Visita “di Stato” al depuratore di Mancasale
Ora anche la puzza diventa “innovazione”

30/3/2016 – “Esperienze innovative come quella di Mancasale devono essere valorizzate: è necessaria un’azione politica capace di sostenere le realtà più virtuose”. Non siamo nel paradiso terrestre, bensì in mezzo alla puzza di Mancasale, Reggio Emilia. E queste sono le testuali parole (riferite da un comunicato della Giunta Regionale) di  Mauro Grassi, direttore di ItaliaSicura, struttura di missione di Palazzo Chigi contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche, in visita oggi pomeriggio al depuratore di Mancasale targato Iren , che ora si fregia pure del titolo di  “primo impianto realizzato in Italia con una tecnologia avanzata che consente il riuso delle acque reflue urbane a fini irrigui”.

Depuratore di Mancasale: l'attivazione della linea per l'acqua irrigua

Depuratore di Mancasale: l’attivazione della linea per l’acqua irrigua

Evidentemente il direttore Grassi non ha naso o è arrivato in un giorno, accuratamente preparato, in cui l’impianto di Mancasale non ha sparso i suoi effluvi (derivanti dal composto o dai fanghi di depurazione?)  che spesso e volentieri impestano la zona industriale e l’abitato nel raggio di chilometri.

Non ha neanche naso l’assessore all’ambiente Paola Gazzolo, alla quale forse hanno evitato di spiegare gli annosi problemi del depuratore, e che forse ignara ha guidato Grassi nella sua visita ecologica. Non è un film surreale, ma la realtà: uno scandalo ambientale trasformato per i media in “un’esperienza innovativa da valorizzare”. Oggi a beneficio di Grassi e Gazzolo è stato messo in funzione un impianto già inaugurato  nel luglio 2015 per il trattamento delle acque fognarie da destinare all’agricoltura: a regime “renderà disponibili ogni anno 5 milioni di metri cubi di risorsa idrica di ottima qualità che, altrimenti, andrebbero dispersi”.

Visita al depuratore di Mancasale col direttore di ItaliaSicura, Grassi, e l'assessore regionale Paola Gazzolo

Visita al depuratore di Mancasale col direttore di ItaliaSicura, Grassi, e l’assessore regionale Paola Gazzolo

“Quella avviata è un’interessante sperimentazione che potrebbe essere ampliata anche con la nuova programmazione dei fondi nazionali destinati alle reti fognarie e di depurazione”, ha sottolineato il direttore di Italia Sicura. Una proposta che l’assessore Gazzolo intende fare propria. “La sottoporrò al ministro dell’Ambiente Galletti – ha detto –  A Mancasale tocchiamo con mano un esempio importante di economia circolare: si risparmia risorsa idrica, si consuma meno energia e si migliora la qualità dell’acqua”.

Ci sarebbe da non credere alla proprie orecchie e da accusare di inefficienza le proprie narici che avvertono puzze da discarica marziana anzichè effluvi di verbena. Ma tant’è: la polvere odorigena  finisce sotto il tappeto0 e Reggio diventa ancora una volta, miracolosamente, un esempio da seguire. C’è da sperare che qualcuno si faccia sentire.

IL PIANO DELLA REGIONE
Con il Piano di Tutela delle acque, la Regione Emilia-Romagna ha individuato nell’intero territorio regionale dell’Emilia-Romagna 24 impianti, di cui 17 ritenuti prioritari, su cui applicare questa misura: un traguardo che consentirebbe di rendere disponibili circa 500.000 metri cubi al giorno di acqua capaci di irrigare una superficie pari a circa 90.000 ettari.
“L’obiettivo – ha proseguito Gazzolo – è duplice: migliorare la qualità di fiumi e torrenti, in virtù dei minori apporti di inquinanti e dei minori prelievi che si determinano, e garantire più acqua per l’agricoltura. Una strategia destinata a ridurre la nostra dipendenza dalle fonti superficiali, e la visita del direttore di ItaliaSicura è una tappa di avvicinamento a questa meta”.

ACQUA PER L’AGRICOLTURA: L’IMPIANTO DI MANCASALE

L’impianto – inaugurato nello scorso mese di luglio – consente il trattamento di una portata d’acqua di 1.680 m3/h, per un volume giornaliero di 40.320 m3/g, pari ad un apporto durante la stagione irrigua di 4.834.400 metri cubi.
L’opera è costata 2 milioni e 540 mila euro ed è stata finanziata dall’ex Agenzia di ambito di Reggio Emilia (ora ATERSIR) e dalla Regione, che ha stanziato circa 1 milione e mezzo di euro.
Il comprensorio irriguo individuato per la distribuzione potenziale delle acque reflue affinate è localizzato nell’area nord-ovest di Reggio Emilia e si estende su 2.000 ettari di terreni destinati alla coltivazione di diverse varietà colturali pregiate.
Per valutare gli impatti agronomici della struttura di Mancasale nel 2011 il gruppo IREN, insieme ad altri partner portatori di interesse (Consorzio di bonifica dell’Emilia centrale, Centro Ricerche Produzioni Animali, Autorità di bacino per il fiume Po), ha elaborato un progetto “Life” sul reimpiego ad uso irriguo delle acque reflue depurate (ReQpro), che ha ottenuto l’approvazione della Commissione europea. L’obiettivo è quello di implementare un modello che consenta di verificare la qualità dell’effluente in uscita dall’impianto, attraverso una valutazione concreta degli effetti irrigui sulle aziende agricole prese a campione, sia sul suolo sia sulle colture.

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