoni, di Vittorio Ferraresi della commissione Giustizia e di altri sei deputati della Commissione ambiente: Mirko Busto, Federica Daga,  Massimo De Rosa,  Claudia Mannino,  Salvatore Micillo e Patrizia Terzoni.

I 5 Stelle rilevano che “migliaia di camion hanno attraversato Emilia e Lombardia con carichi non a norma, danneggiando l’asfalto e frodando il fisco; dal punto di vista ambientale sono stati estratti enormi quantitativi di ghiaia (molto oltre le autorizzazioni), è stata aspirata ghiaia da aree dove non era autorizzata l’estrazione tramite le correnti fluviali, è stato danneggiato l’assetto idrogeologico ed è stato messo ulteriormente a rischio lo stato chimico delle acque superficiali e profonde”. Chiedono dove fossero i controlli delle istituzioni (in proposito citano i casi della cava Margonara di Reggiolo e della cava di Gualtieri) e sostengono in definitiva che dalle deposizioni di Giglio emerge nel mondo delle escavazioni “un sistema criminale tra Reggio, Mantova e Modena”.

Ecco il testo dell’interrogazione, che riferisce particolari piuttosto ghiotti.

 “Premesso che come riportato dagli organi di stampa, Giuseppe Giglio, pentito di Aemilia, sta ricostruendo dal febbraio 2016 davanti ai pm della Dda di Bologna la sua carriera criminale, ma anche i rapporti con i vertici della cosca e i suoi affari con tanta parte dell’imprenditoria emiliana, da Reggio a Parma passando per Modena e Mantova. In una parte della sua deposizione racconta del business della vendita della ghiaia in nero: centinaia di milioni di metri cubi ceduti sottocosto con svariati sotterfugi. Al centro degli affari c’era una cava di ghiaia di Pozzolo (MN) ma ci sono riferimenti ad altre cave in altre provincie. La gestione delle cave fra Emilia Romagna e Lombardia e della ghiaia risulta critica e a rischio di infiltrazioni criminali almeno dagli inizi degli anni ’90 e la deposizione di Giglio sembra chiarire le metodiche lucrative di clan e imprenditori.

L’interrogatorio di Giglio,riportato dalla stampa, è del febbraio di quest’anno, i fatti partono dal 1996 (quando Giglio torna a Gualtieri dalla Calabria) e arrivano fino ai primi anni Duemila. Inizia con un camion per il trasporto inerti, poi si allarga sempre più.

Dalle deposizioni si evincono aspetti economici (sovrafatturazione dei materiali venduti e dei trasporti, parte della ghiaia venduta in nero), aspetti ambientali (riempimento delle aree escavate con rifiuti), scarsità dei controlli.

Analizzando la questione anche oltre queste ultime deposizioni, si ritrova un settore decisamente fuori controllo sia in Lombardia che in Emilia Romagna.

 Dal punto di vista economico apparentemente migliaia di camion hanno attraversato Emilia e Lombardia con carichi non a norma, danneggiando l’asfalto e frodando il fisco; dal punto di vista ambientale sono stati estratti enormi quantitativi di ghiaia (molto oltre le autorizzazioni), è stata aspirata ghiaia da aree dove non era autorizzata l’estrazione tramite le correnti fluviali, è stato danneggiato l’assetto idrogeologico ed è stato messo ulteriormente a rischio lo stato chimico delle acque superficiali (SCAS) e profonde (in queste stesse aree si vedono solo zone “rosse” relativamente alla SCAS secondo gli studi ISPRA).

 Fra le cave vanno segnalate la Cava Margonara a Reggiolo (RE), la cava di Gualtieri (RE) dove la ditta Bacchi, ora interdetta dalla White List della Prefettura,  è stata condannata, insieme al Comune di Gualtieri a risarcire la Regione Emilia Romagna  con una multa da quasi 10 milioni di euro per l’estrazione di sabbia non autorizzata dalle sponde del Po.  L’alveo del Po negli ultimi venti anni si è abbassato di oltre tre metri provocando la risalita del cuneo salino nell’area del delta, un minore apporto di sabbia sulle spiagge adriatiche con vistosi fenomeni di erosione, una grave compromissione delle sponde con un aumento del rischio di inondazioni. In un’interrogazione regionale, il Consigliere M5S Sassi ha fra l’altro chiesto se la cifra sia stata in effetti incassata dalla Regione Emilia-Romagna .

Lo stesso si potrebbe dire per l’attività della stessa ditta Bacchi s.p.a. in provincia di Mantova, dove Cava Caselli  a Viadana è rimasta attiva fino al 2006 ma la convenzione prevedeva che a carico della ditta Bacchi venisse eseguita una riqualificazione ambientale che però, a distanza di 9 anni, non è ancora stata completata.

A tal proposito, la Provincia di Mantova, rilevando l’inadempienza della ditta reggiana, aveva inviato gli atti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Mantova e si attendono gli esiti. La ditta Bacchi, inoltre, aveva versato una fidejussione di 323mila euro che né il Comune di Viadana, dato che cava Caselli è sotto la giurisdizione dell’amministrazione comunale viadanese, né la Regione Lombardia, scaduti i termini di 30 giorni dal mancato incasso della tesoreria comunale di Viadana, hanno provveduto ad incamerare, con un’escussione tardiva (maggio 2015) che da notizie di stampa non ha ancora garantito la rinaturalizzazione della cava stessa.

