In 15 anni 21 milioni di metri cubi di cemento a Reggio e provincia
E nessuno si era accorto delle mafie?

DI PIERLUIGI GHIGGINI

Erano gli anni degli anticorpi a go-go e della Reggio da bere: infatti qualcuno si è bevuto la città. Dal 1995 al 2008, sino all’esplodere della Grande Crisi, in provincia di Reggio Emilia sono stati costruiti oltre 20 milioni di metri cubi di fabbricati residenziali: appartamenti, palazzi, quartieri, villaggi tra campagna e città,  maisonette, ville e villette a schiera.

Il totale dal 1995 a fine 2012 è di 21 milioni 65 mila 380 metri cubi, pari alla cifra incredibile di 145 mila nuove stanze più un numero equivalente di vani accessori.

Ecco la chiave per capire come la ndrangheta dei cappelletti alla ‘nduja sia penetrata nel profondo della società in tutte le sue articolazioni. Com’è possibile, di fronte a queste cifre, che nessuno si fosse accorto di nulla? La relazione della Dna ora parla di “Emilia terra di mafia” dove l’omertà è peggio che in Calabria, mentre il pentito Giuseppe Giglio comincia a fare rivelazioni scottanti e si rincorrono voci di un nuovo terremoto Aemilia.

Lo studioso Enzo Ciconte, stasera a Reggio per un dibattito con Sabrina Pignedoli, chiede dove fossero i magistrati e mette in guardia dal “sensazionalismo”.

Ma il sacco edilizio in cui hanno sguazzato politici, amministratori, burocrati, professionisti, banche e impresari si è consumato sotto gli occhi di tutti. Nessuno può dire di non averlo visto.

O forse non va giù che qualcuno dichiari morte e sepolte la teoria degli anticorpi e la superiorità del modello emiliano?

9/3/2016 – In meno di 15 anni, sino all’esplodere della Grande Crisi, in provincia di Reggio Emilia sono stati costruiti oltre 20 milioni di metri cubi di fabbricati residenziali: appartamenti, palazzi, quartieri, villaggi tra campagna e città,  maisonette, ville e villette a schiera. La cifra esatta è di 20 milioni 171 mila 479 metri cubi dal 1995 al 2008. Nel 2009 comincia il precipizio e nei successivi quattro anni sino al 2012 (ultimo dato disponibile nel database Unioncamere relativo ai permessi edilizi) vengono concessi in tutto 1 milione 443 mila 900 metri cubi:  meno dei permessi distribuiti dai comuni del reggiano nel solo 2007.

Il totale dal 1995 a fine 2012 è di 21 milioni 65 mila 380 metri cubi, pari a circa 145 mila nuove stanze più un numero equivalente di vani accessori.

Reggio Emilia dal cielo

Reggio Emilia dal cielo

Questa valanga di cemento (vedere sotto i dati completi) che ha sfigurato il territorio, ha contribuito in modo determinante a mutarne fisionomia e mappa sociale, ha modificato i rapporti stessi tra politica e economia, è la chiave per comprendere la portata dell’inquinamento mafioso che attraverso l’edilizia, il movimento terra, i trasporti, il denaro sporco è penetrato in profondità nella società reggiana.

Il picco  di permessi edificatori si registra nel 2004, incidentalmente l’anno delle elezioni amministrative: 2 milioni 205 mila metri cubi. Ma già  nel 2003 i comuni avevano fatto il pieno con 1 milione 943 mila metri cubi, e nel 2002 con 1 milione 729 mila.

E il sacco continua anche dopo il 2004: Delrio e Ferretti vincono le elezioni anche con la promessa della fine dell’impero del mattone, però le cose prendono una piega diversa. Si continua come prima, almeno sino a quando la bolla non esplode schiacciata dalla Grande Crisi mondiale.

