In quattromila al corteo antimafia : ma in testa c’era anche chi dovrebbe vergognarsi almeno un po’
Il sindaco Vecchi: “Giusta distanza e giusta misura nel processo Aemilia”. Cos’ha voluto dire?

21/3/2016 – Tantissimi studenti, il leader della Fiom Maurizio Landini, il ministro delle infrastrutture ed ex sindaco di Reggio Graziano Delrio per una fugace apparizione prima di partire per Roma. E i famigliari delle vittime innocenti, le associazioni, sindacati, metalmeccanici e pensionati in forze, i sindaci e i politici nuovi e vecchi: anche quelli che assecondando il sacco edilizio hanno contribuito, certo involontariamente, a spalancare le porte di Reggio alla ndrangheta. Ma così gira il mondo, ed è meglio avere dei pentiti che degli irriducibili, anche se qualcuno a questo punto dovrebbe chiedere scusa per gli errori commessi, le  sottovalutazioni e le connivenze più o meno consapevoli.

Il corteo antimafia nel centro di Reggio

Il corteo antimafia nel centro di Reggio

In ogni caso è stato un grande successo di partecipazione la manifestazione regionale di Libera in memoria delle vittime innocenti della mafia, che ha attraversato in mattinata il centro di Reggio Emilia dalla stazione di piazzale Marconi a piazza Prampolini, dove dal palco sono stati scanditi i novecento nomi dei caduti per mano delle mafie.

Vi hanno partecipato circa quattromila persone: nelle prime file il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi (che non ha ancora mostrato i conti della casa di Masone), insieme all’assessore regionale alla cultura, Massimo Mezzetti (che ha attaccato i magistrati della Dna per il loro duro giudizio sulla situazione emiliana)  e al parlamentare del Pd Maino Marchi, ex membro della commissione Antimafia che non trovò nella da ridire quando l’Aier – la disciolta associazione dei costruttori cutresi – chiese a gran voce le dimissioni del presidente della Camera di commercio Enrico Bini che denunciava le infiltrazioni mafiose. Ma così va il mondo .

Maurizio Landini in piazza Marconi al raduno della manifestazione di Libera

Maurizio Landini in piazza Marconi al raduno della manifestazione di Libera

Tra i famigliari della vittime Mara Fonti (madre del giornalista Giovanni Tizian) il cui marito fu ucciso in Calabria; Anna Castaldi, sorella di un giovane ucciso a Pianura nel Napoletano e Annarita Rechichi, figlia di un vicepreside ucciso in Calabria.

Al termine collegamento video da Messina con il fondatore di Libera don Luigi Ciotti. Nel pomeriggio i famigliari delle vittime sono stati ricevuti in consiglio comunale.

MANGHI: UNA GIORNATA BELLISSIMA ALLA VIGILIA DEL PROCESSO AEMILIA

“Una bellissima giornata caratterizzata dalla volontà di una intera comunità di riaffermare il proprio convinto rifiuto a ogni tentativo di prevaricazione e di infiltrazione mafiosa: semplici cittadini, istituzioni, ma soprattutto i tantissimi studenti che hanno gremito piazza Prampolini e che saranno protagonisti al nostro fianco anche della prossima edizione del Festival della legalità che si terrà ad aprile”. Così il presidente della Provincia di Reggio Emilia Giammaria Manghi – tra i primi questa mattina a salire sul palco per recitare i nomi delle oltre 900 vittime innocenti della mafia – ha commentato la XXI Giornata della Memoria e dell’Impegno organizzata da Libera e da Avviso pubblico nel secondo giorno di primavera anche a Reggio Emilia.

Giammaria Manghi sul palco di piazza Prampolini

Giammaria Manghi sul palco di piazza Prampolini

“Una società sana si costruisce proprio partendo dai più giovani, per questo una presenza così numerosa e convinta da parte degli studenti ha rappresentato l’aspetto più bello di una riuscita manifestazione che, proprio alla vigilia dell’apertura del processo Aemilia, ci ha consegnato la testimonianza viva di una comunità che crede nei valori sui quali si è da sempre fondata e che intende difenderli e riaffermarli con forza contro ogni forma di mafia”, ha aggiunto Manghi. Speriamo allora in un salutare “Chi sa parli”, altrimenti saranno solo parole al vento.

DON CIOTTI AI POLITICI: PERCHE’ SI E’ PERMESSA LA CRESCITA DELLE MAFIE?

In piazza Prampolini, alle 12, ha parlato Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, in diretta video dalla manifestazione di Messina: “Abbiamo voluto chiamare questo momento ‘ponti di memoria e luoghi di impegno’ perché per la prima volta a Messina e in altri 20 mila luoghi in contemporanea in Italia il popolo di Libera è sceso in piazza. Il nostro paese ha bisogno di ponti che allargano le coscienze e traghettano le speranze”. Per l’ennesima volta don Ciotti ha puntato il dito nei confronti della politica: “Perchè si è permesso alle mafie di crescere in questo Paese, al sud e al Nord?”

