“I sindaci vogliono privatizzare Iren”
I segretari Cgil sparano sul voto maggiorato

11/3/2016 – “Con il voto maggiorato i soci pubblici di Iren si apprestano a privatizzare la società”.E’ l’accusa della Cgil regionale ai sindaci del patto (Piero Fassino di Torino, Marco Doria di Genova e Luca Vecchi di Reggio Emilia) che hanno proposta l’adozione del voto maggiorato, da deliberare nella prossima assemblea del 22 aprile.

Il documento è firmato dal segretario generale della Cgil Emilia Romagna Vincenzo Colla e dai segretari delle Camere del Lavoro di Reggio Emilia Guido Mora, di Piacenza Massimo Bussandri e Gianluca Zilocchi di Parma.

“Se gli azionisti pubblici ridurranno, come annunciato, la quota di proprietà della società sotto il 51% – affermano – significa che i privati deterranno la maggioranza dell’azienda. Verrà ceduta una parte rilevante del patrimonio pubblico delle comunità e verranno anche meno le risorse dei dividendi – che andranno in maggioranza ai soci privati – indispensabili per finanziare la spesa sociale.”.

Inoltre rimproverano ai sindaci di essere stati ben zitti sulla piano di privatizzazione durante gli incontri sindacali svolti nel giorno dello sciopero generale del gruppo Iren.

IL DOCUMENTO DEI SEGRETARI CGIL

“Apprendiamo, non senza stupore, da un comunicato a firma dei sindaci di Reggio Emilia, Torino e Genova che i soci pubblici di Iren si apprestano ad introdurre il voto maggiorato e di conseguenza, privatizzare la società.

Solo pochi giorni fa in occasione dello sciopero unitario effettuato con successo dalle lavoratrici e dai lavoratori di Iren, le rappresentanze sindacali sono state ricevute dagli amministratori pubblici dei comuni di Reggio Emilia, Parma e Piacenza e in tali sedi i sindaci o chi per essi, oltre a manifestare la vicinanza alle ragioni della protesta sindacale, nulla hanno ritenuto di dover anticipare circa le scelte relative alla privatizzazione del gruppo Iren.

Inoltre considerati i tempi previsti per l’approvazione da parte dei consigli comunali delle modifiche statutarie, a partire dalla metà del mese in corso, senza che ad oggi sia stato divulgato documento alcuno, è evidente la volontà dei maggiori soci pubblici di evitare qualsiasi confronto nel merito della decisione presa, non solo con le organizzazioni sindacali, ma soprattutto da parte delle proprie comunità e forse anche dei piccoli comuni azionisti.

Probabilmente memori di quanto successo nell’analogo caso verificatosi lo scorso anno nell’altra utility regionale hanno deciso di sacrificare trasparenza e confronto politico, che dovrebbero sempre caratterizzare l’agire delle istituzioni elettive, per privilegiare, come sicuramente argomenteranno, il mercato.

Il comunicato dei sindaci informa altresì della volontà di chiudere l’esperienza dei sub patti territoriali per addivenire ad un unico sub patto infra regionale, tra l’altro già in essere. Quindi in realtà l’unico obiettivo consiste nel chiudere l’esperienza dei patti territoriali, cioè l’unico strumento di partecipazione diffusa dei comuni azionisti alle scelte della società e l’accentrare il potere nelle mani dei sindaci dei capoluoghi di provincia.

L’esperienza però ci dimostra quanto l’istituzione dei patti territoriali tra i soci pubblici sia essenziale e indispensabile per assicurare il necessario coordinamento tra gli azionisti e la società ed evitare che il management instauri, come purtroppo avviene, rapporti qualitativamente diversi tra grandi e piccoli azionisti/pubbliche amministrazioni.

L’unica nota positiva in tutta questa vicenda è per ora rappresentata dalla volontà del Comune di Parma di rientrare nel patto di sindacato che governa la società, dopo esserne uscito per la necessità di cedere le proprie quote azionarie per fare fronte all’ingente debito del comune, ma anche in contrapposizione al management ed agli altri azionisti della società in relazione all’accensione dell’inceneritore.

Non c’è dubbio alcuno che il rientro di Parma nel patto di sindacato di Iren rafforzerà la componente pubblica della società, destinata però in futuro ad essere nuovamente modificata per effetto dei nuovi equilibri all’interno della compagine azionaria, che si determineranno  principalmente dall’espansione territoriale in atto nel nord-ovest.

Nel merito dei provvedimenti che i principali azionisti si apprestano a porre in essere, con la modifica dello statuto da parte del consiglio comunale di Reggio Emilia, previsto probabilmente entro il mese di marzo, prenderà avvio il percorso per la introduzione del voto maggiorato che permetterà ai soci pubblici di mantenere il controllo della società con una quota azionaria di minoranza dell’intero capitale sociale.

Inoltre, come si è già verificato in altre società, a seguito delle modifiche statutarie, i comuni soci venderanno al mercato le azioni non vincolate e Iren diventerà di fatto un’azienda privatizzata. Se gli azionisti pubblici ridurranno, come annunciato, la quota di proprietà della società sotto il 51% significa che i privati deterranno la maggioranza dell’azienda.

Il mantenimento del controllo della società attraverso il voto maggiorato, il sindacato di blocco e le clausole previste per evitare le scalate ostili o poteri di veto da parte delle minoranze, non potranno compensare la perdita della maggioranza pubblica della società. Infatti questi accorgimenti non saranno sufficienti a contrastare gli effetti concreti della privatizzazione della società a partire dall’aumento della pressione tra interesse pubblico e profitto, per cui Iren dovrà garantire maggiori utili al mercato, più interessato ad una remunerazione del capitale nel breve periodo. Ciò comporterà una riduzione degli investimenti, ulteriori processi di compressione dei costi e esternalizzazione, che peggioreranno le condizioni di lavoro, la qualità del servizio e i settori con minore marginalità potrebbero essere ridotti.

Inoltre operando come gestore di parte del mercato regolamentato dell’Emilia Romagna e delle province di Torino e Genova si potrebbe compromettere l’equilibrio tra comuni, gestore e regolatore, già oggi non privo di problemi, favorendo un ritorno delle frammentazioni passate. Verrà ceduta una parte rilevante del patrimonio pubblico delle comunità e verranno anche meno le risorse dei dividendi – che andranno in maggioranza ai soci privati – indispensabili per finanziare la spesa sociale.

Per la Cgil la difesa del 51% non significa né la difesa della società per come ha operato fino ad oggi, né il mantenimento dello status quo: se l’azienda continuerà a distribuire molta parte degli utili non investirà adeguatamente e non si svilupperà.

E’ invece indispensabile che Iren rafforzi la propria vocazione come veicolo di politica industriale innovativa e di sviluppo del territorio e per questa ragione è essenziale mantenere la proprietà pubblica.

E’ necessario che l’azienda assolva una funzione anticiclica nelle situazioni di crisi attraverso l’allargamento del perimetro delle attività come: il riciclo e riuso dei rifiuti per promuovere l’economia circolare; l’innovazione energetica per accompagnare i piani comunali dell’energia; gli interventi contro il dissesto idrogeologico, le bonifiche”. Vincenzo Colla segretario generale Cgil Emilia-Romagna, Guido Mora segretario generale CdLT Reggio Emilia,  Massimo Bussandri segr- gen. CdLT Parma,   Gianluca Zilocchi segr. gen. CdLT Piacenza

 

 

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