A quando la nuova eruzione del Vesuvio? Il professor Luigi Vernia parla di vulcani e rischio vulcanico
Al Caffè del giovedì della FarSr

2/3/2016 – Quando esploderà una nuova, terrificante eruzione del Vesuvio? Tutti se lo chiedono da anni, perchè è certo che l’eruzione avverrà, ma quando e di quale intensità non è dato di sapere. I sistemi di indagine e di previsione hanno fatto giganteschi passi in avanti, ma nessuno ha ancora la sfera di cristallo.

La bocca del Vesuvio

La bocca del Vesuvio

Anche per questo è di particolare interessa la conferenza su “I vulcani, la loro attività e il rischio vulcanico”, Giovedì 3 marzo alle 18 nell’ambito dei Caffè del Giovedì della Far-Studium Regiense di via San Filippo 14 a Reggio Emilia. Parlerà il professor Luigi Vernia, studioso di fama nazionale, già docente di Litologia e Geologia all’Università di Parma.

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Il tema trattato riguarda i Vulcani, rilievi montuosi generati dalla messa in posto di prodotti magmatici liquidi (lave) e solidi (piroclastiti).

   Il magma è un fuso silicatico di alta temperatura che trae origine all’interno o alla base della litosfera, per effetto della risalita di “hot spot”, diapiri termici con alta temperatura; il magma sale in superficie attraverso strutture fragili della litosfera solida, vale a dire grandi faglie, ampie e profonde.

Il fuso silicatico è così definito in quanto la sostanza chimica prevalente è rappresentata dalla silice (SiO2), che viene tra l’altro utilizzata come prima classificazione dei magmi stessi.

   La natura dei magmi è fortemente condizionata dalla loro posizione strutturale nell’ambito della tettonica a placche e quindi rappresenta spesso una delle cause dei principali movimenti tettonici a carattere globale.

   I caratteri petrochimici, che saqranno brevemente illustrati, condizionano fortemente lo stato fisico dei magmi, in particolare il contenuto in silice rende i magmi più fluidi o più viscosi, e quindi controlla i meccanismi eruttivi dei vulcani.

 Nella seconda parte vengono descritti i vulcani italiani, più recenti ed attuali. Si fa riferimento in particolare al Vesuvio, all’Etna, a Stromboli,  che sono caratterizzati da situazioni geologico strutturali nettamente diverse, e quindi magmi diversi l’uno dall’altro.

Ne consegue che in corrispondenza di essi si manifesta un’attività profondamente diversificata dal punto di vista eruttivo, e quindi sussiste un diverso rischio vulcanico. A questi tre tradizionali vulcani attivi italiani è necessario associare altri complessi vulcanici, come i Campi Flegrei, Ischia e Vulcano, che sono da considerare potenzialmente attivi e quindi a loro volta rischiosi.

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