Restituiamo la piazza a Cesare Battisti
Ma nel centenario del sacrificio il Comune gli riserva un altro sfregio

DI PIERLUIGI GHIGGINI

3/3/2016 – Reggio Emilia è l’unica città italiana ad aver calpestato la memoria di Cesare Battisti, l’eroe socialista interventista impiccato a Trento dagli austro-ungarici nel luglio del 1916. Cesare Battisti aveva una piazza e gli è stata tolta: oggi l’ex deputato e storico Mauro Del Bue ne chiede la restituzione al legittimo titolare: piazza del Monte deve tornare  a essere piazza Cesare Battisti. Proposta lanciata e accolta sere fa nel corso di una piccola ma  affollata commemorazione alle Notarie organizzata oltre che da Del Bue, da Marco Montipò del nucleo Mag, Sebastiano Parisi del Movimento irrendentista italiano e Luca Rossi di Socialismo Patriottico, nella totale assenza delle istituzioni reggiane che non solo appaiono indifferenti, ma ostili.

Cesare Battisti

Cesare Battisti

“Il fatto che Cesare Battisti, un socialista trentino, deputato al Parlamento di Vienna e alla dieta di Innsbruck, definito “eroe della patria” della grande guerra, venga ovunque ricordato come un Eroe nazionale tranne che a Reggio Emilia, dove anzi è classificato come un eroe dalla parte sbagliata,  è inaccettabile – scrive Marco Montipò  – Lanciamo perciò una battaglia pubblica,  che non ha colore politico o sigle di partito, ma che ha come vessillo il Tricolore. Una battaglia di difesa ed esaltazione della nostra storia: una raccolta firme aperta a tutti, una sorta di comitato cittadino per chiedere che l’eroe della patria abbia di nuovo la sua piazza, e che giustizia venga fatta”. Perchè “togliere l’intestazione della piazza non è solo uno sfregio alla figura di Battisti ma a tutta la nazione, a quei 600 mila  italiani caduti per l’Italia nella grande guerra, uno sfregio alla storia del nostro paese”.

Il corpo di Cesare Battisti mostrato dal boia di Trento dopo l'esecuzione

Il corpo di Cesare Battisti mostrato dal boia di Trento dopo l’esecuzione

La risposta non si è fatta attendere: ed è una doccia fredda. Nel centenario del supplizio, anzichè restituirgli la piazza, Reggio Emilia riserva a Cesare Battisti un nuovo sfregio: una manifestazione cittadina con contributo del Comune e della Regione  per ricordare il sacrificio di Mario Baricchi e Fermo Angioletti, braccianti di 17 anni uccisi dalla polizia (che ferì anche altre 13  persone) il 25 febbraio 1915 perchè volevano impedire a Battisti di pronunciare il suo comizio interventista al teatro Ariosto. A Baricchi e Angioletti, Reggio Emilia ha dedicato una targa in bronzo posta un anno fa dal sindaco Vecchi sul luogo dell’eccidio.

La commemorazione alla rovescia avviene sabato mattina con l’ intervento di Istoreco e la partenza, dal luogo dell’eccidio di un corteo lungo un “percorso di pace”  contro tutte le guerre. Nel pomeriggio seminario a villa Cougnet sull’opposizione popolare alla guerra.

Ora, a parte il fatto non trascurabile che la giornata contro tutte le guerre sia indetta causalmente  alla vigilia dell’intervento italiano in Libia contro l’Isis (ma siamo a Reggio Emilia, si dirà), nessuno mette in discussione il ricordo di  Baricchi e Angioletti. Siamo in pieno clima di salutare revisionismo sulla Grande Guerra, l’inutile strage stigmatizzata da Benedetto XV che costò all’Europa una ventina di milioni di morti, ed è giusto che si dica tutta la verità: anzi, tale metodo revisionista  dovrebbe essere applicato pari pari alle stragi comuniste del secondo dopoguerra.

Ma che, anzichè celebrare un centenario, si arrivi al punto di dimenticare e mandare in discarica come un rottame Cesare Battisti e la sua vita immolata per la liberazione degli italiani dal giogo austriaco (perchè tale fu e tali erano le motivazioni del martire socialista) lascia stupefatti. Il senso della commemorazione di sabato, a un anno dalla targa e a 101 anni dall’eccidio del teatro Ariosto, ha oggi il sapore acre della contrapposizione: ma la memoria degli eroi che hanno dato la vita per gli altri non può essere soggetta ai mutamenti del vento culturale e alle fortune delle ideologie.