-La ditta Bacchi spa risulta aver finanziato legalmente la Lega Nord nel 2006, 5.000 euro ricevuti e registrati alla Camera.

-Lo stesso Giglio nell’interrogatorio dichiara: “Sì, poi intraprendiamo… dopo questo diciamo abbiamo intrapreso anche perché poi entrati in un meccanismo abbiamo intrapreso anche un rapporto con Bacchi diciamo, a comprare materiale, cioè in nero e rivenderlo. Cioè però ci arriviamo successivamente”

In provincia di Modena sono segnalate possibili interferenze ambientali di “Cava Rubbiani 2012” con gli habitat e le specie protette del vicino SIC IT 4040011 “Cassa di Espansione del Fiume Panaro”, tale attività estrattiva è sita in territorio del Comune di Modena e di proprietà della ditta “Granulati Donnini Spa”, con sede in Modena Via Cave Montorsi 27/A. le possibili influenze negative legate alla richiesta di scavo sotto al livello di falda potrebbero essere dovute a disturbo da rumore e transito (mezzi di cantiere, mezzi pesanti,pompe, generatori, ecc.).

 – Aumento dell’inquinamento atmosferico locale indotto da parte dei mezzi di trasporto.

– Produzione polveri ed emissioni da attività di cantierizzazione e movimentazione materiali estratti.

– Aumento dell’inquinamento atmosferico locale.

– Incremento dei rischi d’incidente (p.e. legati alle attività interne di escavazione o movimentazione, ecc.)

– Disturbi significativi da rumore da parte dei veicoli che verranno utilizzati nel cantiere oppure produzione occasionale di rumori di elevata potenza.

– Inquinamento di acque superficiali o sotterranee (dilavamento meteorico, ingresso di acque superficiali in cava, sversamenti accidentali);Un’altra cava citata da Giglio è la  Rondelli di San Benedetto Po (MN), già oggetto dell’interrogazione Zolezzi numero 5/04503 in cui si evidenziava anche in quella situazione un grave rischio idrogeologico dovuto al prelievo di ghiaia che ha verosimilmente determinato alterazioni strutturali del Ponte di San Benedetto, in via di sostituzione senza alcun accenno nei progetti alla necessità di eliminazione della cava stessa (in alveo) e all’assetto strutturale del nuovo ponte che in pratica rischia di poggiare su una cavità irregolare in riva destra.

 In sostanza appare una povertà di controlli sia sul versante legale, fiscale e ambientale di tutto il settore della cavatura di ghiaia e sabbia in Emilia Romagna e Lombardia, con ulteriori rischi di aggravamento legati a progetti di costruzione ponti senza tenere conto degli scempi ambientali precedenti, all’ampliamento di discariche per rifiuti speciali senza alcuna necessità territoriale, alla richiesta di riempimento di cave con rifiuti come Cava Pirossina a Castiglione delle Stiviere (MN);

la direttiva europea 2000/60 impone la tutela della qualità delle acque di falda e l’Italia sta rischiando l’ennesimo pagamento di sanzioni, almeno per quel che riguarda il distretto idrico Padano;

Si chiede:

-se i Ministri interrogati intendano disporre accertamenti in merito a quanto riferito nelle deposizioni dell’inchiesta Aemilia;

-se i Ministri interrogati, per quanto di competenza, intendano in partioclare disporre verifiche sui “piani cave” delle province e regioni interessate dai fenomeni a cui si accenna nelle deposizioni dell’inchiesta Aemilia e sui piani rifiuti, anche valutando l’utilizzo dei poteri sostitutivi;

-se i Ministri interrogati intendano in particolare disporre una verifica insieme all’Unità di Missione contro il dissesto idrogeologico della situazione degli argini del fiume Po in Lombardia ed Emilia Romagna, in particolare nelle aree interessate da escavazione;

-in che modo i Ministri interrogati intendano ottemperare alla Direttiva UE 2000/60 relativamente alla qualità delle acque superficiali e profonde e se intendano in particolare rivedere i piani infrastrutturali apparentemente correlati a fenomeni di traffico e interramento di rifiuti legati anche all’attività di escavazione  e non a una pianificazione mirata alla mobilità sostenibile”.

 

 

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2 risposte a Cave e ‘ndrangheta: tutto il marcio del Po
Arrivano in Parlamento le dichiarazioni del pentito Giglio e la mega multa a Bacchi

  1. Gloria Rispondi

    03/04/2016 alle 01:17

    Adesso il quadro è quasi completo. Mancano i nomi dei sindaci e tecnici ambientali collusi. Urge capire con quale materiale sono state ritombate le cave e se il viavai dei camion è servito anche a trasportare illecitamente scorie di fonderia e altri rifiuti industriali. Nel frattempo anche gli ex sindaci dei comuni i cui hanno lavorato le ditte coinvolte, andrebbero interrogati, e con loro anche chi dai banchi dell’opposizione ha sempre fatto guerra al business illegittimo di certi cavatori…

  2. er monnezza Rispondi

    03/04/2016 alle 11:02

    una foto…

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