Quattro anni di crac coop: Carlo Baldi accusa i becchini che hanno distrutto un secolo di storia

29/2/2016 – Quattro anni fa, la sera del 12 marzo 2012,  Alberto Rebuzzi e Simona Caselli annunciavano a una platea di soci increduli la liquidazione della gloriosa  Cmr. Con la cooperativa di Reggiolo, che era diventata un colosso delle costruzioni,  si dissolvevano anche circa 50 milioni di prestiti in capo a oltre duemila famiglie. Sino a pochi giorni prima, mentre il piano di liquidazione era già pronto, i vertici avevano continuato a chiedere soldi ai soci.

 

Assemblea dei soci prestatori Cmr a Reggilolo, pochi giorni dopo il crac

Assemblea dei soci prestatori Cmr a Reggilolo, pochi giorni dopo il crac

La fine della Cmr ha segnato l’inizio degli anni peggiori della cooperazione reggiana, con le grandi aziende di produzione e lavoro crollate una dopo l’altra. Orion, Coopsette, Cormo, Mecoop, e l’elenco sarebbe lungo. Il Ccpl guidato da Versace dopo la giubilazione di Soncini, tratta con le banche. Unieco, dove la rivolta della base ha imposto il cambiamento di tutto il gruppo dirigente, lavora giorno e notte per salvarsi. Resiste Tecton (porta la sua firma il successo del Padiglione degli Emirati all’Expo) he ha resistito alle sirene del gigantismo preferendo coltivare la propria nicchia di elevata specializzazione.

Nel complesso il disastro è senza precedenti, e di fronte ad esso Legacoop ha reagito a lungo come un pugile suonato. Via Ruini ha deciso di riscuotersi col convegno di pochi giorni fa sul futuro dell’edilizia, e da lì è partito un dibattito sul perchè si è arrivati al tracollo e su quale sarà il domani della cooperazione reggiana. Qualcosa che ricalca la discussione del 1993 sviluppatasi sull’onda del crac della Giglio. Ma a differenza di allora, il dibattito oggi nasce all’interno di Legacoop Emilia Ovest: il presidente Andrea Volta ha puntato il dito sui manager (non solo i direttori e i funzionari, ma i presidenti e gli amministratori) incapaci di vedere la crisi incipiente oltre il breve termine. Volta tuttavia, forse perchè parlava in pubblico, ha taciuto sul fatto tutti i dirigenti della cooperazione reggiana, buoni e cattivi, sono passati attraverso il filtro della politica.

Questo tema invece è stato ripreso con chiarezza da Carlo Baldi, che non è solo  il commercialista numero uno di Reggio Emilia ma è un protagonista della vita cittadina e vanta anche una conoscenza profonda, per esperienza diretta, del mondo cooperativo.

Baldi ha affidato a un’intervista al Carlino Reggio un’analisi impietosa che è anche un atto d’accusa: “Oltre cent’anni di storia, di lotte e patrimoni economici e umani sono andati distrutti” a causa dei limiti nelle strategie del sistema cooperativo e “dell’impreparazione dei dirigenti”. Duro il giudizio anche nei confronti dei consulenti ben remunerati “che si sono esercitati ad applicare qualche articolo della legge fallimentare, contribuendo così ad accelerare la morte a catena di un sistema. Il tutto affrontato con una certa superficialità, quando invece si potevano e si dovevano cercare anche altre soluzioni, unendo le forze e la solidarietà”.

Carlo Baldi

Carlo Baldi

In sostanza al capezzale delle cooperative, più che medici e chirurghi chiamati ad estirpare il male, si è affollata una schiera di becchini che, per una ragione o per l’altra, sono riusciti solo a portare al cimitero un intero sistema che avevano fatto grande l’economia reggiana. Quod non fecerunt barbari fecerunt Barberini, scrisse Pasquino a Roma per denunciare  gli scempi edilizi compiuti da papa Urbano VIII Barberini e dai suoi nipoti. Similmente, a proposito dello scempio delle cooperative, si può dire che quello che cià che non ha fatto la destra capitalistica è riuscito alla sinistra sedicente proletaria.

Forse la prognosi era infausta eilcancro era in fase terminale, ma certamente Baldi la pensa così non da oggi. E  l’ aver sventato solo pochi giorni fa la liquidazione di un’altra importante cooperativa, riuscendo a dimostrare che c’è patrimonio sufficiente per andare avanti, lo ha rafforzato ulteriormente in tale convinzione.

