Attualità del Triangolo della Morte
Paolo Pisanò a Reggio Emilia 26 anni dopo, con Fertilio e Tadolini
Scoop: sarà mostrato il celebre memoriale sui Cervi e Cocconi

15/4/2016 – Non capita tutti i giorni un’occasione come quella di sabato  16 aprile, alla Sala del Capitano del Popolo di Reggio Emilia (ore 16). Per la prima volta saranno mostrati in pubblico stralci del memoriale che gli storici Giorgio e Paolo Pisanò, autori del “Triangolo della Morte”, ricevettero negli anni Sessanta dal testimone della riunione tenuta la sera del 23 novembre 943  alla caserma della Milizia di viale Piave, in cui furono definiti i piani per l’assalto a casa Cervi, avvenuto il 25 novembre. Poco più di un mese più tardi i sette fratelli Cervi e Quarto Camurri saranno fucilati al poligono di tiro di Reggio Emilia. Quel testimone affermò che a quella riunione era presente anche Riccardo Cocconi, comunista, che poi diventerà il comandante Miro in montagna e, nel dopoguerra, fu uno dei protagonisti della vicenda dei Magnacucchi, primo rottura in senso antistalinista all’interno del Pci.
Un documento di eccezionale rilevanza, che viene mostrato per la prima volta 26 anni dopo la presentazione del celebre libro con il quale i fratelli Pisanò aprirono il vaso di Pandora della strategia  stragista di  impronta comunista durante e dopo la Resistenza.

Una pagina del memoriale

Una pagina del memoriale

E proprio per parlare del “Triangolo della Morte” un quarto di secolo dopo, dellasua attualità e per far il punto sulle ricerche e le acquisizioni avvenute negli anni successivi (a cominciare dalla pubblicazione dei verbali degli interrogatori dei fratelli Cervi), Paolo Pisanò sarà alla Sala dell’hotel Posta (piazza Del Monte) ospite dell’associazione Pietro e Marianna Azzolini che ha promosso il dibattito.
Con Pisanò interverrano lo storico e giornalista Dario Fertilio (autore fra l’altro de L’Ultima Notte dei fratelli  Cervi), il giornalista Pierluigi Ghiggini e lo storico Luca Tadolini del Centro Studi Italia.
di Luca Tadolini

8 Settembre 1990, nella sala del Capitano del Popolo dell’Hotel posta di Reggio Emilia, Paolo e Giorgio Pisanò, invitati dal Msi reggiano, presentavano il libro Il Triangolo della Morte.

Comunisti, anarchici, autonomi e partigiani premevano inviperiti e in Piazza del Monte volarono insulti e sassate, ma Pisanò parlò.

 Un quarto di secolo dopo, sabato 16 Aprile alle 16 all’Hotel Posta in Piazza del Monte a Reggio Emilia,  Paolo Pisanò torna in quella stessa sala, con lo stesso libro – Il Triangolo della Morte -, ultima di tante edizioni. L’iniziativa è organizzata dall’Associazione Culturale Pietro e Marianna Azzolini e dal Centro Studi Italia.

 L’opera rimane attuale.

Lo scorso fine settimana, proprio dove siederà Pisanò,  c’era una dozzina di storici della Resistenza, impegnati in dotte contorsioni sulla violenza nella Guerra Civile, uno zig zag storico per evitare dar la colpa ad un partigiano di un qualche crimine.pisanò 2

Il 70° del 1945 finisce senza che i nodi siano arrivati al pettine.

Il Triangolo della Morte? Una invenzione neofascista. I fratelli Cervi furono traditi dal Partito Comunista? Argomento tabù.

Il libro dei fratelli Pisanò rimane ancora lì, documentatissimo, zeppo di nomi, date, documenti. Indigeribile alla storia ufficiale della “repubblica nata dalla resistenza”.

Nei piani dei “custodi della memoria” filo-partigiani il libro di Pisanò, una volta demonizzato, avrebbe dovuto cadere nell’oblio. Invece, con loro orrore, è successo il contrario, fino a finire delle mani di una delle migliori penne del Corriere della Sera, Dario Fertilio, che ha scritto “L’ultima notte dei Fratelli cervi”.

Su cosa si discute; i Cervi furono traditi? Il Pci utilizzò il Capitano Riccardo Cocconi, futuro comandante partigiano, allora infiltrato comunista nell’apparato fascista per eliminare lo scomodo gruppo Cervi?

La storia crea situazioni difficili da accettare. Si pensi: sono due giornalisti, fascisti dichiarati, come i fratelli Giorgio e Paolo Pisanò a scoprire chi tradì i Fratelli Cervi che erano stati vittima della più criminale fucilazione fascista. Sono i Pisanò a fornire una testimonianza che rivela che il Capitano Riccardo Cocconi, braccio destro del comunista Eros Didimo Ferrari, ed infiltrato tra i fascisti, partecipava alla ristrettissima riunione dove si prepara la cattura del gruppo Cervi.

I  Fratelli Cervi traditi?

