I “misteri” di Iren
Esposto alla Consob sui crediti al comune di Torino e sulla Rinnovabili

14/3/2016 – In vista dell’assemblea di bilancio del 22 aprile, in cui saranno votate anche le modifiche allo statuto per introdurre il cosiddetto “voto maggiorato”, il Gruppo interprovinciale piccoli azionisti Iren animato da Francesco Fantuzzi annuncia la presentazione di un esposto alla Consob.

Riguarda due questioni non di poco conto per la multiutility quotata in Borsa ma controllata dagli enti locali di Torino, Genova, Piacenza,Parma e Reggio Emilia: il credito a lunga scadenza di Iren verso il comune di Torino, con un’esposizione mai sanata e che ultimamente ha raggiunto i 190 milioni di euro; e i rapporti con Iren Rinnovabili (presidente Ettore Rocchi) che non è compreso nell’area di consolidamento contabile e finanziario del gruppo, nonostante la multiutility detenga il 70 delle quote e nonostante il credito di 34 milioni vantato dalla capogruppo nei confronti della controllata a fine 2014.

Iren 100

Due situazioni che, secondo i Piccoli azionisti, sarebbero “molto critiche e alquanto opache”. In mancanza di spiegazioni esaurienti al mercato, l’organo di vigilanza sulle società quotate potrebbe accendere un faro sul gruppo Iren. Si dovrà valutare, ad esempio, quanto nella sostanza e- non solo sul filo delle regole contabili – incida nei conti di Iren il credito a flusso continuo riconosciuto al comune di Torino attraverso un singolare conto corrente bifronte con Amiat, l’azienda rifiuti della Mole.

“Mentre il management Iren accelera per eliminare le poche voci critiche come la nostra, i Piccoli azionisti gli chiedono conto di alcune scelte mai presentate e tantomeno discusse in Assemblea dei Soci. E lo faremo coinvolgendo la Consob con un esposto – annuncia in una nota il gruppo interprovinciale guidato daFantuzzi –

Due sono le situazioni oggi molto critiche e alquanto opache, per le quali chiediamo alla Consob di pronunciarsi a tutela del capitale da noi investito:
1. il credito che il gruppo vanta dalla sua fondazione verso il Comune di Torino e che l’acquisizione di Amiat ha fatto riesplodere lo scorso anno. Come ormai è noto, il credito viene gestito all’interno di un’operazione di conto corrente condiviso con lo stesso Comune dove è stato concesso, senza mai coinvolgere noi azionisti, un plafond di 120 milioni di euro, trasformando di fatto il credito commerciale in un credito finanziario al fine di migliorare (cosmeticamente) la Posizione finanziaria netta complessiva.
Si consideri poi che l’esposizione è sistematicamente ben oltre il già eccessivo plafond disposto (negli ultimi tempi circa 190 milioni)”.
Perchè si è stabilito di concedere un finanziamento a lunga scadenza al Comune di Torino, per di più per una somma consistente e fuori controllo?- chiede Fantuzzi – ” Chi l’ha deciso, a detrimento della gestione dei flussi finanziari del gruppo?”.
“2. La partecipazione in Iren rinnovabili, che nonostante sia al 70% non viene consolidata nel bilancio del gruppo. Il tema ci preoccupa molto, essendo legata al rilevante credito che la capogruppo vanta nei confronti della società (circa 32 milioni a fine 2014) e ai disinvolti investimenti immobiliari nel Tecnopolo ex Reggiane effettuati dalla stessa Iren rinnovabili. Milioni di euro di cui non è stata data alcuna informazione in Assemblea dei Soci e di cui non è chiara la finalità, atteso che Iren Rinnovabili non è un’immobiliare e che la stessa Iren, schiacciata dai debiti, ha ceduto tre anni fa a un fondo i locali della propria sede”.
Perchè dunque “non viene effettuato il consolidamento della partecipazione?
Qual è la reale missione di Iren rinnovabili? Siamo certi – conclude la nota –  che la Consob stimolerà il Presidente Profumo e l’intero cda a presentarsi in Assemblea con le risposte del caso”.
M5S: PIENO APPOGGIO ALL’ESPOSTO DEI PICCOLI AZIONISTI
“Come Movimento 5 Stelle non possiamo che esprimere pieno appoggio ai piccoli azionisti Iren per l’esposto che si apprestano a presentare alla Consob. E’ chiaro che ormai Iren si muove in modo completamente avulso dalle esigenze dei territori che dovrebbero essere la sua priorità.
Resta però da chiarire se determinate decisioni non potrebbero andare a danno anche degli investitori. Riteniamo quindi doveroso da parte dei Piccoli Azionisti presentare un esposto alla Consob, per capire se la condotta di favore attuate nei confronti di Torino, Comune governato dal Pd al quale si prestano 200 milioni di euro a fronte di una posizione finanziaria netta che a fine 2014 vantava un passivo di più di 2200 milioni di euro, non potrebbe causare danno a coloro che hanno investito nella società. Soprattutto se viene fatta un’operazione di maquillage per cui i crediti commerciali diventano crediti  finanziari e quindi vanno a migliorare la posizione finanziaria netta.Inoltre, è corretto che i piccoli azionisti cerchino di fare luce su Iren Rinnovabili  tanto cara a Delrio e Vecchi. Come Movimento 5 Stelle abbiamo più volte segnalato gli strani intrecci tra Comune di Reggio Emilia e quest’azienda che, sebbene detenuta al 70% da Iren Ambiente, non viene consolidata nel bilancio di gruppo. Iren Rinnovabili che a fine 2014 aveva un debito di 32 milioni di euro verso la holding e che nel 2015 si è data a shopping aziendali (Studio Alfa) e immobiliari (i capannoni 17 e 18 per la STU Reggiane). Se chi governa IREN ha deciso che si tratta solo di una società per azioni quotata in Borsa e non più di un’azienda che, offrendo servizi fondamentali per i cittadini deve mantenere un ruolo di rispetto e attenzione per i territori, allora che Iren Spa si comporti da azienda privata e cominci a rispondere del suo operato agli azionisti”. Alessandra Guatteri, Gruppo Consiliare  Movimento 5 Stelle Reggio Emilia
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4 risposte a I “misteri” di Iren
Esposto alla Consob sui crediti al comune di Torino e sulla Rinnovabili

