Processo Aemilia, lo sdegno dei penalisti : un nastro bianco per protestare contro la Dna
“No all’onda populista, non siamo la faccia presentabile della malavita”

22/3/2016 – Vigilia calda del processo Aemilia: dura replica degli avvocati penalisti alla Direzione Nazionale Antimafia che nella sua relazione annuale ha parlato di “professionisti del servizio legale attratti nel circuito mafioso” con una strategia “basata sulla promessa di rilevanti e apprezzabili vantaggi economici”.

La Camera penale reggiana “Giulio Bigi” presieduta dall’avvocato Domenico Noris Bucchi, annuncia un’iniziativa nel suo genere clamorosa, che coinvolgerà i cento avvocati presenti all’apertura del processo Aemilia: “Indosseremo un nastro bianco legato alle cordoniere; un segno per sottolineare che la presenza dei difensori sarà a costante e vigile presidio del diritto, della legalità del processo e della presunzione d’innocenza dentro e fuori dall’aula – scrive la Camera Penale – Stiamo assistendo al nuovo dispiegarsi di una lunga onda demagogica e populista, a una gara corsa ormai da tutti, con grande eco dei media, per accreditare l’immagine “di più antimafioso degli altri” e per attestarsi quali unici detentori di un improbabile brand antimafia”.

Domenico Noris Bucchi

Domenico Noris Bucchi

Così “il processo finisce per smarrire la sua funzione di accertamento delle responsabilità dei singoli e con l’assecondare la visione di coloro che lo intendono come strumento di lotta alla criminalità”.

I penalisti sono rimasti punti sul vivo da un passaggio della relazione Dna in cui si legge che “la prestazione del servizio legale viene assicurata attraverso una strategia fondata sulla promessa di rilevanti ed apprezzabili vantaggi economici per i professionisti, attratti, in tal modo, nel circuito mafioso”.

A tale affermazione la Camera penale replica  parlando di “disinvolta generalizzazione idonea a far crescere l’errato convincimento che gli avvocati siano, nella loro generalità, null’altro che la faccia presentabile della malavita o, più in generale, manutengoli dei loro assistiti”.

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