Uninvest Spa, Stefania Bigliardi (moglie di Tiziano Motti) assolta con formula piena dall’accusa di infedele dichiarazione

11/3/2016 – E’ stata assolta con formula piena dall’accusa di infedele dichiarazione l’imprenditrice Stefania Bigliardi (gruppo Unica) moglie dell’ex parlamentare europeo Tiziano Motti. Ne dà notizia il sito 4 minuti.

Stefania Bigliardi

Stefania Bigliardi

A Stefania Bigliardi la Procura di Reggio Emilia  aveva contestato il reato di  “infedele dichiarazione” a seguito di contestazioni tributarie relative all’anno 2009 sulla società Uninvest SpA, di cui al tempo risultava come amministratrice. Nell’ambito di un procedimento  tributario la società aveva contestato la quasi totalità dei rilievi dell’Ufficio delle Entrate, evidenziando che per le prestazioni contestate tra le società del gruppo si era dimostrata l’esclusione della presunta anti-economicità, trattandosi fra l’altro di fatture tra società che presentano le dichiarazioni nell’ambito di un bilancio consolidato di gruppo. Oggi il processo penale avviato a seguito di tali contestazioni tributarie, si è concluso con l’assoluzione con formula piena.

Le produzioni documentali dell’avvocato Liborio Cataliotti – riferisce 4 minuti – “erano tese a supporto dell’infondatezza delle contestazioni tributarie, posto che la Giurisprudenza assegna al Giudice Penale autonomia di valutazione in ordine ai presupposti per il superamento delle griglie che ingenerano reato tributario e può compiere verifiche che si sovrappongano o vadano anche in conflitto con quelle eventualmente effettuate dal Giudice Tributario, non essendo vincolato all’accertamento di quest’ultimo. Infine, la recente riforma dell’art. 4 “Dichiarazione infedele” aveva elevato la soglia di punibilità del reato ben oltre quella contestata a Stefania Bigliardi nel suo ruolo di amministratrice della società.”

Questa sentenza si somma  precedente assoluzione con formula piena di Stefania Bigliardi, del marito Tiziano Motti, deputato, e di altri soci della cooperativa Nuova Stampa  dal presunto reato di “stampa Clandestina” e dalle accuse di presunta truffa aggravata ai danni dello Stato. Vicenda che, prima dell’assoluzione “perché il fatto non sussiste”, aveva creato “un enorme danno d’immagine ai protagonisti della vicenda e alle aziende del gruppo di Motti e della Bigliardi”, con lo smantellamento di un’intera redazione.

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