Ora aspettiamo di sapere dal sindaco Vecchi e dall’assessore Serena Foracchia, che per la giornata di sabato 5 marzo ha scomodato  la “sensibilità storica della nostra città”, cosa farà il comune di Reggio Emilia per Cesare Battisti, e quando gli sarà restituita la piazza del Monte.

“UNA CITTA’ PER LA PACE”: REGGIO RICORDA BARICCHI E ANGIOLETTI  – IL PROGRAMMA DEL 5 MARZO

 La giornata di approfondimento, dal titolo “Una Città per la Pace. Reggio Emilia ricorda Mario Baricchi e Fermo Angioletti”, è organizzata da Scuola di Pace, Istoreco, Anpi, Pollicino gnus e Cds Villa Cougnet, in collaborazione con il Comune di Reggio Emilia e la Regione Emilia-Romagna.

La nostra comunità – dichiara l’assessore alla Città internazionale Serena Foracchia – ha una storia di sensibilità e di impegno per la promozione dei diritti umani, tra cui il diritto all’autodeterminazione dei popoli, ma anche il diritto a vivere in condizioni di pace, il diritto all’integrità umana ed il rispetto della persona, dell’infanzia. Reggio Emilia non ha mai smesso di nutrire un’attenzione rispetto a quanto accade a livello internazionale, a partire dalle scuole e nidi d’infanzia reggiani nei quali ancora oggi i nostri bambini vengono cresciuti nella consapevolezza che la tutela dei diritti degli uomini delle donne e dei bambini sono una conquista quotidiana. Questa è la sensibilità storica della nostra città, una comunità che attraverso la sua storia ha compreso come l’impegno nella risoluzione pacifica dei conflitti sia la condizione principale per il rispetto dei diritti umani”.

 Il programma di sabato 5 marzo avrà inizio al mattino con un “percorso di pace” lungo le vie cittadine, una marcia accompagnata dalla musica della Banda di Quartiere che  toccherà i luoghi che ricordano tre momenti storici dei movimenti per la pace reggiani del Novecento. Memoria storica, ma non solo: la camminata sarà infatti l’occasione per parlare anche delle guerre attuali e dei percorsi di pace necessari nel presente. 

Il ritrovo è alle 10.30 davanti al Teatro Ariosto dove, a cura di Istoreco, sarà ricordata la vicenda dei due giovani lavoratori reggiani Mario e Fermo. Successivamente il corteo, attraversando le vie del centro, muoverà verso piazza Domenica Secchi, dove sarà commemorato, a cura dell’Anpi, l’eccidio del 28 luglio 1943. Quel giorno, dopo poco più di 48 ore dalla caduta di Mussolini, gli operai delle Officine Reggiane tentarono una

manifestazione per invocare la fine guerra, ma furono mitragliati dall’esercito italiano che aveva l’ordine di impedire gli assembramenti. Nove furono i morti, tra i quali la giovane Domenica Secchi, incinta.

Il corteo giungerà infine in piazza Prampolini dove sarà ricordata, a cura di Pollicino gnus, la grande mobilitazione popolare contro la “prima” guerra del Golfo del 1991. Nel gennaio di venticinque anni fa, per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale, il nostro Paese partecipava ad una nuova guerra.

Nel pomeriggio, a partire dalle 15.30 a Villa Cougnet (via Adua 57), si svolgerà un seminario di approfondimento sul tema “L’opposizione popolare alla guerra, a Reggio Emilia e nel Paese” che metterà a fuoco, su un piano più storico-culturale, le questioni affrontate già al mattino nelle tappe del percorso di pace, sia sul piano locale che nazionale. Al seminario, moderato dalla stessa dall’assessore Foracchia, parteciperanno lo storico Ercole Ongaro, autore tra l’altro del  volume “No alla grande guerra” (“La grande guerra: l’opposizione della popolazione e dei soldati”); gli storici di Istoreco Marco Marzi (“I testi scolastici pacifisti di Amilcare Storchi, giornalista reggiano”) e Michele Bellelli (“Domenica Secchi e il movimento per la pace alle Reggiane”); la ricercatrice Gemma Bigi (“L’internazionalismo pacifista delle donne per fermare la guerra”); Paolo Giorgi e Carlo Perrucchetti del Centro studi Musica e grande guerra (“Consenso e protesta: la Grande Guerra raccontata dal canto dei soldati”). Le conclusioni saranno affidate a Pasquale Pugliese della Scuola di Pace di Reggio Emilia (“Costruire la pace oggi, a cento anni dalla grande guerra ed a 25 dalla guerra del Golfo”).

          

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Una risposta a 1

  1. Ciao Mauro Rispondi

    04/03/2016 alle 09:10

    Giusta causa.
    Un saluto caro.

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