Approvata in Regione la Legge sulla Memoria: si indagherà finalmente sulle stragi comuniste del dopoguerra?

2/3/2016 – Sarà la volta buona per la ricostruzione storica degli eccidi del dopoguerra e di fatti su cui molta sabbia si è depositata sotto i ponti, come le vicende che hanno preceduto la strage di Bologna, la ribellione dei “Magnacucchi” allo stalinismo del Pci per arrivare al capitolo più drammatico e scottante: il coinvolgimento dei vertici del Pci nell’arresto e nell’eccidio dei fratelli Cervi?

L’interrogativo è più che mai d’obbligo, ma se colta nel verso giusto la Legge sulla Memoria del Novecento, che stanzia un milione per il 2016 e un altro milione per il 2017, approvata questa mattina dall’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna potrebbe essere un’occasione senza precedente per rimettere al loro posto pagine strappate, sapientemente manipolate o volutamente dimenticate.

Potrebbe, perchè le dichiarazioni rilasciate subito dopo dall’assessore Massimo Mezzetti non lasciano molte speranze: “L’impegno nuovo della Giunta che investe sulla Legge un milione di euro per il 2016 e un milione sul 2017, consente di rilanciare un progetto che darà autorità e legittimazione istituzionale a un tema che da tempo vede impegnati istituti di ricerca, associazioni partigiane, fondazioni e istituzioni che custodiscono e gestiscono i luoghi della memoria più rappresentativi della storia del Novecento nella nostra regione”.
“L’arco temporale scelto – precisa l’assessore Mezzetti – comprende le vicende nazionali e i fatti accaduti in Emilia-Romagna, dai primi anni del secolo passando per le due Guerra mondiali, il ventennio fascista, la Liberazione e la ricostruzione democratica del nostro Paese, la nascita della Costituzione fino ai drammi delle stragi e del terrorismo che purtroppo hanno colpito così duramente questa regione. Su tali fatti si concentreranno ricerche, studi, divulgazioni, attività didattiche rivolte prevalentemente alle nuove generazioni attraverso iniziative dirette della Regione e con il coinvolgimento di tutti i soggetti, compresi scuole e università, che da tempo lavorano su questo terreno”. Vedremo se si avrà il coraggio di studiare e di parlare alle nuove generazioni anche delle pagine scomode, a cominciare dallo stragismo comunista del dopoguerra (che infatti Mezzetti non cità) per il sistema che governa da sempre in Emilia-Romagna.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Con l’approvazione della Legge sulla Memoria del Novecento si raggiunge un traguardo inseguito da diversi anni a questa parte”. Esprime soddisfazione per l’approvazione in aula della Legge sulla Memoria da parte dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna l’assessore regionale a Cultura e Politiche per la Legalità, Massimo Mezzetti.
“L’impegno nuovo della Giunta – aggiunge -, che investe sulla Legge un milione di euro per il 2016 e un milione sul 2017, consente di rilanciare un progetto che darà autorità e legittimazione istituzionale a un tema che da tempo vede impegnati istituti di ricerca, associazioni partigiane, fondazioni e istituzioni che custodiscono e gestiscono i luoghi della memoria più rappresentativi della storia del Novecento nella nostra regione”.
“L’arco temporale scelto – precisa l’assessore Mezzetti – comprende le vicende nazionali e i fatti accaduti in Emilia-Romagna, dai primi anni del secolo passando per le due Guerra mondiali, il ventennio fascista, la Liberazione e la ricostruzione democratica del nostro Paese, la nascita della Costituzione fino ai drammi delle stragi e del terrorismo che purtroppo hanno colpito così duramente questa regione. Su tali fatti si concentreranno ricerche, studi, divulgazioni, attività didattiche rivolte prevalentemente alle nuove generazioni attraverso iniziative dirette della Regione e con il coinvolgimento di tutti i soggetti, compresi scuole e università, che da tempo lavorano su questo terreno”.
“Era un nostro dovere – conclude Mezzetti – ricordare e valorizzare i luoghi della memoria soprattutto nei confronti delle nuove generazioni, per ribadire che il ricordo non è un concetto astratto ma un tema centrale per la comunità, un punto di riferimento da cui ripartire nei momenti difficili per consolidare la coesione sociale e la crescita culturale”.

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