Afferma dunque Baldi: “La crisi delle cooperative di produzionee lavoro, specie nella nostra provincia, è a mio avviso da ascrivere a diversi fattori, oltre alla crisi economica in atto. Principalmente i motivi sono errate scelte strategiche che risalgono agli anni ’70 e ’80 e una classe dirigente inadeguata e incapace di affrontare situazioni difficili”. Caso emblematico, la parabola del Ccpl nato come strumento “che permetteva di assumere grandi lavori, da eseguire in Italia e all’estero, con le singole cooperative che partecipavano alla realizzazione di queste opere anche secondo le loro specializzazioni. Ciò continuò fino agli anni ’70, poi decisero di formare alcuni gruppi di grosse cooperative, attraverso fusioni e incorporazioni, le quali non necessitavano più dell’ausilio del Ccpl. A sua volta. quest’ultimo iniziò diverse attività industriali in altri settori e venne condotto con figure professionali non adeguate e a volte con molte ambizioni, che hanno contribuito a indebolirlo”.

 Ma c’è dell’altro: con  la nascita di queste grosse cooperative “i soci persero sempre più il controllo e la partecipazione diretta alla gestione della cooperativa, che non era più, come dicevano i fondatori, ‘scuola pratica per emancipare i lavoratori imparando ad autogovernarsi insieme’, ma prevalsero, specie negli organi provinciali, quadri dirigenti designati in gran parte dalla ‘cinghia di trasmissione’ politica”.

Gli effetti alla lunga sono stati devastanti: “Anziché cercare di allargare la loro attività, necessaria per le dimensioni acquisite, in tutto il mondo (vedi la Cementisti di Ravenna) queste cooperative  si burocratizzarono e restarono nel territorio nazionale, alimentando tra l’altro il sistema di Tangentopoli, dove, più che competitività, contavano i rapporti politici e le tangenti. Né il movimento cooperativo reggiano capì, negli anni del boom economico, che bisognava entrare in altri settori industriali. Il presidente di Legacoop Emilia Ovest, Volta, ha sottolineato le responsabilità dei dirigenti”.

Oggi nelle cooperative i soci sono in rivolta anche per i lauti stipendi e le buonuscite dei loro manager, con una forbice siderale rispetto ai salari dimsoci e dipendenti: “E’  ‘il sottile male della borghesia’ che portò ad alte remunerazione dei gruppi dirigenti, scimmiottando, senza realmente conoscerla, l’impresa privata – risponde Baldi -Poi è intervenuta la crisi economica degli anni 2008 e i gruppi dirigenti, alcuni dei quali molto politicizzati e ambiziosi di influenzare la politica o di farla, non sono stati in grado di governare le difficoltà, facendosi trasportare e condizionare da ‘consigliori’ non sempre all’altezza di tali problematiche.

Da qui l’invasione, con parcelle elevate, di strutture professionali anch’esse non sempre adeguate,fatto che dimostra il provincialismo di questa classe dirigente”.

Queste strutture professionali “si sono esercitate ad applicare qualche articolo della legge fallimentare, contribuendo così ad accelerare la morte a catena di un sistema. Il tutto affrontato con una certa superficialità, quando invece si potevano e si dovevano cercare anche altre soluzioni, unendo le forze e la solidarietà, che hanno sempre rappresentato uno dei punti cardine della cooperazione”.

Conclude Baldi: “Purtroppo, per il limite della classe dirigente e per questi errori strategici, chi paga è un’istituzione che fece di Reggio ‘la provincia cooperativa’. Oltre cent’anni di storia, di lotte e patrimoni economici e umani sono andati distrutti. Ci si augura che la lezione possa servire a far risorgere di nuovo una istituzione che ha permesso al nostro territorio di emanciparsi e di divenire un punto di eccellenza sociale ed economico in Italia”.

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5 risposte a Quattro anni di crac coop: Carlo Baldi accusa i becchini che hanno distrutto un secolo di storia

  1. ivan strozzi Rispondi

    01/03/2016 alle 09:35

    Analisi lucida e perfetta !

  2. Ordene Fornaciari Rispondi

    01/03/2016 alle 14:05

    Analisi lucida ma non esaustiva. La discussione deve essere più profonda ed allargata a tutto il Movimento Cooperativo.
    Fornaciari Ordene

  3. Ivan Rispondi

    01/03/2016 alle 14:57

    Bravo Carlo sei stato troppo professionale. Questi incapaci hanno rovinato tutto il lavoro di generazioni di cooperatori che hanno speso la loro vita per il vero bene comune. Che pena mi fanno, non meritano il nostro disprezzo. Potevi essere ancora più severo. Grazie

  4. dario Rispondi

    01/03/2016 alle 23:20

    Ineccepibile, conciso e abbastanza chiaro,” perdonato”, è ora che qualche personalità reggiana cominciasse a dire delle verità di questo disastro annunciato in mille maniere,”Vedi Giglio” ma chi lo esprimeva non aveva cariche politiche o nobiliari per essere accreditato, complimenti dott.Baldi

  5. Gli anziani le sere d'estate.. Rispondi

    02/03/2016 alle 20:41

    Bastava ascoltare le storie vere raccontate dagli anziani, dei paesi limitrofi alla città, già diversi anni orsono.
    Non sono novità..
    Certo che se oggi si possono anche scrivere…
    :))

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