“Brescello non è un paese di mafia”: il vescovo vieta a don Evandro Gherardi di rilasciare interviste

25/4/2016 – Il vescovo di Reggio Emilia Massimo Camisasca ha fraternamente consigliato  il parroco di Brescello don Evandro Gherardi di contare sino a cento prima di parlare e soprattutto di non rilasciare interviste, per non finire – come si diceva una volta – a Paperissima.

L’autorevole consiglio –  di cui scrive questa mattina la Gazzetta di Reggio – è arrivato dopo l’ennesima esternazione di don Evandro a seguito della scioglimento del consiglio comunale di Brescello per condizionamento mafioso. Don Evandro non ha nascosto la sua amarezza per il provvedimento: “Il paese è morto – ha dichiarato – ma Brescello non è sotto scacco della mafia”.

Don Evandro Gherardi porta il Cristo "parlante" in processione sul Po. Accanto a lui l'ex sindaco Marcello Coffrini

Don Evandro Gherardi porta il Cristo “parlante” in processione sul Po. Accanto a lui l’ex sindaco Marcello Coffrini

In questi anni il parroco aveva dato voce al comune sentire dominante a Brescello dove, come si è potuto vedere nelle interviste televisive,  molti negano ancora  l’esistenza della mafia,  e si arriva a dire a proposito di Francesco Grande Aracri che “anche il tribunali sbagliano”. E anche in questi giorni è particolarmente seguito dai media, in particolare dalla 7. Da qui, evidentemente, il consiglio di don Camisasca , al fine di evitare nuove gaffe.

Dopo lo scandalo sollevato dall’intervista in cui l’ex sindaco Marcello Coffrini affermò che Grande Aracri era una persona “educata e gentile”, in occasione della  tradizionale processione del crocefisso sul Po (il famoso Crocefisso parlante di don Camillo) don Evandro gridò: “Questo non è un paese di mafia! Non è un paese di mafia!”.

Il vescovo Massimo Camisasca

Il vescovo Massimo Camisasca

Ieri, nella predica in chiesa a Lentigione il sacerdote ha lanciato un appello alla concordia del paese, prendendo spunto da un versetto del vangelo di Giovanni: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri”.

Come riferisce la Gazzetta di Reggio, ha recitato una sorta di mea culpa per le esternazioni e gli errori di valutazione commessi in questi mesi. Ma non poteva accorgersi prima di cosa stava accadendo, soprattutto delle intimidazioni e dell’isolamento a cui veniva sottoposto chi, come Catia Silva, denunciava lo strapotere del clan ndranghetista?

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