Nel 2005 vengono autorizzati in tutta la provincia 1 milione 518 mila 562 metri cubi soltanto di residenziale (quasi quanto il 2000, nel pieno degli anni d’oro), nel 2006 1 milione 421 mila, nel 2007 1 milione 518 mila 562, e ancora nel 2008 – quando la bolla edilizia era già esplosa – 1 milione tondo di metri cubi. L’anno successivo, quello dei viaggi elettorali a Cutro, siamo già in pieno crollo con 447 mila 312 metri cubi.

Stiamo parlando di una freccia temporale  in cui l’Emilia  – come ha scritto la Direzione Nazionale antimafia nella sua relazione annuale – diventa “terra di ndrangheta”. Gli anni in cui le cosche “hanno avvelenato i gangli vitali dell’economia, della politica e delle istituzioni”. Gli anni dove livello di omertà diventa simile e anzi peggiore a quello della Calabria, in cui a tutti i livelli la corruzione, il malaffare economico del Nord, la ndrangheta e anche la camorra si fondono in un magma praticamente inestricabile e in larga misura inesplorato. E’ l’atto di nascita della nuova mafia imprenditrice, e sono gli anni in cui la disgraziata teoria degli anticorpi diventa un comodo divano nel quale la sinistra reggiana, gli amministratori e burocrazie si adagiano comodamente, senza accorgersi che un esercito di tarli intanto sbriciola l’imbottitura e il telaio portante.

E se qualcuno volesse confrontare i dati delle province emiliano-romagnole scoprirebbe che Reggio Emilia è quella dove  si è costruito di più in rapporto sia agli abitanti, sia alla superficie territoriale . Naturalmente una considerazione a parte va fatta per Rimini, dove pesa la speculazione immobiliare di tipo turistico, e dove infatti si è continuato a costruire anche durante la crisi.

Di fronte a queste cifre  è d’obbligo chiedersi, per l’ennesima volta, come non abbiano potuto accorgersi di nulla i detentori del potere politico, amministrativo ed economico di Reggio Emilia, in testa le grandi cooperative dal management politicamente selezionatissimo?  E se l’edilizia, come oggi tutti riconoscono, è il cavallo di Troia che ha trasformato questa parte dell’Emilia in una terra di ndrangheta, com’è stato possibile concedere con disinvoltura oltre 20 milioni di  metri cubi in 14 anni, senza chiedersi almeno sul piano politico chi alimentava il fiume di cemento e di denaro, e dove sarebbe sfociato?

Sono stati la sottovalutazione e il silenzio colpevole delle istituzioni – afferma la Dna – a portare al disastro di oggi in cui “il tessuto socio economico e la gestione della cosa pubblica in Emilia sono fortemente condizionati dai rapporti tra la politica e le organizzazioni mafiose“.

Eppure la politica era stata avvertita del pericolo dai pochi, come Enrico Bini, che parlavano e gridavano a costo di finire isolati, e anche a rimetterci il posto.

Di conseguenza, se  la sottovalutazione e il silenzio colpevole hanno preso il sopravvento bisogna chiedersi perchè, e a quale prezzo.

Reggio panoramica 2

Se lo chiede per esempio Enzo Ciconte, fra i maggiori esperti di ndrangheta a livello internazionale e consulente storico del Comune di Reggio che, in un’intervista di Jacopo Della Porta sulla Gazzetta di Reggio,  ha richiamato il potere giudiziario alle proprie colpe e responsabilità: “Ai magistrati che dicono che l’Emilia è diventata una terra di mafia, senza neppure aggiungere purtroppo, mi viene da chiedere: voi dov’eravate? Non condivido questo modo di scaricare la responsabilità sugli altri. Stiamo passando dal negazionismo al sensazionalismo…”.

Domanda rude,  si direbbe proprio un attacco frontale al procuratore nazionale antimafia Roberti che oltre a firmare la relazione della Dna, l’altro ieri a Bologna ha parlato apertamente di “cedimento morale ed etico” dell’Emilia.