  1. Fausto Poli Taneto Rispondi

    14/03/2016 alle 22:10

    Le municipalizzate, si sa, sono un grande business. Poi ancor di piu’ da quando hanno deciso di aumentare le tasse. Se esistesse un modus operandi onesto, avremmo bollette leggere, leggerissime. A Roma la municipalizzata vale 3 miliardi di euro. E a Bertolaso fa molta gola. Ma consideriamo questo: se effettivamente rispettassero le leggi, gli amministratori farebbero i nostri interessi. E non ci sarebbe dibattito che tenga. Vi pare che la Boschi abbia tenuto fede alle leggi in vigore ? Vi sembra giusto allora che noi paghiamo bollette astronomiche, quando gli impianti di distribuzione sono stati ammortizzati da decenni ? E poi considerate che Iren, quando interviene, ci mette mesi su mesi. E’ questo il frutto delle nostre tasse ? Tutto ovvio, magari qualcuno replicherebbe, ma l’ovvieta’ i nostri amministratori la nascondono, perché vogliono sempre farci credere quello che vogliono loro. E la trasparenza dove la mettiamo ? Ma provate a chiedere o ad andare in altri Paesi e parlare di quello che paghiamo noi, e vedrete cosa ci risponderebbero. Che gli amministratori Italiani sono dei LADRI. E scusate l’ovvieta’ !

  2. Sergino Rispondi

    15/03/2016 alle 08:48

    Meno male che di tecnologico almeno abbiamo il pollo!!!!

  3. waterboy Rispondi

    15/03/2016 alle 18:09

    beh Fausto Poli quanto ad ovvietà è almeno “cintura nera”..

  4. pierino Rispondi

    15/03/2016 alle 18:15

    Certo che la Guatteri e Fantuzzi sono d’accordo ma è ben strano: la prima lamenta la distanza dal territorio ma finanziare il Comune di Torino e sviluppare le Rinnovabili ed il Tecnopolo a Reggio Emilia (anche in perdita) non è “vicinanza al territorio” ? il secondo lamenta questi due aspetti perchè danneggerebbero i piccoli azionisti (che forse è vero ma è per essere vicini al territorio). E quindi come fanno ad essere d’accordo tra loro ? Semplice, basta prendersela – insieme – con il nemico pubblico n.1 e la logica la possiamo anche mandare alla raccolta differenziata…

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