L’idolatria del denaro porta il mondo alla rovina
Marco Vitale condanna il “bail in” e lo strapotere della finanza
E fa venire i brividi agli imprenditori cattolici

17/3/2016 – Lo strapotere della finanza, il misurare tutto esclusivamente sul suo prezzo, la mercificazione dell’uomo stanno portando il mondo alla rovina. Una lezione sferzante, quella tenuta ieri sera dall’economista Marco Vitale nel salone del San Geminiano San Prospero invitato dall ‘Unione cattolica imprenditori e dirigenti (Ucid)  di Reggio Emilia a parlare su “La lotta contro il pensiero economico dominante, il conflitto con il pensiero economico di Papa Francesco e il dovere dei cristiani”. Persino sin troppo sferzante per una platea  di imprenditori di rango, professioni e banchieri, pure un tantinello azzimata, mentre avrebbe meritato un uditorio di giovani, di studenti, di ragazzi squattrinati ma ricchi di speranze, che possono ancora dare un indirizzo ai loro valori e alla loro esistenza.

L'economista Marco Vitale

L’economista Marco Vitale

Sembrava un anarchico dei primi del Novecento, o un solista massimalista morandiano, il Marco Vitale consulente di multinazionali e consigliere di grandi società, quando ha illustrato l’equazione “più speculazione, meno investimenti, meno occupazione) e ha detto chiaro e tondo che l’ingiustizia genera violenza, e ha invitato alla mobilitazione generale contro la finanziarizzazione dell’economia mondiale.  Ha demistificato alcune bugie europee sull’Italia (non è vero che le nostre banche sono le peggiori, anzi: quelle tedesche invece sono sull’orlo del baratro perchè sono piene sino al collo di derivati), ha demolito la politica il quantitative easing di Draghi (stampare moneta non serve a niente perchè va a finire tutta nella speculazione, mentre famiglie e imprese continuanoa restare a secco), ha sparato a alzo zero contro il bail-in che condanna i risparmiatori a pagare i dissesti degli istituti di credito e congtro i governanti che hanno abrogato di fatto  la Costituzione, almeno nell’articolo sulla tutela del risparmio. A fatto scorrere sullo schermo le immagini dei grandi del passato come Einaudi, Mattioli, Beneduce, Paolo Baffi per significare che i loro eredi sono dei poveri nani.

La platea dell'Ucid

La platea dell’Ucid

“Prepariamo a turbolenze con effetti sempre più forti”, ha tuonato Vitale ad un’assemblea non poco smarrita difronte alla sua catilinaria, tanto che a un certo punto Fabio Storchi gli ha detto “Professore, almeno ci tiri un po’ su”. “La causa della debolezza delle banche europee sono la ricerca di attività speculative, le sofferenze troppo alte e l’eccessiva concentrazione in attività di ingegneria finanziaria”.

Una situazione ulteriormente aggravata, ha aggiunto, dall’applicazione del cosiddetto bail in, la norma votata dall’Unione Europea due anni fa, e accettata dai governanti italiani senza sapere cosa stavano facendo.

“Una vera aberrazione giuridica ed economica – ha detto Vitale – in base alla quale se una banca rischia il default, i primi a dover provvedere con il proprio denaro sono gli azionisti, seguiti dagli obbligazionisti meno assicurati (le obbligazioni subordinate verranno coinvolte nel pagamento) e dai depositi bancari superiori ai 100 mila euro”. La direttiva, dunque, garantisce solo i depositi inferiori a tale soglia. “La normativa europea – ha denunciato Vitale – di fatto abroga l’articolo 47 della Costituzione Italiana che garantisce la tutela del risparmio”.

Il professor Vitale abbandona quindi il sistema bancario, definito troppo debole, per puntare sulle imprese “che producono innovazione e sviluppano talenti, diffondono valori e fanno  un buon management”. Gli stessi pilastri su cui si fonda la dottrina sociale della Chiesa.

“Solo se sapremo rifiutare l’economia dell’esclusione, l’idolatria del denaro che governa invece di servire e l’iniquità che genera violenza si produrranno innovazione e nuova occupazione – ammonisce l’economista – occorre fare quindi una scelta di campo forte altrimenti la ricchezza si concentrerà nelle mani di pochi, provocando miseria, sofferenze e disoccupazione ai più. E’ anche compito di Ucid promuovere questi valori e porsi alla guida del cambiamento”.

Da sinistra Marco Vitale, Fabio Storchi e Romano Fieni

Da sinistra Marco Vitale, Fabio Storchi e Romano Fieni

L’intervento di Fabio Storchi, presidente nazionale di Federmeccanica e socio Ucid – il quale ha auspicato che il nuovo umanesimo proposto da Papa Francesco possa incidere profondamente sullo sviluppo delle nostre imprese al cui centro sia posta la persona nella sua pienezza – ha concluso l’iniziativa moderata dal past president Romano Fieni, che ha commemorato con parole commosse la figura del  presidente di Ucid nazionale Angelo Ferro, di cui proprio ieri pomeriggio si sono svolti i funerali a Modena.

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Una risposta a 1

  1. marco Rispondi

    18/03/2016 alle 12:16

    Mi va tutto bene. Ma perchè dividere cattolici da laici. Domani avremo anche gli imprenditori mussulmani e shintoisti, poi i protestanti ecc.
    Chiudiamo queste associazioni di parte, per favore, che sanno sotto sotto di potere temporale delle organizzazioni religiose.

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