Enzo Ciconte

Enzo Ciconte

Ciconte potrà chiarire il suo pensiero nel corso del “dialogo sugli insediamenti mafiosi a Reggio Emilia dagli anni ottanta ad oggi”,  promosso da Libera stasera, giovedì 9 marzo, a Reggio Emilia (Ostello della Ghiara, ore 20,30) per la presentazione del libro Aemilia della giornalista  Sabrina Pignedoli.

Ma la domanda “dov’erano i magistrati” a Reggio Emilia non è nuova: alcuni giornalisti e commentatori (pochi) l’hanno sollevata a ripetizione, le stesso Bini – negli anni in cui il Pd gli faceva il deserto intorno –  chiedeva inutilmente che il Procuratore dell’epoca battesse un colpo. All’epoca lo stesso Ciconte assicurava, con le dovute cautele e comunque tenendo alta la guardia, che l’Emilia avrebbe saputo tenere a bada le mafie.

Certo, si fa fatica a comprendere il senso di un’accusa di sensazionalismo solo perchè viene demistificato una volta per tutte il teorema della superiorità e semi-immunità del sistema emiliano. Tutto ora si vede sotto una luce nuova: dal pentito Giuseppe Giglio interrogato per la prima volta venerdì scorso e che con le sue rivelazioni, ha scritto domenica Libero, “fa tremare l’Emilia”, sino al tam tam sull’approssimarsi di una nuova fase dell’inchiesta che andrebbe a svelare la vera natura non più soltanto “etnica” di una mafia inedita, quella dei cappelletti alla ‘nduja. 

Nondimeno,  comunque la si pensi sulla Dna e sull’Emilia mafiosa, alla luce delle cifre incredibili del sacco edilizio reggiano – ben oltre quanto si potesse immaginare, e per tacere di abusi complementari e varianti in corso d’opera e sanatorie – nessuno può dire a cuor leggero di non essersi accorto di nulla, e che tanto ci avrebbero pensato gli anticorpi. Il “chi sa parli” non è solo un appello e una speranza:  a questo punto è diventato un dovere politico, culturale e morale.

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PERMESSI DI COSTRUIRE FABBRICATI RESIDENZIALI

METRI CUBI VUOTO PER PIENO E SUPERFICI IN METRI QUADRATI

 

PROVINCIA DI REGGIO EMILIA

 

ANNO          VOLUMI  MC   tot. parz.  mc     SUPERFICIE MQ

1995                1.407.761                                     432.336

 

1996                1.178.952                                     358.135                         

 

1997                1.527.733                                     453.225

 

1998                1.197.002                                     366.233

 

1999                1.515.439         5.630.076            456.858

 

2000                1.667.454                                     510.225                       

 

2001                1.416.874                                     432.856

2002                1.729.724                                     528.607

 

2003                1.943.458      12.387.586            588.404

 

2004                2.205.642                                     661.407

 

2005                1.637.812                                     483.174

 

2006                1.421.315                                     411.703

 

2007                1.518.562       19.170.917            432.988        

 

2008                1.000.428      20.171.479            275.427

 

2009                   447.312                                     127.223

 

2010                   370.395                                     101.725

 

2011                   404.335                                     103.293

2012                  221.859      21.615.380                 61.287

 

Dal 1995 al 2012 compreso rilasciati permessi per 21.615.380 metri cubi di edilizia residenziale in provincia di Reggio Emilia

(elaborazione Reggio Report su dati Unioncamere Emilia-Romagna)

 

 

 

 

 

 

 

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2 risposte a In 15 anni 21 milioni di metri cubi di cemento a Reggio e provincia
E nessuno si era accorto delle mafie?

  1. Messer Cappelletto Rispondi

    09/03/2016 alle 08:44

    Sono tutti socratici…’sanno di non sapere’.

    Ghiggio forever

  2. Fausto Poli Taneto Rispondi

    09/03/2016 alle 17:59

    Ci voleva proprio quel processo Aemilia…….. che inizia a breve.

    Palermo e l’aula bunker ? ma qui sara’ peggio.

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