Vigilanza rafforzata per il sindaco di Reggio Ora è scortato da un vigile e non può guidare da solo

3/2/2016 – Il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, convocato d’urgenza dal prefetto Raffaele Ruberto,  ha deciso la misura della “vigilanza rafforzata” a protezione del sindaco di Reggio Emilia: d’ora in poi Luca Vecchi dovrà essere accompagnato da un vigile urbano nei suoi spostamenti, che saranno valutati e monitorati con attenzione, non potrà guidare da solo e l’accesso al suo ufficio in Municipio sarò adeguatamente “filtrato”.

Non è una scorta, ma  una misura di prevenzione che fa seguito alla lettera del detenuto Pasquale Brescia recapitata attraverso la redazione del Resto del Carlino dall’avvocato Luigi Antonio Comberiati, difensore dell’impreditore cutrese e anche di Nicolino Grande Aracri nel processo Pesci a Mantova (costola basso-lombarda dell’operazione Aemilia). La lettera, consegnata lunedì sera ai Carabinieri dallo stesso sindaco è ora al vaglio della Dda che dovrà valutarne i contenuti palesi e eventualmente occulti. Non si può escludere che, compiuto l’esame, possano essere assunti altri provvedimenti a tutela del primo cittadino di Reggio Emilia.

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2 risposte a Vigilanza rafforzata per il sindaco di Reggio Ora è scortato da un vigile e non può guidare da solo

  1. POVERA CREATURA Rispondi

    03/02/2016 alle 16:43

    che pena……

  2. Pietro Negroni Rispondi

    12/02/2016 alle 21:17

    Posto che le “scorte” sono regolamentate per legge, e che la norma (L. 133 del 2-7-2002) prescrive che “I servizi di protezione e di vigilanza sono eseguiti dagli uffici, reparti ed unita’ specializzate della Polizia di Stato e dell’Arma dei carabinieri e, qualora necessario, del Corpo della guardia di finanza e del Corpo di polizia penitenziaria”, vien da domandarsi se possa davvero esser stato il Prefetto, come si evince dai comunicati del Comune, a disporre che il Sindaco sia accompagnato da un agente di Polizia Locale, forza che non rientra tra quelle che possono fare servizi di scorta ed i cui operatori non possono neanche accedere ai durissimi corsi di formazione che permettono poi di diventare agenti delle scorte.
    Sorge quindi il sospetto che sia stato il Sindaco stesso ad auto-attribuirsi tale “accompagnamento”… “accompagnamento” che – in nome di quanto scritto sopra – non gli fornisce nessuna tutela dalle minacce delle quali lui sostiene d’esser vittima, minacce che nella sua ricostruzione gli sarebbero per altro rivolte dalla ‘ndrangheta, il sodalizio criminale più “militarmente” forte d’Europa, che usa esplosivi, armi da guerra e bazooka con la stessa naturalezza con la quale io impugno le posate… ed allora perché dotarsi di un accompagnamento così ridicolmente inadeguato, inutile?

    L’unica risposta che vien in mente è che quella sia una misura propagandistica: lo Stato non l’ha ritenuto sotto minaccia, tanto da attribuirgli una scorta vera, ed egli allora si è dotato di un succedaneo che ne evochi l’immagine, succedaneo che non può avere scopi difensivi, ma che può giusto servire ad accreditare davanti all’opinione pubblica la sua tesi d’esser minacciato, d’esser in pericolo, d’esser vittima.

    Ho il sospetto insomma che per la prima volta nella storia d’Italia stiamo assistendo ad una “scorta mediatica”, una “scorta” fasulla che – evocando l’immagine di vere misure di protezione – lo promuova d’ufficio, giacché le autorità competenti non l’hanno fatto, a vittima della ‘ndrangheta che necessiti di una “scorta”, collocandolo quindi fra i “buoni a tutta prova” e lo difenda così dalle legittime richieste di far chiarezza che gli giungono dall’opinione pubblica, una disgustosa operazione di marketing politico insomma, l’ennesima pigliata per i fondelli ai suoi concittadini, che giunge in luogo delle fatture, della documentazione e della chiarezza richieste.

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