Deflazionati e disoccupati Quello di Draghi è il bazooka della disperazione

DI DARIO CASELLI

18/3/2016 – Super Mario non ha avuto paura, parliamo ovviamente di Draghi, non di Balotelli, di usare il bazooka. Tassi a -0,40 per le banche che depositano i soldi alla Bce, prestiti senza interessi, anzi con un premio a quelle che li prestano ai clienti, aumento degli acquisti di titoli di Stato, ma anche di bond corporate non bancari, di aziende con rating almeno BBB.

La liquidità sotto zero aiuta le banche portoghesi, spagnole e italiane, che pagavano l’approvvigionamento un 1,5% in più di quelle tedesche e francesi, l’acquisto di titoli di Stato rafforzato abbassa ulteriormente il costo del debito dei paesi del sud, mentre l’acquisto dei bond corporate favorisce le imprese francesi e tedesche. Insomma, soldi per tutti. Eppure super Mario è preoccupato, gli ronza nella testa la frase di Milton Fredman, degli anni ’60, Helicopter money, cioè gettare denaro dagli elicotteri sulla popolazione, nella speranza che li spenda.

Lo spettro è la deflazione, il 2015 si è chiuso con una inflazione a zero e il ’16 oscilla intorno ad un +0,1 pericolosamente vicino al baratro, ma è solo un problema di forma, nella sostanza, la deflazione esiste già. Gli imprenditori non investono perché il mercato è fermo, i consumatori non comprano perché pensano che i prezzi scenderanno e in effetti scendono e scendendo, inducono il consumatore ad attendere una nuova discesa e cosi, tutti fermi, compresi i salari.

Il capitalismo è semplice: lavoro, salario, consumi. Ora il lavoro è sempre meno, i salari contenuti e quindi i consumi languono. La leva dei tassi è una corda: tira, quando l’economia cresce, ma non spinge quando ristagna. Sono 20 anni che il Giappone lotta col drago della deflazione e ha usato pure l’atomica del raddoppio del denaro circolante, senza apprezzabili risultati.

Ora Draghi, portando in territorio negativo anche i titoli di Stato dei paesi mediterranei, per l’Italia fino alle scadenze a tre anni,quelli tedeschi e di altri c’erano già arrivati, obbliga le banche a prestare, ma a chi? A questi tassi le aziende forti si finanziano sul mercato, mentre le piccole o le più fragili, sono più rischiose e con i tassi bassi, le sofferenze si riassorbono sempre peggio in bilanci più magri.

Quindi ristrutturazioni, fusioni e licenziamenti, tutta benzina per il drago della deflazione. I risparmiatori riscuotono cedole che sono mance, un Btp a 15 anni rende un 1,5% lordo, centomila euro di investimento rendono a spanne 80 euro al mese, come integrativo ai consumi coprono il caffè e un giornale.

Poi c’è il problema che invecchiamo e perciò consumiamo meno, investiamo meno e, avendo incertezze sulle spese di vecchiaie lunghe, tesaurizziamo, senza considerare che in famiglia spesso ci sono soggetti bisognosi di sostegno economico. Sarà una depressione secolare, come dicono alcuni? Forse no, ma lunga, anche perché le rivoluzioni tecnologiche e l’economia internet migliorano la qualità della vita, ma per ora distruggono lavoro.

Se il bazooka non farà ripartire l’occupazione, avrà un effetto negativo sui redditi delle famiglie, avendo prosciugato il flusso cedolare degli investimenti. Certo ci sono le azioni, che sui tempi lunghi possono dare soddisfazioni, ma il vecchio mondo è troppo vecchio e non può aspettare.

 

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