Don Luigi Ciotti alla manifestazione di Messina

Don Luigi Ciotti alla manifestazione di Messina

Rispondendo a una domanda sui fondi dello Stato per i familiari delle vittime di mafia, tema al centro di polemiche in questi giorni, Ciotti ha detto che “i fondi ci sono, ma bisogna accorciare i tempi e non penalizzare i bisogni e le necessità concrete di chi è vittima di mafia”. Sulla questione dei beni confiscati, don Ciotti ha ricordato che “nel 1996 abbiamo raccolto un milione di firme per chiedere la confisca e l’uso sociale di questi beni. Dei passi avanti si sono fatti. Il problema ancora una volta è l’accelerazione e le priorità che il parlamento deve dare per permettere più chiarezza, più velocità e più trasparenza. C’è una grande riforma da fare in Italia quella della nostra coscienza”.

“Il fine di Libera non è Libera ma l’impegno per il bene comune. Ben 1600 associazioni si sono messe insieme per il bene dell’Italia, siamo qui per testimoniare questo impegno”, ha concluso don Ciotti a chi gli chiedeva un suo parere su quell’antimafia di facciata più svolte svelata da indagini giudiziarie.

IL SINDACO: AEMILIA,CERCARE LA VERITA’ CON LA GIUSTA MISURA

Ferma, consapevole e giusta”. Sono i tre aggettivi utilizzati dal sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, per definire “la risposta che Reggo Emilia è chiamata a dare e saprà dare al pericolo delle mafie”, nell’epilogo in Sala del Tricolore della ventunesima Giornata della Memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

Dopo il corteo in città cui hanno partecipato migliaia di persone, nel pomerigio sindaco ha incontrato in Sala del Tricolore – insieme con la presidente del Consiglio comunale Emanuela Caselli, diversi consiglieri, l’assessora Natalia Maramotti e il coordinatore di Libera a Reggio Emilia, Manuel Masini – una delegazione di familiari delle vittime innocenti di mafia, rappresentati da Annalisa Richichi.

 “Siamo onorati di ricevervi qui in Sala del Tricolore – ha detto il sindaco Vecchi – in un momento cruciale per la nostra città, quale è l’apertura del processo Aemilia. Credo che la piazza di questa mattina, colma di persone, con tantissimi giovani, stia a indicare che la città e la regione hanno scelto, e sanno da che parte stare, nella condivisione di un quadro di valori fondamentali e non negoziabili di legalità, giustizia e verità. Credo che questa partecipazione così forte abbia il senso di dimostrare il rispetto della memoria e l’impegno corale e di ciascuno. Un impegno collettivo che ognuno percepisce personalmente.

La stessa possibilità di celebrare il processo a Reggio è un risultato ottenuto con una coralità di sforzi da parte delle istituzioni, una risposta concreta, che ha visto Regione e Comune coinvolti in maniera non secondaria anche sul piano economico.

Con ‘Aemilia’ – ha aggiunto il sindaco – la città vive un passaggio per tanti aspetti inedito della sua storia, un passaggio delicato, che deve affrontare con la ‘giusta distanza’, né con fredda lontananza, né con quella troppa vicinanza che poi fa sì che non riesca a vedere. Serve cioè quella giusta misura ed equilibrio nell’approccio, per distinguere, capire, cogliere la verità dei fatti, essere quindi consapevoli per poter rispondere con lucidità e fermezza. La nostra comunità saprà trovare quella giusta misura, che consentirà di non ‘rimuovere’ o distorcere il problema, che non è solo ‘processuale’ né solo reggiano, bensì di vederlo e comprenderlo per quello che è, con consapevolezza e rispetto della verità. Questo è e sarà possibile in una maniera molto semplice, che ci è tipica: stare al merito delle cose.

Un approccio semplice – ha concluso il sindaco – ma allo stesso tempo difficile, perché è chiaro che la città soffre. Eppure, il passaggio è necessario, deve essere fatto in maniera condivisa, da cittadini e istituzioni insieme, nel rispetto delle istituzioni e dei diversi compiti istituzionali, deve essere fatto con razionalità e senso di responsabilità, nella ricerca di una verità che appartiene e deve appartenere a tutti.

Con questi strumenti e questo stile, credo che la nostra comunità possa affrontare questa fase storica inedita e trarne gradualmente il miglior risultato per tutti”.

Le parole del sindaco sono apparse piuttosto sibilline: cosa ha voluto dire con “giusta distanza” e “giusta misura”? Di certo non è il Chi sa parli di cui la città ha bisogno e che dovrebbe essere praticato per primi dai responsabili della cosa pubblica.

 

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