Partiamo dall’esistenza o meno del “tradimento”.

Se si leggono i verbali di interrogatorio dei Cervi [il “se”  è d’obbligo perché, a 10 anni dalla pubblicazione, a Reggio rimangono tabù e senza commento: clamoroso, vista l’esistenza di un Istituto dedicato alla causa…]  il “tradimento” emerge già dall’interrogatorio di Quarto Camurri, il 26 Novembre ’43, con la frase che possiamo leggere:

”Rinchiusi che fummo nei locali della Caserma dei Servi, incominciarono le supposizioni da parte dei Cervi del come la Milizia fosse venuta a conoscenza della presenza in casa loro dei prigionieri di guerra.” Quindi Sì! I fratelli Cervi sospettano un tradimento.

Chi? Seguono alcune righe dove si arriva a fare ipotesi. In particolare Camurri riferisce un dialogo tra Zelindo Cervi e Aldo Cervi dove, se è vero che non si arriva ad una conclusione, si citano però “Riccardo” e la “la casa a Campegine  di un capitano”. E legittimo chiedersi se già qui si parla del Capitano Riccardo Cocconi, poi Miro, di Campegine?

Come si vede l’ipotesi Pisanò, è tutt’altro che infondata e ha basi documentali.

Secondo punto: Aldo Cervi, l’esponente politico del nucleo, di fronte all’interrogatorio chi difende?

Nel lungo verbale del 7 Dicembre, Aldo Cervi si dichiara “comunista” , ma riferisce molti nomi del Pci clandestino, in particolare di Eros, “il capo della cellula di Campegine è Didimo Ferrari” –dice-. Poi dichiara l’estraneità alla politica dei fratelli e della famiglia, e che il “comandante del gruppo era Dante” Castellucci, e che “l’intera responsabilità ricade su Dante”.

Quindi vi sono tre punti importanti: 1) I Cervi si ritengono responsabili solo per avere dato ospitalità ai prigionieri di guerra angloamericani, non rivendicano le azioni armate la cui responsabilità sarebbe dell’anarco-insurrezionalista Dante Castellucci. 2) i Cervi sono Comunisti ma non esitano a denunciare i nomi del Partito 3) I Cervi ritengono di essere stati traditi.

Cosa sta succedendo? Novembre 1943, 3 mesi dall’8 Settembre, non è nata nessuna guerriglia nazionale antifascista. Esiste solo il Pci che arruola gappisti e le bande anarcoinsurrezionaliste [scusate l’abuso del termine, ma aiuta la situazione del 1943]. Il Pci mette in atto due operazioni: 1)scatenare la guerra civile con omicidi politici che provochino crudeli rappresaglie fasciste, e 2) eliminare i gruppi “anarco-insurrezionalisti” che minacciano l’egemonia sulla futura lotta di liberazione. Niente di nuovo: la Spagna, gli anarchici di Barcellona annichiliti dagli stalinisti, hanno già insegnato tutto.

A Reggio e Modena queste operazioni diversioniste –in gergo sovietico- hanno lo stesso soggetto chiave: a Reggio il Capitano Cocconi, organico alla Milizia fascista, indicato come idoneo a divenire responsabile fascista a Campegine, è inserito nella ristretta riunione a 3 per prendere i Cervi,  insieme al Capitano Pilati dell’Ufficio Politico, il Tenente Cagliari, del Plotone Speciale: si noti la coerenza militare dei partecipanti: il responsabile operazioni politiche, il comandante della squadra speciale, il responsabile della zona di operazioni, cioè Campegine. E il 25 Novembre il gruppo Cervi finisce in trappola. Modena, 27 Novembre, primo fatto di sangue: Riccardo Cocconi, in divisa della Milizia riesce attirare in trappola, presso la villa dell’Ing. Marinelli, esponente antifascista, il segretario del fascio di Zocca Vincenzo Minelli, che diverrà il primo desaparecido.. La vicenda provocherà una spirale di violenza  e  sancirà l’inizio della guerra civile nel modenese.

Poi anche Reggio, ecco la spirale attentato\rappresaglia, utilizzando la mano gappista, che uccide il Seniore della Milizia Fagiani sparando in faccia anche alla figlia, poi l’inerme segretario comunale Onfiani a Bagnolo, poi dopo l’atroce rappresaglia dei Cervi, a Febbraio si uccide anche Ulisse Colla, responsabile del Fascio di Campegine: stretto conoscente di Cocconi. Il freedom fighter Dante Castellucci sarà fucilato dai partigiani comunisti il 22 Luglio 1944.

La guerra civile è innescata, il Pci è egemone, gli anarchici eliminati.

Quando, nel 1990, Pisanò venne a Reggio a presentare “Il triangolo della morte”, accolto da rosso furore, disse, “i comunisti per eliminare i Cervi hanno usato un plotone di esecuzione fascista”.

Da allora qualcuno ha continuato a studiare, e sabato sarà di nuovo insieme a discuterne, in libertà.

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