Industria reggiana, la ripresa si è bloccata
Tonfo del 4% nel quarto trimestre

16/3/2016 – Gira e rigira, nella ridda di cifre e notizie apparentemente contradditorie sull’andamento dell’economia reggiana, ora abbiamo la certezza che la ripresa non c’è e, se c’era, si è fermata di botto. L’indagine trimestrale di Unindustria Reggio Emilia, diffusa in mattinata,  rivela che le  attività produttive e commerciali, nell’ultimo scorcio del 2015, hanno accusato un calo rispetto al quarto trimestre 2014.

Nel trimestre ottobre-dicembre 2015 la produzione industriale ha registrato una flessione del 4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, una battuta d’arresto dopo tre trimestri con segno positivo: ma sarebbe meglio parlare di tonfo. ” Il dato relativo al quarto trimestre – sottolinea Unindustria – “interrompe un trend di recupero in corso da otto trimestri consecutivi, anche se contenuto nell’intensità”.

E’ l’effetro principalmente della flessione del fatturato “dovuta all’emergere di nuovi fattori esogeni al nostro territorio, che hanno portato ad un aumento dell’incertezza sui mercati internazionali e colpito con diversa intensità anche i comparti che compongono il tessuto manifatturiero locale”. Tra i vari fattori “il crollo del prezzo del petrolio, il rallentamento della Cina e della Russia e le minacce di terrorismo che alimentano un clima di incertezza a livello globale e frenano la dinamica degli scambi mondiali”. Ma in fondo, il problema è che il sistema Reggio perde colpi sul piano della capacità competitiva.

2015

I trim.

II trim.

III trim.

IV trim.

Produzione industriale

-0,2

1,3

2,2

-4,0

Fatturato

1,2

2,7

1,5

-2,0

Fatturato interno

0,3

2,5

-0,1

1,2

Fatturato estero

1,9

3,6

4,8

-1,5

Occupazione

0,4

1,6

1,8

-0,3

Ordini complessivi

2,8

1,4

4,6

3,1

Ordini esteri

3,4

2,3

5,5

0,7

La  dinamica favorevole della domanda interna, in progressivo consolidamento nel corso dei quattro trimestri dell’anno, non è bastata a raddrizzare la situazione.

“Il fatturato totale, in analogia alla produzione industriale, evidenzia un calo nel IV trimestre 2015 : i ricavi hanno registrato una flessione del 2% (+2,7% nel terzo trimestre 2015) rispetto allo stesso trimestre del 2014, con un andamento positivo sul mercato interno e un decremento su quello estero. Le vendite sul mercato interno hanno registrato una variazione pari all’1,2% rispetto al quarto trimestre 2014, mentre le vendite sull’estero hanno mostrato una moderata flessione (-1,5%) rispetto al quarto trimestre 2014”.

“Per quanto riguarda gli indicatori relativi agli ordinativi si registrano valori positivi, ma si rileva un’inversione nella tendenza. Il quarto trimestre si è chiuso con una ripresa degli ordinativi totali (3,1%), mentre rallenta la crescita degli ordini esteri (+0,7%).

In questo quadro congiunturale, l’occupazione non ha registrato variazioni di rilievo: gli addetti delle imprese del campione sono sostanzialmente rimasti invariati nel trimestre in esame (-0,3%)”.

Tuttavia “Le previsioni degli operatori riguardo all’evoluzione del quadro congiunturale sembrano orientate ad un recupero, in particolare sui mercati esteri. Relativamente alla produzione totale, il 46,2% delle imprese intervistate non prevede di modificare i propri volumi produttivi, il 48,9% pensa di poterli incrementare mentre il restante 4,9%, al contrario, pronostica contrazioni. Per quanto riguarda gli ordinativi totali, il 71,6% delle imprese pensa di aumentarli, il 10,5% prevede di mantenerli stabili contro il 17,9% che prospetta contrazioni. Analoghe le prospettive per gli ordini dai mercati esteri”.

Infine, per quanto riguarda l’occupazione, i saldi tra le prospettive di crescita e diminuzione della forza lavoro per il prossimo trimestre “evidenziano un miglioramento”:  Il 37,2% delle imprese intervistate non prevede di modificare il livello degli organici, mentre sono pari al 40,2% quelle che prospettano un incremento degli addetti, contro il 22,6% che, invece, pensa di ridurli.

 

 

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Una risposta a 1

  1. carlo Rispondi

    17/03/2016 alle 07:55

    Riterrei che è necessario, anzi siamo in ritardo, per costituire un holding finanziaria di partecipazione che intervenga nelle imprese, specie reggiane, per dare nuovo impulso di risorse e di idee per aiutare lo sviluppo economico della provincia. In caso inverso il capitalismo reggiano, scosso dalla crisi dell’edilizia e dal tipo di aziende ( in gran parte di prima generazione)ed ancorato ancora molto al familismo, non ha un futuro roseo e difficilmente riuscirà ad invertire la rotta, con conseguenze pesantissime per tutti.
    Carlo Baldi

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